Il saluto romano negli spogliatoi: così l’estrema destra fa proseliti con rugby e arti marziali

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Combattimenti in gabbie metalliche, palestre popolari dove imparare «identità, valori, rispetto e appartenenza» organizzate dai neofascisti di Casa Pound. Mentre le squadre laziali di rugby festeggiano le vittorie con il braccio teso e partite-ricordo intrise di revisionismo. Un tutt’uno tra nazionalismo e passione sportiva

DI MICHELE SASSO

20 maggio 2016

C’è un filo che lega il guerriero e lo sport. Un filo nero che parte dalla mitologia del Ventennio, con l’uomo fascista, virile e pronto al sacrificio, e arriva fino ai campi di periferia, le palestre popolari e le reunion di estrema destra dei giorni nostri. Dal «pensiero e l’azione, la cultura e lo sport» di mussoliniana memoria fino al proselitismo liquido dei fascisti del Terzo millennio di Casa Pound. L’educazione e la pratica sportiva hanno avuto un ruolo importante nell’Italia fascista, come rappresentazione della potenza e della identità nazionale.

L’idea era esplicita: la società ha bisogno di eroi, gente normale pronta ad elevarsi compiendo uno straordinario atto di coraggio per elevare l’ideale italico. Il “campione della razza” per eccellenza fu Primo Carnera, il pugile friulano che nel 1933 conquistò il titolo mondiale dei pesi massimi. Con lui la “nobile arte” e altri sport divennero i preferiti dal regime, soprattuto quelli che potevano essere strumentalizzati per l’addestramento militare.

Ecco il tiro a segno, utile per familiarizzare con le armi, la ginnastica per il miglioramento fisico della razza, la scherma, che veniva riavvicinata al combattimento romano, e poi l’atletica leggera e il rugby come prova di battaglia.

Oggi dietro il paravento di un’attività apparentemente innocua c’è invece una “scuola di militanza” con lezioni di lealtà, onore, gerarchia e lo scopo ultimo di alzare un muro alla società multiculturale con idee smaccatamente razziste e xenofobe. L’occasione di fondere politica&sport sono eventi con tanto di concerti nazirock, saluti romani negli spogliatoi e partite-ricordo intrise di revisionismo e slogan truci a bordo campo.

«Sicuramente c’è un modello copiato dalla sinistra extraparlamentare», conferma Mauro Valeri, sociologo e responsabile dell’osservatorio antirazzismo del calcio: «Il problema è che nessuna federazione può evitare il tesseramento di queste squadre. In questo modo usano lo sport come proselitismo. Niente di nuovo: negli anni novanta fu l’Msi a teorizzare “La curva come Patria” usandolo come slogan in un convegno. Oggi siamo andati oltre e con i partiti estinti sono scesi direttamente nell’arena, portando una visione distorta dello sport, una comunità unita della forza, l’affermazione e la supremazia dell’uomo nuovo. Sono rigurgiti che però vengono presi sottogamba, c’è una difficoltà nel mondo sportivo di comprendere questi problemi. Prima di punire l’ex giocatore della Lazio Paolo Di Canio per violenza e discriminazione razziale ci sono voluti tre saluti romani allo stadio».

A ROMA LA TANA DELLE TIGRI

Nell’Italia degli anni dieci le idee di virilità, combattimenti e forza da esibire trovano nuova linfa nelle reunion organizzate dai discendenti di quella lugubre stagione: i militanti di Casa Pound. Si autodefiniscono i fascisti del terzo millennio e hanno un seguito di popolarità e visibilità.

Diversificando il campo d’azione per consensi e legittimazione fuori dai soliti perimetri culturali, hanno creato onlus e ong fiancheggiatrici della galassia nera italiana: dalla difesa dell’ambiente ai riti in montagna, dallo sport alla medicina sociale.

A Roma sabato 21 maggio è il giorno del corteo di estrema destra che parte da piazza Vittorio per «Difendere l’Italia» e arriva fino al Colle Oppio (storica roccaforte della destra più radicale). L’appuntamento per tutti dopo la mobilitazione è proprio quel parco di Colle Oppio, in pieno centro e alle spalle del Colosseo, sede della “Tana delle tigri”, due giorni di incontri di arti marziali miste: combattimenti con calci, pugni, gomitate e ginocchiate e tecniche di lotta come proiezioni, leve e strangolamenti.

La paura appartiene alle prede. State pronti” è l’invito rilanciato per l’ottava edizione evocando vichinghi, pretoriani e crociati e al loro combattere per l’onore, la gloria, le idee. Per rendere il tutto ancora più duro gli atleti l’anno scorso si affrontavano dentro una gabbia metallica.

Tutto dentro “Area 19”, nella stazione abbandonata della metropolitana Olimpico/Farnesina. Il gruppo di Gianluca Iannone e Simone Di Stefano decise di occuparla nel 2008 per trasformarla nel loro antro fascio-rock. Concerti identitari, feste di tesseramento e raduni di neofascisti da tutta la Penisola. E poi durante l’estate è diventata discoteca, piscina, musica all’aperto. Fino allo sgombero dello scorso agosto.

