I giudici amministrativi respingono il ricorso di Michele Emiliano contro i sondaggi sismici finalizzati alla ricerca di petrolio autorizzati dal Governo sui 14mila chilometri quadrati che vanno dal Gargano a Leuca

 

Succede ora, figuriamoci cosa accadrebbe se la riforma costituzionale dovesse passare dando pieni poteri al Governo centrale a dispetto delle Regioni e delle sensibilità territoriali. Il 4 dicembre prossimo, Referendum Costituzionale, il quesito vero è: volete voi dare al Governo tutto il potere di decidere cosa fare dell’Italia e delle sue bellezze, anche sulla pelle degli italiani?

Ora, l’unica rivalsa concessa alla Regione Puglia è quella di impugnare la sentenza del Tar (Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio davanti al Consiglio di Stato.

Trivelle, Tar Lazio gela la Puglia e respinge il ricorso della Regione: sì alle ricerche in mare

Tre a zero per le trivelle. Il Tar del Lazio ha bocciato con tre sentenze tutti i tre ricorsi contro la ricerca di giacimenti nel mar Ionio. Manca l’ultimo passo, il timbro finale dello Sviluppo economico, e la piccola società petrolifera Enel Longanesi — società che l’Enel ha appena venduto alla compagnia statunitense AleAnna — potrà condurre ricerche strumentali per scorpire se sotto il fondale del mar Ionio ci sono giacimenti di petrolio o di metano.

Dopo alcune settimane di studi, se individerà giacimenti dovrà avviare una nuova procedura di autorizzazione e una nuova procedura ambientale per vedere con lo scavo di un pozzo esplorativo se il giacimento ecografato esiste davvero. E se anche il pozzo esplorativo confermerà la presenza di risorse, terzo giro di autorizzazioni e valutazioni ambientali.

Sotto i fondali compresi fra Calabria, Basilicata e Puglia gli esperti prospettano riserve rilevanti. Dal punto di vista della geologia, le condizioni sono perfette per scoprire rocce impregnate di idrocarburi come il greggio e il gas. Diverse società avevano presentato richieste per poter ispezionare il sottosuolo con una specie di ecografia colpendo il fondale con bolle di aria compressa per ascoltarne l’eco profondo (è la tecnologia dell’air gun).

Il progetto più interessante era quello della Shell. Però i limiti imposti mesi fa dal Governo contro lo sfruttamento di nuovi giacimenti vicini alla costa aveva costretto diverse compagnie alla fuga dall’Italia, Shell compresa. Ma le aree per 750 chilometri quadri chieste dalla Longanesi-AleAnna sono in alto mare, oltre le 12 miglia dalla costa (circa 22 chilometri), e quindi sfuggono ai vincoli.

Nella primavera 2013 l’Enel Longanesi aveva chiesto al ministero dell’Ambiente la valutazione d’impatto ambientale (Via) per poter fare l’ecografia alle rocce. Nel dicembre 2013 la commissione di valutazione di impatto ambientale del ministero aveva detto di sì, a patto che la compagnia si attenesse ad alcune prescrizioni affinché l’ecografia non creasse alcun danno all’ambiente. Le Regioni Calabria e Puglia avevano espresso parere contrario. Nel giugno 2015 il ministero dell’Ambiente aveva concesso con un decreto il via libera ambientale finale. E le Regioni subito erano corse a lamentarsi al Tar Lazio per far annullare il decreto finale dell’Ambiente e tutti gli atti che l’avevano preceduto.

Il Tar del Lazio risponde in modo abbastanza sobrio al ricorso della Calabria. Più articolata la sentenza di bocciatura contro la Puglia: per esempio nel contestare l’inquinamento di altri Paesi vicini la Regione «fa riferimento al Mare Adriatico — osserva il Tar nella sentenza — quando il progetto in questione è collocato invece nel Mar Ionio».

Terrificanti i commenti del Tar nella sentenza sulla Basilicata. Qualche esempio. La Regione contesta il fatto che il via libera ambientale è stato dato «senza tener conto della ferma opposizione manifestata dalle Regioni interessate». Storie. Il ministero dell’Ambiente ha collezionato quasi un centinaio di commenti, contestazioni, osservazioni e suggerimenti da Province, Comuni, associazioni, parrocchie, circoli, giornali, sindacati, associazioni, blog e singoli cittadini, tutti si erano espressi tranne l’unico ente cui era stato espressamente chiesto di esprimersi con lettere e solleciti: la Regione. La «ferma opposizione» della Regione era stata il silenzio totale. Oppure, la Basilicata protesta che è stato violato il Piano delle Coste: ma la Regione non ha mai varato, adottato, approvato questo inesistente Piano delle Coste. Ancora, la Regione paventa «fuoriuscite di gas e/o a fenomeni di blow-out di gas durante la perforazione», dimenticando che il progetto di ecografia del sottosuolo non prevede di piantare non una perforatrice ma nemmeno una cannuccia di chinotto.

 

 

Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso della Regione Puglia contro le trivelle in Adriatico. L’ente guidato dal governatore Michele Emiliano si era schierato al fianco delle località costiere come Mola di Bari, Polignano a Mare e Monopoli, che chiedevano di fermare le ricerche petrolifere in mare per non compromettere l’attività di pesca che avrebbe ridotto la produzione dell’80 per cento. Lo riferisce La Gazzetta del Mezzogiorno.

I Comuni interessati sono stati informati di altre autorizzazioni, oltre le tre approvate dal ministero a favore della Northern e Spectrum Petroleum. In particolare le zone interessate alle nuove ricerche si trovano a 20 chilometri est di Mola e a 10,2 chilometri da Monopoli su una superficie di 264 chilometri quadrati. Ricerche anche a 50 chilometri dalla costa a Nord Est di Brindisi su una superficie di 729 chilometri quadrati. Poi vi è un’altra area di mare vasta che va dal Gargano a Leuca estesa per 14mila chilometri quadrati.

Queste autorizzazioni avevano scatenato le proteste dei Comuni e dello stesso governatore che avevano presentato ricorso contro il parere positivo sulla compatibilità ambientale, rilasciato dal ministero dell’Ambiente. Ma la battaglia pugliese si è infranta sull’uscio dei giudici amministrativi che hanno respinto il ricorso perchè l’istanza riguarda una ricerca sismica legata alla ricerca di petrolio. E come tale l’area interessata si colloca, quindi, al di fuori della fascia di tutela che insiste su una distanza minima di 12 miglia. Ora alla Regione Puglia non resta che valutare l’opportunità di impugnare la sentenza del Tar e rivolgersi al Consiglio di Stato.

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