Sono decine le onlus e ong fiancheggiatrici della galassia nera italiana: dalla difesa dell’ambiente ai riti in montagna, dallo sport alla medicina sociale. Raccolgono coperte, cibo e organizzano missioni all’estero con il sogno della rivoluzione. Cercando consensi e legittimazione. E per i permessi è più presentabile il loro nome

DI MICHELE SASSO

02 novembre 2015

Il sistema delle onlus e delle associazioni di volontariato laico che appoggiano e danno un volto presentabile all’estrema destra made in Italy è stato svelato con il raduno nazionale di CasaPound alle porte di Milano.

Solo a settembre, alla vigilia della reunion delle tremila teste rasate in arrivo da tutto il Paese, si scopre che dietro ad un evento sportivo nel comune milanese di Castano Primo c’erano i fascisti del terzo millennio.

A Milano, dove inizialmente era prevista la festa nazionale, erano partiti appelli di Palazzo Marino, Anpi e parlamentari di Sel per vietare il “settembre nero” in Lombardia. E a quel punto si scopre la vera sede, tenuta fino alla fine segreta.

Il sindaco di Castano Primo Giuseppe Pignatiello cade dalle nuvole e scopre che la struttura comunale era stata richiesta dall’associazione sportiva “La Focosa” per un evento sportivo e musicale, con tanto di uso delle cucine. Niente di politico insomma.

La firma sui documenti ufficiali era del presidente della onlus Massimo Trafiletti, che si è poi scoperto essere anche responsabile lombardo di CasaPound. Per non creare allarmismi la richiesta ufficiale a maggio era stata firmata proprio da “La Focosa”.

E solo quando gli ospiti erano già arrivati si è scoperto l’inganno e da problema amministrativo si è trasformato in problema di ordine pubblico con minacce e cortei.

Il motivo del “mimetismo” con sigle dedicate all’ambientalismo, la cooperazione internazionale, la raccolta di cibo e perfino sangue lo spiega Saverio Ferrari dell’osservatorio democratico sulle nuove destre: «Così si riesce ad avere motivazioni e appoggi che non avrebbero mai con i nomi ufficiali. Usano tematiche attuali come l’ecologia, la protezione degli animali e l’aiuto ai più deboli che trovano spazi di consenso. Ecco l’escamotage per rendersi accettabili fuori dai loro soliti perimetri».

CASAPOUND E LE SUE SETTE SORELLE
Nell’universo del partito smaccatamente fascista di Gianluca Iannone e Simone Di Stefano le sigle e l’attivismo sociale si è moltiplicato. Oggi sono sette: dalle escursioni in montagna (la Muvra) fino all’ambientalismo militante (la Foresta che avanza) che lotta contro gli abbattimenti degli ulivi in Salento e l’uso degli animali nei circhi.
C’è poi il gruppo di protezione civile “La salamandra” che raccoglie coperte e abiti invernali per i senza tetto e armata di pettorine e divise partecipa al post alluvione nella provincia di Benevento. Da Roma, dove è nata, si è allargata aprendo sedi a Milano, Torino, Verbania e Bolzano.

Sul sito web della filiale campana vantano i loghi del dipartimento della protezione civile della presidenza del Consiglio e l’omologa regionale. In provincia di Napoli è così ben inserita nel circuito del volontariato locale che hanno anche uno sportello informativo nell’ospedale Sanata Maria la Pietà di Nola (grosso centro dell’area metropolitana) offrendo ai degenti «più bisognosi assistenza morale, sociale e psicologica cercando di rendere i ricoveri più sopportabili».

Per l’arrivo di papa Francesco a Pompei, lo scorso marzo, c’erano anche loro a vigilare sul traffico e la folla con il logo giallo-nero ben in mostra sulle pettorine.

Unite dagli ideali di volontariato e aiuto concreto al prossimo, ecco l’attivissima Grimes: si autodefinisce “gruppo d’intervento di medicina sociale” per la raccolta di sangue da Udine a Foggia, prestazioni a prezzi calmierati e progetti di solidarietà internazionale con appoggio medico e sanitario.

