Caso Taranto, l’ira di Emiliano: “Andremo sotto Palazzo Chigi se il governo non ci dà i soldi”

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Nel mirino del governatore la cancellazione all’emendamento che permetteva agli ospedali tarantini di evitare i tagli e dotarsi di 50 milioni di euro per assumere personale e acquistare strumenti diagnostici

di ANTONELLO CASSANO

27 novembre 2016

“Se il governo non manterrà le sue promesse, faremo una grande manifestazione sotto Palazzo Chigi a Roma assieme a tutta la Puglia e a tutta l’Italia onesta per chiedere rispetto”. Michele Emiliano è pronto ad andare allo scontro con il governo. Il presidente della Regione aveva puntato molto sull’approvazione dell’emendamento che permetteva agli ospedali tarantini di evitare i tagli inseriti nel piano di riordino così come previsto dal decreto ministeriale 70 e di dotarsi di 50 milioni per assumere personale e acquistare strumenti diagnostici.

Quell’emendamento però non è mai arrivato in commissione parlamentare Bilancio. La “botta” inflitta dal governo, come l’ha chiamata il presidente, è stata pesante. Per questo Emiliano si prepara a reagire. Lo farà andando a Taranto per commemorare le vittime del lavoro in Ilva e nella città. Intanto, però, tiene banco ancora lo scontro sull’emendamento.

Presidente, cosa è successo secondo lei in commissione?
“Io non sono abituato a fare supposizioni, è un mio vizio professionale: mi attengo ai fatti. La Regione sta lavorando intensamente per Taranto, aprendo questa gigantesca discussione mondiale sulla decarbonizzazione. Inoltre siamo in attesa di conoscere le conclusioni dell’Istituto superiore di sanità sui dati emersi nell’ultimo rapporto”.

Il rapporto Forastiere che avete presentato in Regione e che dimostra una alta percentuale di tumori a Taranto causati dall’inquinamento dell’Ilva?
“Sì, la perizia presentata con l’aiuto della Regione Lazio. Ma siamo anche curiosi di conoscere l’esito delle indagini che il ministero della Sanità ha fatto sugli effetti dei metalli pesanti nei bambini che verrà presentato a breve. Almeno così aveva detto la ministra Beatrice Lorenzin che fra l’altro si era complimentata con noi per i passi avanti compiuti dal sistema sanitario pugliese e aveva aperto a modifiche sul decreto ministeriale 70 per Taranto”.

Il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Claudio De Vincenti, la pensa diversamente e ha dichiarato che “strumentalizzare la salute dei bimbi tarantini per coprire la più totale inadeguatezza del servizio sanitario pugliese è assolutamente squallido”.
“De Vincenti utilizza questa tecnica di buttarla in rissa ogni volta che non sa cosa rispondere. Non ho mai abboccato, anche perché una rissa tra me e De Vincenti sarebbe impari e non voglio violare il principio della parità delle armi. Diciamo che la ministra della Salute che è competente in materia ha già risposto per me a De Vincenti. Ma c’è dell’altro”.

Cosa?
“La Puglia ha anche impugnato l’ultimo decreto Salva Ilva che, ove cadesse, farebbe cadere tutti i precedenti dieci decreti. Salterebbe per aria tutto il sistema col quale il governo sta continuando a consentire questo inquinamento di Stato. In più la Regione ha pensato anche alla cultura della città di Taranto. Abbiamo salvato il teatro Paisiello mettendoci noi i fondi”.

In quella commissione, oltre a sanità e teatri, non è passata neanche la nuova agenzia dei porti che avrebbe unito Taranto a Gioia Tauro, mettendo in sicurezza i posti di lavoro di 500 portuali tarantini. Una tripla botta.
“Esatto, sembra un attacco concentrato su Taranto per ragioni che sinceramente non riesco a spiegarmi”.

Ma allora secondo lei cosa è successo in commissione?
“Il presidente della commissione, Francesco Boccia, ha confermato che l’emendamento era stato formulato. Dopodiché alle 4 di notte lasciando di stucco tutti, il governo ha sottratto la sua autorizzazione a presentarlo in commissione. La motivazione di questa decisione notturna spetta soltanto a De Vincenti. Non mi pare che lui o il premier abbiano giustificato questa retromarcia”.

Che farete, dunque?
“Se nel giro di qualche giorno il governo non darà rassicurazione sul fatto che quanto promesso si realizzerà, noi dovremo chiedere il rispetto di questo impegno con una grande manifestazione di tutta la Puglia e l’Italia onesta che si terrà a Roma a Palazzo Chigi. È il minimo che possiamo fare per rispettare il diritto dei cittadini, dei bambini che sono morti e di quelli che lottano ancora. Lotteremo con tutti i mezzi”.

Intanto la discussione sull’emendamento è rimandata a dopo il referendum.
“Non credo che questa storia abbia a che fare col referendum. Ma non riesco a capire perché siano state trovate risorse per la Ryder Cup, per i lavoratori socialmente utili della Calabria e non per Taranto. Io la aspettavo. Come è noto sto facendo di tutto per tornare a rapporti istituzionali con il governo. Mi ero fidato di quanto era stato concordato con i deputati”.

La tregua con il governo è già finita?
“Io non ho mai fatto né guerre né paci. Sono il presidente della Regione Puglia, faccio il mio dovere e mi aspetto dall’altra parte lo stesso trattamento. Continuo ad avere fiducia nelle istituzioni. Posso solo pensare a un gravissimo errore di valutazione che peraltro sta provocando al governo un danno di immagine senza precedenti”.

Quanto alla decarbonizzazione di Ilva, per il ministro Carlo Calenda non ci sono imprenditori interessati.
“Non mi interessa il parere di Calenda

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