“I russi stanno arrivando”. Con questo titolo, in un lungo post facebook il noto regista statunitense, Oliver Stone, ha commentato la caccia alle streghe e il neo maccartismo in corso che ha visto come suo ultimo atto l’isteria infantile con cui Obama ha applicato nuove sanzioni contro la Federazione russa.

 

Un paese che non è in grado, si domanda Stone, di garantire lavoro e sicurezza interna può essere il poliziotto del mondo? Un paese, prosegue il regista, in cui il New Yrk Times e il Washington post hanno ricreato la stagnante visione di guerra fredda degli anni 50 con i russi da incolpare per tutto – la sconfitta di Hillary, il caos nel mondo, la destabilizzazione dell’Europa… – “ il Times ha aggiunto il carico delle ‘notizie false’ per riaffermare il suo ruolo problematico.

 

Sugli ‘hacker’ russi che hanno determinato l’esito delle elezioni del 2016, Stone sottolinea come uno dei principali accusatori (senza nemmeno una prova), insieme agli altri “patrioti” come Obama e la Cia, sia il guerrafondaio per eccellenza, John McCain, colui che ha definito il presidente Putin un “delinquente, bullo e un assassino e chiunque altro che lo descrive come qualsiasi altra cosa sta mentendo. Ha detto proprio questo – l’uomo il cui sano giudizio lo aveva portato a scegliere Sarah Palin come suo candidato Vicepresidente nel 2008”.

 

I media mainstream, prosegue Stone, hanno sorprendentemente evitato prove contrarie alla versione ufficiale, come quella presentata da Craig Murray, ex ambasciatore e portavoce di Wikileaks, che dichiara di aver avuto l’informazione da un “insider” di Washington disgustato dal comportamento del DNC; Murray poi ha dato a Wikileaks.

 

E poi una riflessione che deve essere analizzata con attenzione per comprendere la direzione drammatica intrapresa dall’occidente: “Ricordo bene nel 1950 quando i russi dovevano entrare nelle nostre scuole, nel Congresso, nel Dipartimento di Stato – e secondo molti sostenitori di Eisenhower / Nixon – prendere in consegna il nostro paese senza una seria opposizione (e loro mi chiamano paranoico!). E ‘stato questa stessa psicosi che insisteva sul nostro bisogno di andare in Vietnam per difendere le nostre libertà contro i comunisti a 6.000 miglia di distanza. E dopo che il Terrore Rosso è finito per sempre nel 1991, non è finita. E ‘diventato Hussein dell’Iraq con le sue armi di distruzione di massa. E’ diventato il demone, reale come qualsiasi Processo alle streghe. Lo è stato Gheddafi della Libia, e poi era Assad della Siria. In altre parole, come in una profezia orwelliana, non è mai finita, e vi posso garantire che non finirà – a meno che le persone che ancora pensano per noi in questa materia esistenziale, dicano “Basta” a questo demone.

“Basta, andate via”.

 

Naturalmente, prosegue Stone, l’asse NYT/WaPo pubblica di rado ogni serio ragionamento di dissenso e quindi siamo costretti a rifugiarci su ‘Consortiumnews,’ ‘The Intercept,’ ‘Naked Capitalism,’ ‘Counterpunch,’ ‘Zero Hedge,’ ‘Antiwar.com,’ ‘Truthdig,’ ‘Common Dreams,’ etc. “Penso che siamo stati tutti scioccati (ma non sorpresi) quando recentemente abbiamo visto 200 siti web inseriti in una lista come strumenti del Cremlino da parte del WaPo. Mio Dio il fantasma di Izzy Stone è tornato dagli anni ’50!. Del resto, lo è anche Tom Clancy dagli anni ’80. Falsi thriller saranno ora riscritti sui russi che hackerano le elezioni americane. Denaro a fiumi su serie TV. Non ho mai letto tale spazzatura isterica sul New York Times (chiamare quello che è – “notizia falsa”), in cui gli editoriali sono diventati diatribe oltraggiose su presunti crimini da parte della Russia, molti dei quali presumibilmente scritti da Serge Schmemann, uno di quegli ideologi che si sogna i russi anche durante la notte; ai vecchi tempi venivano chiamati “russi bianchi” e, come la destra cubana a Miami, non sono in grado di vivere le rimostranze del passato. Schmemann è ovviamente sulla cresta dell’onda nel NYT. Questo tipo di pensiero ha chiaramente influenzato il Pentagono e molte delle affermazioni dei nostri generali ‘, e ha pervaso la narrativa dei media mainstream”.

Quando un gruppo controlla il pensiero la nostra conversazione nazionale”, conclude Stone, la situazione “diventa veramente pericolosa. Con questo spirito, sto collegando numerosi saggi cruciali della nuova annata, sottolineando la vergogna di quello che i media mainstream sono diventati”.

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