Un associazione di medici e infermieri volontari «nata per informare e supportare i cittadini perché possano difendersi dalle proprie paure, dai difetti del sistema sanitario e da quanti speculano sul malessere». Nelle sedi di tutta la Penisola sotto le bandiere con la tartaruga ecco che insegnano le manovre salvavita per i bambini e corsi di primo soccorso.

Tra i referenti c’è la militante della prima ora Debora di Gennaro candidata alla Camera nel 2013. La moglie del frontman Gianluca Iannone, Maria Bambina Crognale, è invece responsabile del sindacato Blu, Blocco lavoratori uniti, che cerca visibilità con la battaglia per la tutela dei posti di lavoro e l’assistenza fiscale. Tanti nomi con gli stessi protagonisti.

Attivi sul Web e nelle piazze, sono poche decine di attivisti che cercano di allargare il consenso per le frange più estreme. Grazie a queste sigle i militanti neri fanno parte di quelle associazioni che possono beneficiare del 5 per mille, la donazione volontaria della dichiarazione dei redditi.

L’AZIONE IN LOMBARDIA
Il gruppo lombardo di Lealtà e azione (organizzatori del raduno alle porte di Milano per tentare la scalata a Palazzo Marino) sono i più nostalgici del Ventennio e oscillano tra eventi folcloristici e azioni in stile Alba Dorata. L’osservatorio democratico sulle nuove destre ha raccolto e seguito i movimenti in un dossier.

Memento è impegnata a tramandare la memoria della “Legione dei Martiri”, ossia dei gerarchi fascisti e dei combattenti della Repubblica di Salò, di cui curano spasmodicamente le tombe nei cimiteri di Milano e Monza, infiorettando le lapidi con gagliardetti tricolori.

Per il settantesimo anniversario della Liberazione, lo scorso 25 aprile, si trovarono in trecentocinquanta con il vessillo con l’aquila argentea della Repubblica sociale italiana al campo 10 del Cimitero Maggiore, ignorando la festa repubblicana e la storia del Paese.

Altra associazione collegata è Bran.co che, ispirandosi all’attività “sociale” di Alba Dorata, promuove iniziative volte al sostegno delle famiglie italiane in difficoltà (visto che «le istituzioni preferiscono aiutare zingari e immigrati»), offrendo assistenza «alle madri che onorano e difendono il valore della vita dal suo concepimento», muovendosi in buona sostanza nel campo antiabortista.

Pezzo forte è la battaglia contro la pedofilia condotta con convegni, tornei di calcio e boxe. L’associazione “Caramella Buona” è la sigla che organizza i tornei di calcetto per la raccolta fondi: ogni anno a giugno si sfidano sul terreno 24 squadre dell’universo del neofascismo e del neonazismo locale: da Orizzonteideale a Cuore nero, passando per Presidio, Miles duepunto dieci di Bergamo, Militia Como, i Dora di Varese e le immancabili bande nazi-rock come i Malnatt, Bullets, Nessuna resa e Linea ostile (qui la precisazione dell’Associazione).

I Lupi danno la zampa” è un gruppo che si definisce animalista. Proprio questo animale è, nell’immaginario nazista, associato alle virtù marziali e alla casta nobiliare: spietato e combattivo, leale nei confronti del branco. Compiacendosi invece in questo caso di “dare la zampa”, raccolgono cibo per cani e gatti e promuovono iniziative a tema animalista, confidando sull’ingenuità di chi si ferma nei gazebo.

I lupi delle vette organizzano invece campi in montagna seguendo questo motto: «L’uomo non ha limiti: se li crea». Quest’anno si sono mossi soprattutto lungo gli scenari alpini della Prima guerra mondiale: «terribile e grandiosa pagina di storia italiana, crogiuolo di sangue, ghiaccio e dinamite».

Il video ufficiale del gruppo Lealtà Azione. Legato a CasaPound è tra i più nostalgici del Ventennio fascista
LA RETE INTERNAZIONALE
Chiara del Fiacco, portavoce nazionale della onlus “Solidaritè identites“, lavora fianco a fianco con Ada Oppedisano, presidente dell’associazione a vocazione caritatevole ed umanitaria. Entrambe di CasaPound insieme a Zenit Italia hanno organizzato a settembre il convegno “Mediterraneo solidale”: un parterre estremista italo-mediorientale con Hezbollah (il partito sciita fondato nel 1982 durante il conflitto in Libano) come ospite.
A Roma sono sbarcate figure di primo piano come Rima Fakhri, membro del consiglio politico, e Sayyed Ammar Al Moussaw, responsabile delle relazioni internazionali.

