Introduzione: chi siamo, da dove veniamo.

– Impero romano: Augusto imperatore nel 27 aC. Termina con Romolo Augustolo nel 476 dC. Territorio: fertile, bacino del Mediterraneo, traffici commerciali. Struttura imperiale, basata sul potere militare.

– Medioevo: stesso bacino territoriale. Struttura in città o stati molto piccoli. Eccellente preservazione delle radici della cultura artistica e scientifica.

-1492. Cristoforo Colombo connette Europa e continente americano. Nascono le potenze coloniali, Portogallo, Spagna, Francia, Inghilterra, Paesi Bassi. I traffici navali implicano l’Atlantico. Il Mediterraneo rimane con ruolo inferiore. Le potenze coloniali occupano l’Italia con forme di governo variabili.

– Alla fine del ‘700 incomincia l’era del carbone, macchine e motori. Fabbriche e ferrovie compaiono nell’800. Marx teorizza tale dinamica.

– 1861 creazione del regno d’Italia. Termina nel 1946. La struttura di confederazione sostenuta da molti pensatori viene rifiutata in favore di monarchia dotata di potere esecutivo, legislativo, giudiziario, con Statuto.

– Repubblica italiana, dal 1946 a oggi.

A cosa serve questo richiamo? A far meditare sul fatto che Il presente italiano è l’esito di un passato enormemente complesso. Sarebbe bene cercare di capirlo, nel bene e nel male.

La costituzione

La Costituzione repubblicana italiana è stata scritta subito dopo la guerra devastante che aveva implicato non solo la fine della debole e corrotta monarchia sabauda intrecciata a venti anni di capitalismo fascista, ma tutti gli stati d’Europa, più Russia e Giappone. Emergeva nel 1945 l’impero militare industriale americano con pretesa di dominare tutto il pianeta Terra, essendo in possesso dello strapotere nucleare. Pretesa che si evidenzia con continuità fino al presente.

Nelle condizioni di totale debolezza in cui si trovavano gli uomini che formularono la Costituzione scrissero un testo poetico espressione di principi ideali utopici. Come mai utopici? Perché l’Italia non era una nazione ma un territorio devastato, con una potente storia di pensiero arenata su un presente di vassallaggio. Basta ricordare che nel 1949 l’Italia entra forzatamente nella NATO e di conseguenza nel 1951 cede, regala, agli USA porzioni di territorio nazionale per le tre basi militari di Camp Darby, Sigonella e Vicenza. [presidente della repubblica Einaudi e presidente del consiglio De Gasperi]. Dove era finito il concetto di sovranità dello stato e dei suoi princìpi fondanti? E’ come prendere una suorina vergine e pura che canta dolcemente un inno alla vita eterna e poi entra in un bordello a concedere il suo corpo.

I grandi politici tipo De Gasperi o Andreotti erano totalmente servi dell’America. La nazione Italia andava avanti con una dinamica di sottomissione tecnologica ed economica (eliminazione di Mattei, Ippolito, Olivetti) e di furbizia, l’unica arma che resta in mano e che caratterizza i servi. Lo sappiamo fin dai tempi antichi. La corruzione italiana è sempre piaciuta agli USA. Ricordo alle riunioni generali della NATO (anni 1991-1994) il rappresentante italiano che non sapeva parlare inglese e stava seduto appoggiato al tavolo dell’immensa sala a leggere i giornali (orrenda vergogna per me che ero costretto a stare seduto dietro a lui secondo le gerarchie d’uso). Quando si chiedeva il voto la segretaria che sapeva l’inglese gli dava un colpetto, lui si muoveva alzando la mano per indicare che approvava la mozione richiesta, che era sempre quella degli USA. Questo comportamento era graditissimo agli Americani.

E così a casa, cioè nel parlamento italiano, vegetavano i corrotti. E’ dal 1947 che elaborano nomi e regole per alimentare privilegi vari. Questi trucchi continuano adesso con facce nuove e tante parole fra cui la riforma costituzionale di cui si straparla oggi. Nulla di nuovo rispetto alle osservazioni citate sopra. I poteri dominanti, nucleare e bancario, gradiscono ovviamente un governo italiano sufficientemente autoritario ma che continui a obbedire, come sempre (*). La proposta di modifica alla Costituzione va esattamente in questa direzione, e il sostegno dei poteri dominanti è palese.

