La chiesa aveva ottenuto prestiti da decine di migliaia di fedeli promettendo facili guadagni. Il parocco, invece, ha portato avanti investimenti scellerati: dal porno soft ai parchi acquatici, dalle tlc e una catena di macellerie a Buenos Aires

LONDRA – C’è un prete in Slovenia che prega per un “bailout”. Comincia così l’inchiesta sul Financial Times di oggi su un nuovo scandalo finanziario all’interno della Chiesa cattolica, meno noto di altri perché si svolge in una provincia lontana dal Vaticano. Ma le dimensioni della vicenda sono clamorose: una bancarotta da 1 miliardo di euro. Quasi incredibile per la diocesi di una cittadina come Maribor, di appena 114 mila abitanti. Una scossa inaspettata per una piccola nazione che, una volta accolta fra le braccia dell’Unione europea, credeva di avere definitivamente superato il terremoto della rottura e della guerra civile nell’ex-Jugoslavia.

Ci sono tuttavia altri tipi di terremoti nell’Europa odierna che possono fare non meno danni di un conflitto militare e dell’odio inter-etnico. La chiesa di Sant’Aloysius, insieme a un monastero, un vigneto, vari terreni e altre proprietà immobiliari, era stata usata per ottenere prestiti con cui finanziare due fondi di investimento, Zyon Ena e Zyon Dva (Campana Uno e Campana Due – nomi di chiara ispirazione religiosa), a cui nel corso degli ultimi anni hanno partecipato decine di migliaia di fedeli locali, con i loro risparmi, attirati dalla promessa di facili guadagni e ovviamente anche dall’impressione che il parroco e i suoi assistenti non si sarebbero messi a fare giochi sporchi o pericolosi.

Invece è andata proprio così, in una serie di “follie finanziarie”, come le definisce il quotidiano della City, che hanno compreso

investimenti nel campo dell’editoria, della manifattura, dei parchi aquatici, delle telecomunicazioni, del porno soft e perfino di una catena di macellerie a Buenos Aires, tutti precipitati quando il boom è finito con il grande collasso globale del 2008. La colpa per la sciagura che si è abbattuta sull’Archidiocesi di Maribor e su tutti quelli che le avevano portato i loro soldi viene assegnata per il momento a un singolo sacerdote, padre Mirko Krasovec, tesoriere della chiesa di Sant’Aloisio da un quarto di secolo: inizialmente punito solo con una sanzione disciplinare interna, che lo aveva privato del suo incarico e spedito in un convento in Austria, il mese scorso il religioso è stato condannato a due anni di prigione per truffa. Ma lui insiste di essere solo il capro espiatorio di una vicenda in cui ci sarebbero ben altri responsabili.

Le autorità della Chiesa cattolica slovena accusano il demonio: “Questi avvenimenti sono il frutto di complotti da parte di misteriose forze del male”, dice monsignor Andrej Glavan, presidente della conferenza episcopale della piccola repubblica balcanica. Ma il Financial Times si domanda come mai un fondo di investimenti che gestiva 1 miliardo di euro, o perlomeno mezzo miliardo (le cifre non sono chiare), non ha attirato subito l’attenzione della Santa Sede, il cui budget annuale è sulla carta di appena 250 milioni di euro. Una regola del Vaticano stabilisce che ogni prestito superiore a 1 milione di euro attivato da qualunque diocesi nel mondo richiede l’approvazione di Roma. Un altro caso di mala finanza da sanare per papa Francesco.

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