Tra i ventiquattro relatori chiamati a parlare nella densa giornata ideata per «assistere e dare sostegno a quei popoli in lotta per la propria sopravvivenza» c’è un coté di personaggi libanesi e siriani vicino alla destra neofascista italiana.

Sul palco anche Alberto Palladino detto “Zippo”, il militante più volte avvistato nel Donbass nel corso del conflitto ucraino-russo e condannato a due anni e otto mesi per aver guidato quindici camerati con il casco in testa e la spranga tra le mani contro tre militanti del Pd.

A chiudere il lungo sabato di dibattito anche Franco Nerozzi, oggi guida della onlus Popoli, ex giornalista che ha patteggiato a Verona una condanna a un anno e dieci mesi (l’accusa era di terrorismo internazionale) dopo essere stato fotografato in un addestramento militare in Birmania.

Una storia raccontata da Paolo Fantauzzi per l’Espresso: «La Birmania è stato il luogo di addestramento per un gruppo di volontari reclutati dallo stesso Nerozzi per realizzare un golpe nelle Isole Comore, vicino al Madagascar. Nel computer di Nerozzi i pm trovarono foto che lo ritraevano assieme ad alcuni compagni d’avventura accanto ai mitragliatori, granate, mortai, bombe e grazie anche alle intercettazioni telefoniche si fecero l’idea che le missioni di Popoli fossero una copertura per un campo d’addestramento».

E chi c’era dietro le attività internazionaliste? Pietro Casasanta, presidente della onlus “La salamandra” insieme al presidente di Casapound Gianluca Iannone, che entrato clandestinamente in Birmania dalla Thailandia insieme a diversi camerati, per una settimana ha girato per i villaggi Karen insieme a Nerozzi, al colonnello Nerdah Mya e alle sue Black Special Forces. Il senso del volontariato per l’estrema destra.

Aggiornamento del 12 novembre 2015, ore 18,52: Riceviamo la precisazione del legale de “La Caramella Buona onlus”: l’associazione si occupa solo di combattere la pedofilia.

‘Settembre nero’ in Lombardia per i fascisti del terzo millennio

Casapound e Forza Nuova si ritrovano a Milano e Cantù per la festa nazionale e il meeting internazionale. Tre giorni di musica, idee e dibattiti animati dalle stesse idee reazionarie: stop all’euro, no immigrazione, giro di vite contro l’Islam. Il Comune di Milano ha chiesto l’annullamento mentre l’intera regione si scopre epicentro dell’estrema destra

DI MICHELE SASSO

04 settembre 2015

Milano e Cantù capitali della galassia nera. A soli quarantotto chilometri di distanza due mete di gruppi, sigle e nostalgici fascisti del terzo millennio che contano qualche centinaio di adepti, ma che hanno la forza di mettere in piedi un vero e proprio «Settembre nero».

Non il gruppo terroristico palestinese responsabile del massacro alle olimpiadi di Monaco nel 1972 ma raduni e manifestazioni per arrivare «alla rivoluzione».

La metropoli sarà il quartier generale dei neri di Casapound per la loro festa nazionale, la cittadina comasca per il terzo anno la sede del meeting internazionale di Forza Nuova con tanto di campo di formazione. Stesso week-end – da venerdì 11 settembre a domenica 13 – e stesse idee reazionarie: stop all’euro, niente immigrazione e un giro di vite contro l’Islam.

Il comune di Milano, dopo centinaia di mail e post sulla pagina facebook, ha decido di non aspettare l’invasione della marea nera e l’assessore alla sicurezza Marco Granelli ha dichiarato: «Penso che questo tipo di raduni non si debbano fare nel comune di Milano. Ho scritto al comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica e ho scritto una lettera a Prefettura e Questura esprimendo parere negativo. In questi raduni ci sono persone che si rifanno apertamente a ideali fascisti, Milano ha una profonda tradizione antifascista e riteniamo che eventi di questo tipo non debbano svolgersi qui».