Non è il testo della Costituzione che si deve cambiare ma la scelta degli individui che entrano nelle strutture dello Stato, perché sono loro che conducono la dinamica della nazione. Se una squadra di calcio non va bene si lavora sui calciatori e sull’allenatore non sulla misura dell’area di rigore, o sulle regole del fuorigioco, o della palla al centro. Se una struttura operante nel mondo agricolo o commerciale o industriale manifesta delle imperfezioni si analizza il funzionamento dei suoi membri nei loro vari ruoli, non si dà la colpa alla definizione dei concetti di “coltivazione”, “mercato”, “prodotto”. Se il presidente del consiglio va al colloquio con il presidente degli Stati Uniti e non sa parlare in inglese, ha due scelte, o impone l’italiano (davvero?) o si porta dietro un interprete. In realtà fa brutta figura, non si venga a dire che occorre una modifica della Costituzione onde dargli più dignità. Dobbiamo sostituirlo con un uomo competente e veramente degno del ruolo che copre. E così via.

Chi propone i cambiamenti che sono adesso oggetto del referendum? Un consesso di saggi? Lontanissimi da ciò. Quando vedo in azione alla TV i politici che sono giunti al potere non so come e perché, all’opera nell’illustrare le modifiche costituzionali, e mi riallaccio alla mia esperienza triennale alla NATO vedo in azione una tragica continuità di inadeguatezza. Dobbiamo portare al Parlamento e al Senato le persone giuste. E’ ciò facile? No, è difficilissimo. Ma quando una popolazione non è nazione sana, cioè sufficientemente ben definita nella sua dinamica storica, le sciagure provenienti dall’esterno arriveranno inattese e incomprese dalla classe politica in atto. Davvero si deve parlare di rimpallo fra Camera e Senato che deve essere curato? Apriamo gli occhi e cerchiamo di capire perché esiste la quasi totale incapacità di analizzare le cause dei veri problemi globali. Il più vicino è il flusso migratorio, che è visibile ma parte da lontano.

Molto più difficile da capire, perché invisibile, è l’accerchiamento nucleare della Russia che l’America sta eseguendo in certe aree sotto l’etichetta della NATO e in generale con la giustificazione di doverosi interventi di pace. Certamente i politici con scorta e auto protettiva non vedono niente. Ovvero sono occupati a bisticciare in TV per cercare consensi in un certo bacino di elettori, indicando i fatti locali e le loro cause immediate. E così i super ricchi con case blindate dislocate in vari posti della Terra se ne fregano. Ma non sono né i politici che abbiamo oggi, né i super ricchi orbitanti nella finanza globale i portatori dell’intelligenza. E allora che succede nel futuro dell’intelligenza degli italiani?

Conclusione.

Nel corso del tempo, andando indietro di tre o quattro millenni, si sono succeduti molti modi di agglomerarsi delle collettività umane. Si va da strutture di potere assoluto sacro ereditario come nell’Egitto dei Faraoni, a modi spontaneistici come nelle tribù della foresta. Le strutture coesive si basano su moltissimi parametri dei quali citiamo due principali: l’eredità culturale e l’appartenenza al territorio. E’ difficile dire quando nascono i concetti di Nazione e Stato, un punto di riferimento, anche se relativamente arbitrario, può essere la rivoluzione francese. Accettati questi concetti vediamo che essi sono connaturati al problema di formulare la connessione fra la volontà delle persone incluse nella Nazione e il potere dello Stato. Questa connnessione è definita dalla Costituzione. E’ una scrittura formale che esce dal cervello di uomini, non dal volere divino o dalle leggi della fisica. Definita la Nazione e scritta la sua Costituzione, partono gli innumerevoli problemi della dinamica umana interna alla Nazione intrecciata alla dinamica del potere dello Stato.

