«3 mln di euro per comprare la sentenza di Bussi» e l’sms impossibile

Processo anomalo, un avvocato racconta gli episodi a cui assistette

ABRUZZO. Gli idraulici sanno bene che per avere una perfetta tenuta stagna non ci deve essere nemmeno una piccolissima perdita. Anche se piccola, una falla potrebbe creare un allagamento indesiderato.

In questo caso la “falla” viene incarnata da un avvocato  che è anche testimone di fatti rilevantissimi per la nostra regione e che non ha «paura di raccontare solo la verità»  dei quali è stata testimone diretta.

L’avvocato si chiama Patrizia Di Fulvio dell’importante studio Santa Maria che nel processo Bussi rappresentava una delle tanti parti civili.

In un articolo di oggi de Il Fatto quotidiano, scritto da Antonio Massari, Di Fulvio racconta particolari inediti su quello che abbiamo definito i retroscena del processo anomalo, quello di Bussi che ha assolto e prescritto 19 manager della Montedison.

All’inizio nel 2016 la Procura di Campobasso ha chiesto ed ottenuto l’archiviazione dell’inchiesta su presunte pressioni indebite sui giudici popolari da parte del giudice togato Camillo Romandini.

L’articolo è l’ennesima bomba sul caso, come già avvenne nel maggio 2015, quando una serie di articoli raccontarono i retroscena della sentenza.

Intanto tra gli strascichi di questo nuovo articolo ci potrebbe essere una nuova denuncia del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso che, via sms, al giornalista del quotidiano diretto da Marco Travaglio, avverte e paventa già l’innesco di un contenzioso civile.

Il nuovo capitolo verte su una frase, ricostruita da Il Fatto Quotidiano, che sarebbe stata pronunciata 15 giorni prima della sentenza, dall’avvocato di Stato, Cristina Gerardis: «Circolano 3 milioni di euro per la sentenza del processo Bussi. Me lo ha detto Luciano D’Alfonso».

Nessuno sembra ricordare più quella frase, né chi l’ha pronunciata (Gerardis in realtà non parla), né D’Alfonso.

La ricordano bene, però, degli avvocati presenti ad un incontro nello  studio legale Bolognesi di Roma e poi ad una cena in un hotel della capitale dove, tra una portata e un’altra, venne pronunciata la frase.

Gerardis, che dopo il caso è diventata direttore generale della Regione, come detto, non ha risposto alle richieste de Il Fatto di confermare o smentire le parole.

D’Alfonso, invece ha smentito categoricamente via sms («oltre la smentita. Si guadagnerà un fruttuoso contenzioso civile!») ma nessun altra versione è stata fornita da due anni.  

La frase clamorosa sui 3 milioni di euro, riporta Massari, sarebbe stata pronunciata «durante una cena dinanzi a parecchi testimoni».


IL 4 DICEMBRE 2014

Quella cena ha, però, un antefatto: nel pomeriggio di giovedì 4 dicembre 2014 nello studio legale di Roma ci sono parecchi avvocati tra i quali Luca Santa Maria, Patrizia di Fulvio e Gerardis.

Intorno alle 16:30 arrivano in studio anche  i pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini che secondo i testimoni «con aria davvero preoccupata sostengono che ormai non c’è nulla da fare è stato già tutto deciso la sentenza infatti è già stata scritta».

«Quando viene chiesto loro da chi abbia avuto queste informazioni, però, i pm non rivelano la fonte. La Gerardis chiede: ‘è una persona più importante del ministro di Giustizia?’. E ottiene una risposta affermativa».

Il racconto dei testimoni converge su un punto: i pm erano molto preoccupati al tal punto da dire con una battuta che era ormai inutile continuare a lavorare per l’udienza successiva.

Ma interrogati da Il Fatto Bellelli e Mantini smentiscono questa ricostruzione: il primo, oggi procuratore capo a Sulmona, sostiene di essere stato a Roma in quei giorni e di aver incontrato gli avvocati ma ha smentito il resto della ricostruzione.

Mantini, invece, non ricorda l’episodio e definisce assolutamente sbagliata la ricostruzione. Quindi anche in questo caso ci sono due versioni contrastanti. Non sappiamo quale sia la versione corretta.

 

La frase incriminata, quella dei 3 mln di euro che circolano sulla sentenza “benedetta”, viene pronunciata a cena dove gli avvocati si ritrovano al ristorante di un Hotel per festeggiare il compleanno di Luca Santa Maria. A quel punto Cristina Gerardis riprendendo l’argomento -smentito dai pm- parla dei 3 mln e dice di aver ricevuto la confidenza di D’Alfonso.