A replicare a Palazzo Marino è il numero due di Casa Pound e volto presentabile del movimento Simone Di Stefano: «Il Pd ogni volta salta fuori con queste storie: sono al governo, se possono farlo sciolgano CasaPound e avverino il loro sogno bagnato. Ma sanno di non poterlo fare».

Anche l’Anpi di Carlo Smuraglia ha scritto una lettera aperta alle più alte cariche dello Stato, ai presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera, del consiglio dei ministri e al ministro degli Interni, chiedendo il loro “pronto e deciso intervento” in vista delle due “manifestazioni di netta marca fascista” previste nei prossimi giorni a Milano e a Cantù, in provincia di Como.

«La nostra mobilitazione, dunque, è legittima e doverosa ma non basta, perché il primo compito e il primo dovere di intervento – ricorda Smuraglia – spettano alle istituzioni democratiche, che devono sapere, e far sapere, che i diritti di libertà trovano un limite imprescindibile nella natura democratica e antifascista del nostro Stato».

Una richiesta esplicita di divieto rimbalzata fino alla Camera, con la lettera dei parlamentari di Sel al ministro dell’Interno Angelino Alfano.

«Riteniamo molto preoccupante che non si provveda a vietare appuntamenti di questa natura, il cui scopo, in definitiva, è solo quello di propagandare l’odio razziale e l’ideologia fascista», scrivono i vendoliani Daniele Farina e Franco Bordo:«Chiediamo pertanto ad Alfano di intervenire con gli strumenti a disposizione del suo dicastero, attivando le Prefetture di Milano e di Como al fine di impedire lo svolgersi di questi raduni fascisti in palese contraddizione con il dettato costituzionale e con le leggi della Repubblica, che si applicano sia in luoghi pubblici che in luoghi privati».

CASAPOUND AL NORD

Il luogo della festa nazionale delle tartarughe di Casa Pound è ancora segreto, ma un anno fa a Lecce per lo stesso evento in 400 si ritrovarono con un corredo di disordini, risse, contromanifestazioni. Il bilancio fu di dodici esponenti di rilievo di Casa Pound e militanti di organizzazioni salentine dell’estrema sinistra indagate e sottoposte all’obbligo di firma.

Ad aprire la “festa” venerdì 13 settembre i concerti con le band Zetazeroalfa, Bellator, Adl 122, Ddt, Drizzatorti, Bronson che inneggiano la battaglia, la terra nemica, il sistema anti-Stato, la rabbia, il coraggio, il mito dei legionari e la guerra come epopea di ardite gesta e tempi gloriosi. Così, impastando note e parole, si alimenta l’odio.

I neofascisti Gianluca Iannone e Simone Di Stefano hanno il loro quartier generale ed epicentro della manifestazioni a Roma ma si stanno strutturando in movimento nazionale, aprendo filiali a Milano, Cremona, Bergamo, Cremona, Pavia e Varese. Qui si danno da fare con raid toccata-e-fuga e striscioni contro l’Islam, i migranti il governo Renzi.

E poi sportello consulenza tributaria «contro illeciti bancari, cartelle di Equitalia, scadenze e pagamenti all’Agenzia delle Entrate o anche solo a orientarsi nelle questioni legate ai tributi» e iniziative cariche di significato come la distribuzione di alimenti e materiale scolastico. Esclusivamente per cittadini italiani.

IL FASCINO DELLA LOMBARDIA

La ricca Regione Lombardia si conferma come cuore e avamposto dell’estrema destra al Nord: a Varese ogni anno si celebra il compleanno di Adolf Hitler, al cimitero maggiore di Milano «l’altro 25 aprile»: in trecentocinquanta si radunano con il vessillo con l’aquila argentea della Repubblica sociale italiana al campo 10 del Cimitero Maggiore, dove sono sepolti in mille tra caduti della Rsi e i volontari italiani delle Ss.

Nella città medaglia d’oro per la Resistenza a dicembre sono arrivate tutte le sigle della galassia nera internazionale. Su invito di Roberto Fiore di Forza Nuova una nuova alleanza trasversale con i greci di Alba dorata, gli spagnoli di Democracia Nacional, gli svedesi di Svenkarnas Parti e poi il britannico Nick Griffin, presidente del British National Party e compagno di intolleranze di Nigel Farage in terra inglese.

