Occhio al conto corrente: arriva la “tassa” sui salvataggi bancari

Conti correnti più cari per il fondo salva-banche: la tassa di Ubi, Unicredit, Banco Popolare. Banco Popolare, Unicredit, Ubi hanno aumentato i costi dei depositi dei clienti per recuperare il contributo al Fondo Nazionale di Risoluzione delle crisi bancarie, quello per capirci istituito dalla Banca d’Italia per mettere in sicurezza a novembre scorso Banca Marche, Etruria, CariFerrara e cariChieti che stavano per fallire.

L’ultimo autunno dell’€: Francia ed Italia verso la recessione

“Le parole chiave che hanno portato il clamoroso successo del Movimento 5 Stelle a Roma lo scorso giugno sono poche, semplici, conosciute e condivise. Al primo posto c’è il cambiamento, subito dopo il corretto sentimento di vendetta verso le angherie del PD, ma nei posti altissimi della classifica delle motivazioni che hanno portato i cittadini ad un voto così esasperato e di protesta c’è il degrado. Il settanta per cento dei suffragi che hanno portato in trionfo Virginia Raggi sono in larga parte un voto anti degrado. Illegalità, sporcizia, caos, disordine, impunità sono le cose che i cittadini vogliono cambiare, e le speranze sono state riposte nel movimento di Beppe Grillo.
Oggi i cittadini si svegliano scoprendo che uno dei principali motivi di caos, disordine, illegalità e degrado della nostra città – il commercio ambulante – non è considerato un problema da risolvere, bensì una risorsa da tutelare, per il Movimento 5 Stelle. Un risveglio amarissimo che, ne siamo convinti, farà perdere decine e decine di migliaia di voti al consenso pentastellato. Ma evidentemente difendere mafie e lobbies e assicurarsene i voti è troppo importante per il movimento che governa la capitale e che si candida ad amministrare il paese…”

DOPO i 350 milioni di bond subordinati targati Banca Etruria, Banca delle Marche, CariChieti e CariFerrara finiti polverizzati nelle mani dei risparmiatori, ora altri 100 milioni di quel salvataggio così salato e discusso stanno per essere scaricati sulle spalle di 4,5 milioni di correntisti. In questi mesi, infatti, scattano i rincari dei costi di tenuta dei conti correnti presso il Banco Popolare, Ubi e Unicredit, giustificati con i contributi versati da tutte le banche al Sistema di garnzia dei depositi (che garantisce i conti fino a 100 mila euro) e al Fondo nazionale di risoluzione. Per questi tre istituti un tale aggravio di costi costituisce un “giustificato motivo per un aumento” dei canoni mensili o annuali di tenuta dei conti correnti.

<…L’impero angloamericano si avvicina ad una crisi strutturale, tale da causarne il collasso: è possibile tenere testa a Mosca e Pechino, proiettarsi su cinque continenti e controllare i mari, mentre l’economia affonda ed il debito pubblico cresce al ritmo di 10.000 $mld ogni otto anni? La risposta è no.
È in questa prospettiva che vanno lette le affermazioni di Donald Trump: il repubblicano è consapevole che un crack del mercato azionario è ineluttabile (“If rates go up, you’re going to see something that’s not pretty”) ed ha contemplato, nel caso in cui la situazione per le finanze statunitense si facesse critica, una ristrutturazione del debito pubblico o l’emissione massiccia di dollari così da alimentare l’inflazione10. La prima ipotesi è un tabù per le oligarchie finanziarie, custodi dell’ortodossia finanziaria, la seconda ipotesi è una blasfemia. Così facendo, Donald Trump sarebbe il primo presidente ad adottare un approccio post-imperiale: un taglio del debito all’argentina, od una politica monetaria alla venezuelana, accelererebbe il tramonto del dollaro come valuta di riserva mondiale e la parallela eclissi dell’impero angloamericano. Senza più la possibilità di comprare dal resto del mondo beni e servizi in cambio di pezzi carta (i dollari americani stampati a piacimento ed accettati solo perché valuta di riserva), come farebbero gli USA a finanziare le spese militari e le basi all’estero?

Su posizioni opposte, è ovviamente la democratica Hillary Clinton, la candidata di quelle oligarchie finanziarie che siedono ai vertici dell’impero e scandiscono i tempi dell’economia statunitense con un crack borsistico dopo l’altro: può la favorita di Goldman Sachs avanzare l’ipotesi di una ristrutturazione del debito pubblico o di un’inflazione a due cifre che spazzi via i debiti (ossia i crediti nel portafoglio delle banche) mentre le riserve mondiali migrano verso lo yuan, il rublo e l’oro? Certo che no.
L’unica soluzione che rimane ad Hillary Clinton per evitare che il tracollo di Wall Street trascini con sé l’impero ed il dollaro, è quindi l’azzardata scommessa di una guerra preventiva contro Mosca e Pechino: l’eliminazione degli sfidanti all’egemonia mondiale, il congelamento del debito pubblico statunitense in mano ai cinesi (possibile con la stessa norma che permise a Bush Junior di bloccare gli investimenti delle “organizzazioni terroristiche”), e l’inflazione bellica, sono gli unici strumenti per scongiurare l’inevitabile collasso.

Si parla di Aleppo, di Siria, di Russia e di guerra, ma il motore è sempre la grande finanza: dopo aver trascinato gli USA nel baratro nel 2008, questa volta mammona si prepara a trascinare negli inferi il mondo intero.>

*** La bolla di Wall Street

***Why Italy’s Banking Crisis is Spiraling to Heck

Things have got so serious in Italy that the only two things propping up the country’s crumbling banking sector — apart from the last few remaining crumbs of public faith in the system — are two inadequately capitalized bad bank funds, Atlante I and the imaginatively named Atlante II.
Both funds are operated by a deeply opaque Luxembourg-based private firm called Quaestio SGR. The firm is a wholly owned subsidiary of Quaestio Holding S.A, which is itself jointly owned by a bizarre mishmash of organizations, including Fondazione Cariplo (37.65%), an influential “charitable” banking foundation; Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì (6.75%), a regional savings bank; Cassa Italiana di Previdenza e Assistenza dei Geometri liberi professionisti (18%), a bank for professional freelance surveyors (no, seriously); Locke S.r.l. (22%), an obscure Milan-based holding company; and Direzione Generale Opere Don Bosco (15.60%), a Roman Catholic religious institute.

 

 

http://3.boards.net/thread/79/quod-hodie-non-cras-erit?page=2&scrollTo=4358

Annunci