Come fa notare il Fatto questo episodio non è mai stato raccontato ai pm di Campobasso che sul caso hanno aperto un fascicolo e l’argomento non viene tirato in ballo né da Gerardis né da D’Alfonso ai quali evidentemente non sono state fatte domande specifiche anche perchè l’inchiesta si era aperta su altri fatti (le pressioni sui giudici popolari).


L’SMS: L’UNICA PROVA NUOVA?

Ma non è la prima volta che tra avvocati si parla di questa faccenda: il Fatto ricostruisce un altro episodio: è il 28 novembre 2014, un venerdì, a Chieti c’è una udienza del processo, durante la pausa pranzo l’avvocato Patrizia Di Fulvio scrive all’avvocato Luca Santa Maria, che sostituisce all’udienza, «un sms nel quale si parlerebbe di corruzione, tangenti, di soldi».

L’avvocato, dice il giornale sostiene, di averlo saputo dalla Procura.

Vista la gravità dei fatti raccontati nell’articolo, PrimaDaNoi.it ha contattato l’avvocato Di Fulvio che ha ulteriormente chiarito quanto detto al giornale di Travaglio.

 

«ME LO HA DETTO IL PM MANTINI…»

L’sms originale

Di Fulvio non si sottrae alle domande, anzi per diversi minuti trova il tempo di rispondere a dubbi e domande nell’intento di ricostruire i fatti ai quali lei ha assistito direttamente.

La prima cosa che vogliamo appurare è l’invio dell’sms che è uno dei pochissimi dati di fatto di questa vicenda oscura.

«Ricordo benissimo, confermo tutto quello che ha scritto Il Fatto», dice a PrimaDaNoi.it, «era il 28 novembre venerdì e durante la pausa pranzo come abbiamo fatto altre volte insieme ad altri avvocati siamo andati in un bar dietro il corso di Chieti. C’erano anche i pm Bellelli e Mantini oltre a Cristina Gerardis e altri avvocati ma con precisione non saprei dire chi ci fosse quel giorno lì. Dopo il panino la Mantini mi prese da parte e mi disse esattamente quanto riportato negli sms, e cioè che Edison stava cercando di corrompere i giudici con tangenti, che avevano offerto soldi ai giudici. Che tali notizie erano certe perché provenivano da fonti attendibili, certe, fidate e verificate. Queste notizie immediatamente dopo mi furono confermate dall’ avvocato Gerardis, la quale aggiunse che le sapeva già da una settimana e che aveva ritenuto di riferirle prima ai pubblici ministeri.  Il riferimento della dottoressa Mantini era comunque a plurime fonti (attendibili, certe, fidate e verificate)».

 

E’ a questo punto che l’avvocato sconvolto per quanto appreso scrisse due sms in sequenza al suo collega di studio Santamaria.

Ecco che cosa scrisse:

 

«Edison sta cercando di corrompere i giudici con tangenti me lo ha confermato anche Cristina»

 

a seguire

«hanno offerto soldi ai giudici è stato accerto dalla procura della Repubblica»

 

Su quest’ultimo Di Fulvio precisa: «quando ho scritto che “è stato accertato dalla procura” intendevo dire che per la procura di Pescara erano fonti fidate e verificate».

Il 4 dicembre alle 16.30 c’è un incontro a Roma nello studio Bolognesi dove arrivano preoccupati anche i pm.

«Sì lo ricordo bene e ricordo che, con ancora maggiore preoccupazione, i pm parlarono della vicenda, al punto che fecero capire che non si poteva fare più nulla. Ricordo che non dissero da chi l’avessero appreso nemmeno in quella occasione. Io e il collega Santa Maria però facemmo notare che se davvero le cose erano così certe e ufficiali allora era necessario fare qualcosa… non so una denuncia, un esposto, la ricusazione….  Ricordo che si parlava di una fonte istituzionale importante e Cristina Gerardis domandò se si trattasse di fonte più importante del ministro della giustizia e la risposta fu “sì”».

Di Fulvio conferma anche un altro particolare e cioè che i pm quel pomeriggio non arrivassero direttamente da Pescara ma che erano a Roma già dalla mattina ma non dissero a fare cosa.


TANTE DOMANDE NESSUNA RISPOSTA

Da oltre un anno ormai PrimaDaNoi.it ha posto domande pubbliche alle quali nessuno ha inteso rispondere.

A questo punto partendo dall’sms che pubblichiamo per la prima volta e che per le istituzioni non dovrebbe esistere si faccia luce su quanto accaduto e sul preciso ruolo di ognuno.

Sappiamo che questi fatti non sono emersi in fase di indagine a Campobasso e che certamente gli avvocati Santa Maria e Di Fulvio non sono mai stati chiamati nè interrogati.

Crediamo che sia, invece, utile che le stesse istituzioni facciano chiarezza sui fatti e forniscano all’opinione pubblica i mezzi per capire chi sta mentendo e perchè.

 

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