E soprattutto Udo Voigt, eletto europarlamentare sotto le insegne del Nationaldemokratische Partei Deutschlands, Npd, il partito nazionaldemocratico di Germania è la principale formazione di estrema destra sopravvissuta all’orrore del nazismo.

L’ultimo appuntamento a giugno quando alle porte della metropoli si sono ritrovati alla “Festa del sole”: esponenti della destra-destra milanese allo stesso tavolo con gli uomini di Forza Italia e Lega Nord. L’obiettivo? Cercare l’alleanza e scalzare il centro-sinistra dalla guida di Milano.

Il compleanno di Hitler si festeggia a Varese
Ancora un raduno neofascista nel Nord Italia

Sabato 18 aprile i nostalgici del Terzo Reich si ritrovano nella città lombarda con un concerto per “celebrare” il Führer. Con le sigle nazirock che richiamano centinaia di teste rasate per il terzo anno consecutivo

DI MICHELE SASSO

17 aprile 2015

Il 20 aprile 1889 nasce a Braunau am Inn, nell’allora impero Austro-Ungarico, Adolf Hitler. Sono passati più di centoventicinque anni ma, nonostante l’orrore della Shoah, un intero continente devastato dalla guerra, morte e persecuzioni,qualcuno pensa che quella data sia un evento da festeggiare.

Non esiste più il Terzo Reich, la Germania è una solida e moderna democrazia guidata da Angela Merkel, eppure i neonazisti di casa nostra continuano a guardare a quel passato di totalitarismo e antisemitismo per dare un senso al loro futuro.

L’appuntamento è per sabato 18 aprile a Varese, culla del leghismo della prima ora che negli anni novanta si consegnò anima e corpo al nascente partito di Umberto Bossi e Roberto Maroni, entrambi varesini doc. Dal dopoguerra la città, dopo essere stata un serbatorio di voti dell’Msi, è diventata anche una fucina di sigle della galassia nera.

LA NOSTALGIA DELLA PROVINCIA
Ad organizzare l’evento per il terzo anno di fila è il fronte Varese Skinhaeads e la locale “Comunità dei dodici raggi”. Arriveranno le teste rasate da tutto il Paese per assistere al concerto che in scaletta prevede brani nostalgici dei “Garrota”, dei “Nessuna Resa” di Lucca, dei “Testudo Rac’ N’ Roll” di Bari e dei “Malnatt” di Milano.

I testi richiamano la battaglia, la terra nemica, il sistema anti-Stato, la rabbia, il coraggio, il mito dei legionari e la guerra come epopea di ardite gesta e tempi gloriosi.

Così, impastando note e parole, si alimenta l’odio. Per l’occasione gli organizzatori hanno diffuso anche una locandina, in cui è ritratto il Führer a Berlino durante un’adunata di massa. La Comunità dei dodici raggi, che si fa forte di eventi e date simbolo (foibe, 20 aprile, solstizio d’estate e d’inverno), si ritrova a giorni prestabiliti nella sede di Caidate (nel sud della Provincia). Il 10 febbraio scorso in duecento hanno sfilato in città per commemorare le «vittime delle foibe e dei comunisti di Tito». Un corteo che ha cercato di riunire le frange nere locali: da Forza nuova a Casa Pound.

Per tutti i camerati l’appuntamento è la sera del 18 aprile, quando saranno guidati dai cartelli con il simbolo “88” (l’ottava lettera dell’alfabeto indica il saluto nazista «Heil Hitler!»), alla fine dell’autostrada Milano-Laghi, per indicare la meta del concerto. Il luogo è segreto, ma un anno fa si ritrovano in quattrocento a Mornago al Biker Bull cafè. Dove si prevede che convergeranno anche quest’anno.

Birra, slogan antisemita, danze selvagge e truci canzoni contro gli ebrei con gente che dal palco si lanciava a corpo morto sulla folla. Nel 2013 erano finiti nella sede dell’associazione filoleghista “I nostar radiis” (le nostre radici in dialetto locale) che avevano un vecchio casello ferroviario in affidamento, alle porte del capoluogo nel comune di Malnate.