Per questa edizione atleti, amatori e professionisti, arriveranno da tutta Europa grazie a “Il Circuito – Circolo Combattenti”, la sigla di Casa Pound che fa da coordinamento per militanti e simpatizzanti che praticano a livello agonistico questi sport.

Lo scopo è chiaro: «L’importanza delle arti marziali miste e del combattimento come mezzo di unione per la ricostruzione di una vera Europa ed essere un punto di partenza per l’affermazione di nuovi atleti professionisti».

Saverio Ferrari dell’osservatorio nuove destre snocciola nomi, sigle e collegamenti attivi anche al Nord: «Tra le principali associazioni e i gruppi che costituiscono la struttura collaterale del gruppo di neonazisti lombardi di Lealtà azione c’è sicuramente l’associazione “Wolf of the ring” nata nel 2015 durante l’evento organizzato a Milano insieme a esponenti di Casa Pound, Lega Nord e dei Fratelli d’Italia. In quella occasione i “Lupi” ringraziavano per la possibilità di far conoscere i loro principi: marzialità, rispetto, appartenenza, sacrifici e devozione».

Ecco le parole-chiave di chi cerca nello sport identità e valori: marzialità, rispetto, appartenenza, sacrifici e devozione. E con la leva della cura del corpo e i valori “sani”, si insiste nell’aspetto morale e formativo per “incanalare l’energia di tanti giovani verso un cambiamento radicale di sé”, perché “le palestre dovrebbero addestrare atleti e formare uomini”. Quindi “obbedienza al maestro”, “rapporto di cameratismo nel senso più puro del termine, svincolato da sterili pregiudizi politici” e “il senso del sacrificio per la comunità, per la squadra”. Tutte esperienze e doti “che fanno dell’uomo un guerriero”.

«Ci troviamo di fronte al “duplice livello” del proselitismo di queste associazioni», continua Ferrari: «Alla superficie si diffondono slogan largamente condivisibili, ma quando si scende all’interno emergono sempre negli stessi punti di riferimento: valori ed “eroi” del nazifascismo, del razzismo, della xenofobia e del White Power».

NELLO SPOGLIATOIO IL SALUTO ROMANO

Davide Di Stefano é il fratello di Simone, frontman di Casa Pound e candidato sindaco a Roma. Cuore a destra, ex responsabile nazionale di Blocco Studentesco, una passione innata per le provocazioni (è lui che ha preso di mira l’editore Shockdom, colpevole di aver pubblicato e portato alla fiera Romics un fumetto satirico su Mussolini) e il rugby come hobby.

«Grazie a tutti per le dimostrazioni di vicinanza. Oggi devo dire che ne ho ricevuta una davvero particolare. La maglia numero 15 della Fiumana Rugby.  Un nostro progetto sportivo che ci ha portato ad iscriverci al campionato di C2. Purtroppo domenica non potrò giocare, ma con lo spirito sarò ugualmente in campo con i miei fratelli. Del resto, D’Annunzio e gli eroi di Fiume ai quali ci ispiriamo ce lo insegnano», scrive Di Stefano durante la stagione appena conclusa.

La sua squadra si ispira agli intrepidi guidati da Gabriele D’Annunzio che a capo di alcuni reparti del Regio Esercito occupò la città adriatica di Fiume, contesa tra l’Italia e il Regno di Jugoslavia nel 1919.

Nelle partite di campionato C2 sul campo di via Collatina (nella zona est di Roma) le vittorie si festeggiano facendo il saluto romano: braccia tese per marcare la propria appartenenza. Con le maglie ancora indosso e intorno al terreno di gioco vengono affissi anche cartelloni che recitano slogan come questo: «La vostra repressione serra i nostri ranghi».

Spazio anche per appuntamenti intrisi di revisionismo, come il match del ricordo di sabato 13 febbraio con i quindici della Fiumana Rugby pronti a commemorare le vittime delle foibe: le voragini dell’Istria dove tra il 1943 e il 1947 sono stati gettati quasi diecimila italiani per mano dei partigiani jugoslavi e diventati sessant’anni dopo una data-simbolo ed occasione di strumentalizzazioni, adunate in stile Norimberga, cortei, fiaccolate e spettacoli teatrali.

Ecco come si mischiano senza distinzioni tricolori, passione, grinta, voglia di uscire fuori dagli schemi con nazionalismo e sbandate per idee fuori dal tempo e fuori dalla storia.

Nel panorama italiano delle palle ovali, che attira sempre più sponsor, giocatori e appassionati dopo l’exploit della nazionale maggiore, ci sono altre formazioni ispirate chiaramente all’estrema destra: Dalmata Rugby di Gaeta cerca nuovi adepti con cartelloni lungo le strade che recitano così: «Vieni a conoscere e praticare uno sport nobile che insegna l’onore, il rispetto e la lealtà sul campo».

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