Stipendi illegittimi al Comune. I dirigenti dovranno restituire i soldi

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Gli ispettori del Mise: quasi 900mila euro in più in tre anni

Nonostante il dissesto, la retribuzione di posizione dei dirigenti è rimasta ai massimi livelli.

A dirlo sono gli ispettori del Ministero dell’Economia e delle Finanze che, tra settembre ed ottobre 2015, hanno preso in esame i conti del Comune evidenziando il caso riguardante i dirigenti che, secondo i rilievi dei tecnici, dovranno restituire le somme percepite in modo illegittimo. «La retribuzione di posizione erogata ai dirigenti dall’1 gennaio 2013 a tutt’oggi è illegittima e, non essendo più coperta dalla sanatoria, va recuperata ai dipendenti».

E’ questo uno dei passaggi chiave della relazione, pubblicata ieri, in anteprima, da Taranto Buonasera, riguardante l’ispezione effettuata dai tecnici della Ragioneria Generale dello Stato (Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica). E’ stata una verifica ad ampio raggio sui conti del Comune degli ultimi cinque anni (dal 2010 al 2015). I risultati di quella ispezione sono contenuti nel corposo documento reso accessibile in questi giorni. Centocinquantuno pagine divise in cinque capitoli, in cui i tecnici del Mise passano in rassegna la gestione del bilancio, l’indebitamento, le società partecipate, la spesa del personale e le forniture di beni e servizi.

Nella parte riguardante “il trattamento accessorio della dirigenza” si prende in esame “la retribuzione di posizione” che, nonostante il dissesto e contrariamente rispetto a quanto chiesto dall’allora commissario straordinario, sarebbe rimasta ai massimi livelli. «Il valore della retribuzione di posizione dei dirigenti per tutto  il periodo 2006-2015 è rimasto quello fissato dalla deliberazione commissariale n. 267 del 21 novembre 2006, salvo gli incrementi obbligatori previsti dai contratti collettivi successivi. Con quell’atto il commissario straordinario, che aveva dichiarato il dissesto con deliberazione n. 234 del 17 ottobre 2006, constatato che alcuni dirigenti percepivano una retribuzione di posizione al massimo contrattuale, riportava tutte le posizioni entro tale limite: il contratto all’epoca vigente – scrivono gli ispettori – fissava il massimo in 42.869,47 euro.

Contestualmente approvava i criteri di pesatura che avrebbero dovuto essere applicati per graduare le posizioni e definire la retribuzione spettante a ciascun dirigente». Nonostante questo, però «tale pesatura non è avvenuta nè allora, nè cessato il periodo di commissariamento, allorchè la deliberazione giuntale n. 39 del 9 ottobre 2007 ha stabilito che la retribuzione di posizione dei dirigenti fosse quella previgente “entro il limite massimo dell’art. 23 ccnl 22 febbraio 2006”, ancorchè “salvo conguaglio” rispetto agli esiti della pesatura da effettuare in base ai criteri fissati nella delibera commissariale».

In sintesi in tutto il periodo esaminato dagli ispettori del Ministero «tutti i dirigenti hanno percepito la medesima retribuzione di posizione, pari all’importo massimo previsto dal contratto vigente. Tale importo è pari a 45.012,87 euro a decorrere dal 31 dicembre 2009. In assenza dell’atto di graduazione, ossia della pesatura, l’erogazione della retribuzione di posizione a tutti i dirigenti nella misura massima è illegittima». Quelle riguardanti la retribuzione di posizione sarebbero quindi somme percepite in modo illegittimo e come tali andrebbero restituite anzi “recuperate ai dipendenti”.

Ma di quanto stiamo parlando? I numeri sono snocciolati dagli ispettori del Mise. «Nel triennio (2013- 2015 i dirigenti che si sono succeduti nelle dodici posizioni dirigenziali, hanno percepito retribuzioni di posizione per totali 1.243.380,15 euro. Se la retribuzione di posizione fosse stata applicata al minimo avrebbero percepito 351.139,05 euro (887,17 per tredici mensilità su base annua), con una differenza di 892.241,10 nel triennio 2013-2015 (fino ad agosto)». Ombre anche sulla “retribuzione di risultato” dei dirigenti comunali nel periodo 2011-2015 che sarebbe «contraddistinta da varie anomalie, a partire dal notevole ritardo con cui è avvenuta». Secondo gli ispettori, ad esempio «le erogazioni relative al triennio 2010/2012 non paiono supportate dal necessario documentato percorso valutativo». Per quanto riguarda poi il successivo triennio 2012/2014 «non sono state fornite, pur richieste, nè la relazione debitamente approvata dalla giunta, nè il provvedimento di validazione. Le relazioni non risultano neanche pubblicate sul sito dell’ente.

La mancata approvazione e validazione nei termini delle relazioni, di per sè da sola, è causa ostativa all’accesso agli strumenti di premialità, tra i quali è annoverata la retribuzioni di risultato dei dirigenti. L’erogazione della retribuzioni di risultato relativa agli esercizi 2012/2014 pertanto – si legge in conclusione – è avvenuta “contra legem”».

 

 

http://www.tarantobuonasera.it/news/cronaca/424543/news

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