Ad inneggiare al torturatore di ebrei, rom, sinti ed omosessuali ci avevano pensato i neofascisti di provincia (sotto altre sigle) la prima volta nel 2007, con una festa sui generis, celebrata il 23 aprile al locale Biergarten, sulla rive del lago di Varese. I partecipanti cantarono inni nazisti, mentre festeggiavano il compleanno di Adolf Hitler. Gli uomini della Digos ripresero l’intera scena con una telecamera nascosta.

Secondo i verbali dell’inchiesta, quella notte furono storpiate alcune canzoni italiane famose con versi osceni. «Le bionde trecce e gli occhi azzurri e poi» diventò «…la stella gialla sui negozi ebrei». Un crescendo di oscenità: «Azzurro» cantata da Celentano divenne una strofa crudele contro Anna Frank: «Cerco nel ghetto tutto l’anno e all’improvviso eccola qua». Mentre l’inno al criminale delle SS Erik Priebke fu cantato con la musica del cartone animato Jeeg robot d’acciaio e divenne «Priebke, cuore di acciaio…». Persino la canzone «Donne» di Zucchero divenne un folle ritornello razzista: «Negri, du du du, in cerca di guai».

Nonostante l’istigazione all’odio razziale e religioso dopo sette anni e mezzo il tribunale di Varese ha dichiarato i ventidue imputati innocenti per estinzione del reato.

ESTREMO NORD

Questa è terra ostile all’antifascismo, dove la sinistra non ha mai governato, un glorioso passato industriale e una fucina di eversione. Il suo zoccolo duro di professionisti e imprenditori fino all’inizio degli anni settanta ha garantito ai neofascisti dell’Msi un buon 10 per cento di voti, il doppio della media nazionale. Roma, Pisa e Varese sono le tre «piazze» su cui aveva puntato il leader erede della Repubblica sociale Giorgio Almirante.

E qui è nata una pletora di sigle neofasciste, censite dallo storico Franco Giannantoni: Partito della ricostruzione nazionale, Costituente nazionale rivoluzionaria, Comitato di emergenza e salute pubblica, Avanguardia nazionale, Squadre d’azione Zamberletti (è il titolare del bar più famoso del centro), Squadre d’azione gaviratesi, Squadre d’azione Ettore Muti. Agiscono come squadracce fasciste, specializzate in agguati e sono foraggiate da certa borghesia locale.

Durante gli anni di piombo, quando erano all’ordine del giorno scontri tra “rossi” e “neri”, la destra aveva un progetto ben preciso, come spiega Giovanni Bandi, laurea in filosofia, insegnante di storia e a quel tempo membro di Lotta Continua:«Volevano fare di Varese la Reggio Calabria del nord, laboratorio della protesta antisistemica e neofascista. C’era una strategia, teste pensanti, manovalanza pronta a eseguire gli ordini».

Dopo quella stagione, l’insana passione per le idee più radicali ha trovato legittimazione nel tifo organizzato delle squadre di pallacanestro e calcio. La curva è diventata il luogo ideale per diffondere idee e intolleranze. Non più caccia ai comunisti, ma odio contro i «terroni», «gli stranieri», «i rom» e «gli ebrei».

Già nel 1979 i tifosi della squadra di basket Mobilgirgi (la ex Ignis del patron Giovanni Borghi) accolsero i cestisti del Maccabi di Tel Aviv con slogan e simboli antisemiti. Una vergogna internazionale. Nel processo che ne seguì, la proprietà non si costituì parte civile, rifiutandosi di chiedere una simbolica lira come risarcimento.

Trent’anni dopo quelle idee continuano a diffondersi come un virus, con nuovi protagonisti come i naziskin di Blood&Honour, i supporter del Varese calcio che nel 2005 tentarono il linciaggio di un ragazzo albanese. Colpevole solo d’essere albanese, come il giovane che uccise a coltellate Claudio Meggiorin, tifoso e simpatizzante delle teste rasate. Per il sindaco, il leghista Aldo Fumagalli, non c’era alcun allarme: «Bravi ragazzi», nonostante una settimana di cortei con croci celtiche e svastiche, saluti fascisti e caccia allo straniero.

Oggi quella sigla si è estinta ma resiste il filo nero, la tradizione di eversione, gli uomini e i simpatizzanti di quelle idee, riassunte in uno slogan efficace: «Difendi il tuo simile, distruggi il resto».

