Il sacerdote, parroco di San Lazzaro, è ora indagato per sfruttamento della prostituzione e violenza privata. Aveva cassette con la registrazione di orge e cercava su siti a luci rosse uomini con cui far incontrare le sue amanti. Le gerarchie ecclesiastiche avevano informazioni ma non hanno allertato la magistratura “perché, come prevedono i Patti Lateranensi, mancava il previo consenso delle persone coinvolte”

 

Alla fine la Curia di Padova ha dovuto fare un mea culpa pubblico e ammettere che della canonica a luce rosse qualcosa sapeva. O perlomeno erano arrivate denunce da parte di donne che segnalavano il comportamento poco ortodosso di don Andrea Contin, un parroco che a quanto sta emergendo dall’inchiesta condotta dai carabinieri aveva il vizietto del sesso sfrenato. La capitolazione delle gerarchie ecclesiastiche della città del Santo è arrivata sotto forma di un comunicato, a distanza di oltre una settimana dall’esplosione dello scandalo, dalla perquisizione nella canonica di San Lazzaro e dalla convocazione di don Andrea nella caserma dei carabinieri per la notifica del provvedimento di sequestro di oggetti che hanno più attinenza con un sexy-shop che con una chiesa. Provvedimento motivato da un’indagine per sfruttamento della prostituzione e violenza privata.

Il vescovo monsignor Claudio Cipolla subito dopo la prima eco pubblica aveva incontrato il parroco, convincendolo a trasferirsi in una comunità protetta, in attesa degli eventi. Ma siccome in questi giorni sui giornali locali sono usciti dettagli piccanti, compresa l’indiscrezione che la Curia fosse al corrente di alcuni fatti, l’ammissione è arrivata. “Dalla comunità di San Lazzaro ci erano arrivate segnalazioni, avevamo anche aperto un’inchiesta interna, ma l’intervento della magistratura è arrivato prima della nostre conclusioni”. La Diocesi si affida alle norme canoniche. “In caso di segnalazioni riguardanti comportamenti di sacerdoti la prassi ecclesiale prevede una verifica dell’attendibilità e della fondatezza delle informazioni, attraverso un procedimento canonico. Nello specifico del presbitero don Andrea Contin l’autorità diocesana, a seguito delle segnalazioni giunte nei mesi scorsi, ha avviato una indagine previa”. Fase non conclusa, anche se il tempo trascorso è stato di almeno qualche mese. Sono arrivati prima i carabinieri.

Perché nessuno ha informato l’autorità civile? “Da parte dell’autorità ecclesiastica non è stato consegnato alcun fascicolo alla magistratura ordinaria, perché, come prevedono i Patti Lateranensi, mancava il previo consenso delle persone coinvolte”. Una sottovalutazione? La Curia ammette: “I fatti, oggetto delle indagini, sono molto gravi e ciò addolora il vescovo e la comunità cristiana. È necessario che sia fatta verità, ma è doveroso rispettare il diritto alla buona fama e alla privacy, non solo del sacerdote, ma anche delle donne che hanno avuto il coraggio di segnalare ogni cosa all’autorità, sia civile che ecclesiastica”.

Quindi le donne coinvolte da don Andrea erano uscite allo scoperto. Una di loro, volontaria in parrocchia, intervistata da Il Mattino di Padova, ha dichiarato: “Ero con lui in canonica, stavamo nello studio. Mi chiamava spesso, diceva che aveva sempre bisogno di me, che non poteva farne a meno. Dopo un po’ si è avvicinato e mi ha baciato. Tutto è cominciato lì”. Il sesso? “Avveniva in canonica e in diverse case… ma non dico di più perché ci sono accertamenti. Quando? A tutte le ore: di mattina, di pomeriggio, a notte fonda. Sempre”.

Ai carabinieri non interessano i vizi privati di un sacerdote, ma la verifica dell’ipotesi di violenza privata nelle pratiche sessuali e di sfruttamento della prostituzione, ovvero l’aver lucrato su prestazioni a pagamento. Stanno venendo a galla particolari molto imbarazzanti. Ad esempio il fatto che Don Andrea cercasse su siti a luci rosse uomini con cui far incontrare le sue amanti. Verifiche sono in corso su siti di annunci come Bakeca.it, Annunci69.it o Scambiomoglie.it dove comparivano offerte di sesso con fotografie. Ci sono poi le cassette registrate di incontri sadomaso che si sarebbero consumati in canonica, dove l’armamentario del piacere era molto vario, spaziando dalle fruste ai collari, dalle scarpe con il tacco a spillo ai vibratori, dai guinzagli ai falli in lattice.

Se si trovasse la prova di incontri a pagamento (decisive saranno le testimonianze degli uomini che si stanno rintracciando) allora l’ipotesi di sfruttamento della prostituzione avrebbe un fondamento. Le donne coinvolte potrebbero essere almeno una decina e alcune di loro hanno già raccontato i risvolti di relazioni turbolente, con scambi di coppia e sesso consumato, contro la loro volontà, con altre persone. Insomma, nella canonica di San Lazzaro sarebbe accaduto di tutto. Possibile che nessuno se ne fosse accorto? Anche perché don Andrea aveva una vita movimentata. Viene descritto come un sacerdote super attivo. Aveva fondato una comunità per anziani. Prima di diventare prete si era laureato in giurisprudenza e aveva lavorato in Polizia. Da parroco non disdegnava i viaggi, sempre in compagnia femminile, e con gli alberghi si trattava molto bene. Un tenore di vita se non agiato, perlomeno superiore a quanto il suo guadagno come sacerdote gli consentisse. Da dove arrivava la disponibilità economica? E’ quello che vogliono sapere i carabinieri guidati dal maresciallo Alberto Di Cunzolo.

Di prove sul sesso consumato in canonica ne sono trovate molte. Le più imbarazzanti alcune video cassette con la registrazione di orge. Allineate in libreria, avevano sulla copertina i nomi dei papi. Per non destare sospetti.

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