La “classe politica professionale governante”, con le sue definizioni e le sue norme, è l’interfaccia fra la comunità degli esseri umani formanti la Nazione, portatori della complessità della vita, e le direttive della Costituzione (**). Osserviamo che questo ruolo di professionisti governanti c’era anche prima della nascita delle costituzioni. Con la comparsa del binomio Stato-Costituzione la definizione di classe politica è più precisa. Comunque il probema fondamentale, vitale, è questo: come, in che modo, con quali mezzi la moltitudine dei cittadini sceglie e guida la classe politca che a sua volta dovrà guidarli e governarli? All’interno della Nazione ci sono le radici del pensiero, dell’arte, della scienza. Ma ci sono anche le radici della stupidità, della criminalità. La salute di una Nazione è il concetto più complesso che esista. Nazione sana, Stato sano, che bello. Esiste?

La nostra costituzione è pura e ingenua. La struttura dei poteri dello Stato è ovviamente evolutiva (la tecnologia e i modi del vivere cambiano in continuazione, le interazione con altre Nazioni cambiano in continuazione). E’ la capacità di evoluzione del funzionamento dei poteri dello Stato che deve essere intelligente e degna del portato del pensiero appartenente ad una certa Nazione. Queste sono osservazioni basilari. E’ la buona fisiologia degli organismo dello Stato il punto cruciale. Arriviamo ora alla proposta di modifica costituzionale che ci angoscia perchè è indizio di malfunzionamento fisiologico dell’interfaccia Cittadino-Stato, cioè della classe politica avente il compito di governare. La proposta di modifica è nata non si sa come, è scaltra, ed eterodiretta. Non è nata dal cuore e dalla mente dei cittadini, I quali sono stanchi della classe politica dirigente. O si assentano o si associano passivamente. La classe politica mette in azione la furbizia, che abbiamo visto essere vecchia. La campagna elettorale è sempre più caotica. Il SI e il NO sono diventate mosse su un campo da gioco di voltagabbana che fanno giravolte non sulla scala del tempo dell’anno, del mese, del giorno, ma della stessa intervistaTV. Vogliamo accordarci con loro?

Il NO dovrebbe essere un messaggio di dignità, di volontà di rifare le nostre scelte di uomini, non di rifare codicilli, articoli, paragrafi. Il ritornello del semplificare oggi vuol dire proseguire nella strada della furbizia. E questo lo pagheremo carissimo nel futuro.

Luigi Sertorio nato nel 1933 a Torino, professore associato di Ecofisica alla Facoltà di Scienze dell’Università di Torino. E’ stato per quindici anni visitatore consultant della Divisione Teorica del Los Alamos National Laboratory, e per tre anni membro della Divisione V della NATO, Affari scientifici. E’ autore di circa novanta pubblicazioni di Fisica teorica, e di libri come, Thermodynamics of complex systems (World Scientific, 1991), Storia dell’abbondanza, 2002. Vivere in nicchia e pensare globale, 2006. Cento watt per il prossimo miliardo di anni, 2008, e molti altri  sertorio@to.infn.it
16.10.2016

 

Note

(*) Come riferimento per inquadrare i concetti di asservimento e sovranità mi limito a citare l’espulsione della sede NATO da Parigi nel 1966 su ordine di De Gaulle (viene trasferita a Bruxelles) e la non esistenza di basi militari USA in Francia. Come mai? La Francia, sempre su direzione di De Gaulle, nel dopoguerra è diventata una potenza nucleare, la terza nel mondo dopo USA e Russia.

(**) Osservazione. C’è un rapporto precostituito fra il numero dei cittadini e il numero dei componenti della classe governante? Re, Corte di Versailles e popolo francese alla fine del Settecento. Oggi, in Italia, Parlamento, Senato e 61 milioni di italiani. Quali sono i numeri che descrivono tali strutture? Domanda da capogiro. La struttura del potere è una articolazione complessa, include la dinamica del denaro, la capacità unificante della religione, le diramazioni operative della criminalità, tutti canali dotati di diversissime morfologie agenti sul tessuto sociale. Tanti auguri a chi vuole meditarci su.

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