 

 

 

 

 

L’adunata di tutte le sigle dell’estrema destra a Milano è stata appoggiata da Ettore Fusco, sindaco di Opera e consigliere provinciale. La presa di distanza del suo partito e la contromanifestazione organizzata dalla Cgil con un presidio antifascista

DI MICHELE SASSO

19 dicembre 2014

Svelato l’indirizzo del convegno dell’ultra destra europea è scoppiato il caos.

Ad ospitare l’Internazionale nera domani sarà una sala della Provincia di Milano, in via Corridoni a pochi passi dal Palazzo di Giustizia.

Attesi l’ex generale Eleftherios Synadinos, europarlamentare greco di Alba dorata, Udo Voigt, eletto a Bruxelles lo scorso maggio sotto le insegne del Nationaldemokratische Partei Deutschlands, il partito neonazista tedesco e poi gli spagnoli di Democracia Nacional, gli svedesi di Svenkarnas Parti e il britannico Nick Griffin, presidente del British National Party.

A farsi promotore della concessione dell’auditorium della Provincia Ettore Fusco, consigliere della città metropolitana e sindaco di Opera, paesone alle porte della città.

Fusco è un leghista duro e puro: sette anni fa è stato indagato per istigazione a delinquere per l’incendio del campo nomadi di Opera. È il 21 dicembre 2006 quando la folla partì dalla piazza del comune per bloccare il nuovo insediamento che avrebbe dovuto ospitare 70 persone.

Il presidio di due carabinieri fu travolto con facilità dalla massa: approfittando della confusione, qualcuno mise fuoco alle tende dei nomadi mentre altri bloccavano la strada impedendo il passaggio degli autobus di linea.

I carabinieri indagarono e scoprirono che dietro la spedizione punitiva c’era l’istigazione di due consiglieri comunali locali, Ettore Fusco e Alberto Pozzoli di Alleanza Nazionale.

Nonostante il pogrom in salsa padana nel 2008 è stato eletto sindaco di Opera e confermato un anno fa per il secondo mandato.

Oggi smessi i panni dell’agitatore di popolo si è mosso in prima persona per accogliere a Milano la galassia nera che odia gli stranieri, dietro la spinta degli organizzatori di estrema destra Roberto Fiore e Forza Nuova.

A prendere le distanze da Fusco è anche il suo partito. «È una scelta personale — dice Igor Iezzi, segretario provinciale del Carroccio — L’ha fatto senza interpellare i vertici del partito e se ne assumerà tutte le responsabilità. La Lega e Matteo Salvini non partecipano a questo convegno, noi non c’entriamo niente».

Il presidente della Provincia, l’alfaniano Guido Podestà, minimizza: «So che parteciperanno anche parlamentari europei: essendo stati eletti, per quanto mi riguarda hanno titolo a rappresentare i cittadini».

L’evento ha comunque scatenato le proteste di partiti, sindacati e associazioni, a partire da Giuliano Pisapia: «Ancora una volta la Milano dei diritti è lo scenario di una provocazione dell’estrema destra. Questa volta con la scusa di un “convegno” a cui sono stati invitati movimenti e partiti della destra radicale di tutta Europa», scrive il sindaco sul suo profilo facebook. Ma, per Pisapia, «ciò che appare ancora più grave in questa vicenda è che sia stata la Lega Nord a chiedere alla Provincia di ospitare in via Corridoni questo “convegno”».

In risposta al convegno nero “Europa, una grande libera” previsto per sabato alle 16, verrà organizzato «un presidio antifascista» sul piazzale della Camera del lavoro, poco lontano dal raduno.

Dalla Cgil di Milano la reazione più decisa, con al richiesta al prefetto, alla questura e alle forze politiche di intervenire per vietare lo svolgersi della manifestazione.

«Ancora una volta Milano, città medaglia d’oro della Resistenza, verrà sfregiata da un raduno nazifascista in un luogo istituzionale — accusa Graziano Gorla, segretario della camera del lavoro — È grave che la Provincia abbia concesso i locali a formazioni che esplicitamente invocano il ritorno di un passato fatto di dittature, guerra e intolleranza, ormai cancellato dalla storia».

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