Imagine no possessions / I wonder if you can”, cantava il visionario John Lennon. E dopo alcuni decenni, in pieno Occidente industrializzato, c’è chi lo ha fatto davvero. Difficile per noi immaginare che Heidemarie Schwermerdal 1996 fino alla sua morte avvenuta qualche mese fa, abbia deciso di non possedere più nulla, abbia cancellato il suo contratto di affitto, non abbia mai più lavorato e soprattutto non abbia mai usato denaro.

C’è anche chi prima di lei lo ha teorizzato come Marcel Maussnell’economia del dono o Alexander Langer che nel Viaggiatore leggero individuava nel denaro la fonte di tutti i problemi odierni più gravi:  “Sino a quando ogni forma di economia sarà canalizzata essenzialmente attraverso il denaro, sarà assai difficile far valere dei criteri ecologici, e ci saranno pesanti ingiustizie socio-ecologiche: chi può pagare, potrà anche inquinare. Un processo di ‘rinaturalizzazione’—che allontani dalla mercificazione generalizzata (dove tutto si può vendere e comperare) e valorizzi invece l’apporto personale e non fungibile—potrebbe aiutare a scoprire un diverso e maggior godimento della natura, del lavoro, dello scambio sociale”.

Nel frattempo è una donna quella che ha tentato questo esperimento su se stessa, diventando così un modello concreto di speranza per molti. Inizialmente Heidemarie Schwermer lo fa come una prova di un anno, ma poi si sente così bene e così “ricca” da decidere di continuare. E continua per ben 15 anni,senza usare il denaro. O quasi. In realtà per i primi 4 anni lo fa vivendo solo e unicamente per mezzo di controprestazioni, poi fa qualche piccolo strappo alla regola e preferisce dedicarsi alla “sua esistenza alternativa senza fanatismo”, concedendosi piccolissime somme di denaro.

“Naturalmente faccio attenzione a non perdere la qualità della vita che ho raggiunto con la rinuncia al denaro contante. Spese rilevanti come affitto o cassa mutua non ci saranno neppure in futuro, perché mi godrò ancora la mia amata vita da nomade”, ha scritto nella sua biografia Vivere senza soldi (Terra Nuova Edizioni).

Schwermer, che è stata anche la protagonista di un film documentario, Living without money (che si può vedere gratuitamente qui), viene da una famiglia povera, ha cresciuto due figli a sua volta senza grossi mezzi economici e di mestiere ha fatto sempre l’insegnante e la psicoterapeuta. Quando un giorno sente per radio di una rete di scambio sociale in Canada, decide di fondare a Dortmund in Germania, dove vive, la “Centrale dai e prendi”, la prima rete di scambio tedesca, dove ognuno dà il suo tempo o le sue cose in cambio di un aiuto.

Ma a Heidemarie questo non basta. Passo dopo passo riesce ad abolire i soldi: per un anno custodisce le case di amici e conoscenti mentre loro sono in vacanza. In cambio riceve vitto e alloggio gratuiti.

All’inizio, la vita senza soldi non è facile, perché tutto dipende sempre dai contatti personali, ma in fondo questo è proprio ciò che lei voleva: ribellarsi all’eccessivo anonimato della nostra società.

All’inizio ho anche patito la fame, ma volevo portare avanti il progetto. Poi ho cominciato a ricevere doni, sempre di più. Con il cibo era lo stesso, ho cominciato a ricevere gli avanzi che altrimenti andavano buttati via”. In cambio Heidemarie si rende utile, come può, sola o con amici che l’aiutano pulendo cucine, zappando orti, spazzando il cortile, tagliando l’erba, guardando bambini o anziani.

Dopo i primi tempi più duri, la situazione si ribalta e la sua qualità di vita diventa addirittura superiore a prima. “A poco a poco non sapevo dove mettere i vestiti, ne avevo fin troppi e potevo a mia volta regalarli”.

Naturalmente questo stile di vita, benché estremo è un paradigma interessante e stimolante (e che è stato di grande influenza ad esempio per Raphael Fellmer, il fondatore di Foodsharing che in questa intervista racconta di essere stato affascinato dalla vicenda della vita senza soldi di Schwermer).

Nonostante sia difficile anche soltanto da immaginare una vita senza soldi, Heidemarie Schwermer era sicura di aver avuto in cambio soprattutto molta libertà e indipendenza interiore. “Un guadagno grazie a un’apparente rinuncia”.

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