Lo statomafia comanda ancora

La storia di Attilio Manca è davvero sconvolgente. Per chi non la sapesse la riassumo:
Un giovane chirurgo di 34 anni, che ha inventato una nuova tecnica molto efficace per operare il cancro alla prostata e per questo è considerato il miglior chirurgo italiano per questo intervento, viene chiamato per operare un certo signor Troia a Marsiglia.
Il giovane chirurgo al suo ritorno commette un errore fatale: racconta al telefono a un amico di essersi accorto che l’uomo che ha operato è Bernardo Provenzano.
Nemmeno un mese dopo il giovane chirurgo viene trovato morto a casa sua. Il corpo e il volto sono tumefatti, massacrati dalle ferite. Le pareti sono piene di schizzi di sangue.
Come è morto secondo voi? Ammazzato di botte?
No. Secondo la polizia è morto di overdose. Eroina. Pensavate che i chirurghi si facessero semmai di coca per stare più concentrati? Che un eroinomane difficilmente potrebbe riuscire ad usare il bisturi?
Chi lo ha ucciso non si deve preoccupare di rispondere a domande logiche. Non si sono nemmeno preoccupati di informarsi se fosse mancino come in effetti era e gli hanno fatto l’iniezione sul braccio sbagliato.
Perché non si devono preoccupare? Perché sanno che ai familiari non sarà permesso di vedere il corpo. Che non sarà fatta l’autopsia. E sanno che trattandosi di Provenzano, l’uomo con cui lo stato ha stipulato un patto, nessuno potrà chiedere giustizia per quell’assassinio.
Così oggi ai familiari è stato impedito perfino di costituirsi parte civile. E nonostante le prove schiaccianti il processo sulla morte di Attilio Manca è un processo per droga.
E tutto questo non accade tanti tanti anni fa quando c’era la mafia. Tutto questo succede nel 2004.
E a proposito di trattativa stato-mafia, c’è anche una piccola curiosità. Quando iniziò il processo Manca, arrivò un messaggio dal Presidente della Repubblica Napolitano che invitava il procuratore a sbrigarsi.
Come mai Napolitano si è interessato a che si chiudesse presto un processo che indaga su dei possibili spacciatori?
Ci sono tanti altri dettagli che non menziono ma che potete approfondire nel link allegato o nel libro di Lorenzo Baldo “suicidate Attilio Manca”.
O dove volete, le informazioni in rete si trovano.
Stiamo vicini ai familiari. Immaginatevi il loro strazio a trovasi così impotenti, ad aver subito una violenza così inaudita
PS aggiungo che molto di quello che si sa lo si deve a “chi l’ha visto”, tanto per dire la giustizia come funziona

 

Attilio Manca, storia di un medico siciliano “suicidato dalla mafia ...

 

L’appello della madre di Attilio Manca un mese dopo l’inizio degli attacchi nei loro confronti
Il primo impatto è un pugno allo stomaco.Angelina mi accoglie stremata sulla porta di casa. Svuotata, annichilita, disillusa eprofondamente segnata da 30 giorni di sofferenza. Giorni e notti “da incubo”, afferma decisa. Accanto a lei suo marito Gino è una sorta di controfigura, lo sguardo perso dietro ad una domanda: perché? Perché degli esseri miserabili si accaniscono contro due genitori già feriti a sangue dalla morte di un figlio? Fin dove può arrivare la malvagità umana quando si infierisce contro un padre e una madre che non hanno più nulla da perdere? La sensazione è quella di trovarsi di fronte due persone sull’orlo dell’abisso. Angelina mi fa vedere il giardino dove le sue piante, in alcune parti, appaiono appassite e rinsecchite: orchidee, rose, gelsomini, geranei, clivie e poi ancora l’albero di magnolia, l’agapanthus e l’asparago. La mamma di Attilio è pesantemente provata nel corpo e nello spirito per questi 30 giorni di notti insonni, con bruschi risvegli notturni causati da quell’odore acre che pare volerli soffocare lentamente. Ma ha ancora un briciolo di forza per guidarmi in quella che un tempo era una casa felice e che ora appare sempre più come una prigione. Saliamo sul terrazzo da dove si vede ancora meglio la sofferenza della magnolia. Gli occhi di questa donna, capace di lottare con tutta se stessa per avere verità e giustizia per la morte del figlio, non sono più quelli di una volta. Quel dolore lacerante che dal 2004 si è insediato nel suo cuore e che non le dà tregua, ha dato spazio ad un senso di sconfitta che brucia più del sale sulle ferite. “Maledetti, cosa volete di più da noi…”, sussurra Angelina guardandosi attorno. Rientriamo in casa per parlare un po’, l’aria è pesante, gravida di rabbia e disperazione. Dalla terrazza di fronte una vicina bagna le sue piante, lancia qualche occhiata al giardino dei Manca ostentando indifferenza. A Barcellona Pozzo di Gotto tutti sanno quello che sta vivendo questa famiglia, come sempre la città è spaccata tra chi manifesta loro solidarietà e chi osserva in silenzio. E sono proprio le persone più vicine ad assumere le sembianze dei pescecani che nuotano vicino alle loro prede in attesa di sferrare il colpo mortale.
Dopo aver cenato a casa del fratello di Attilio, Luca – che cerca insistentemente di scuotere sua madre da quello stato di prostrazione – si ritorna in via Spagnolo. Le luci della strada illuminano debolmente il giardino. Angelina si ferma un attimo. Il timore che anche questa notte si possa rivivere quel tormento è tangibile. Ma non vuole pensarci più. Un saluto e si va a dormire. Nella camera di Attilio c’è un silenzio irreale, ripenso alla profonda ingiustizia perpetrata nei confronti di questi due anziani genitori da persone indegne di essere definite tali. Animali? Nemmeno. Esseri malvagi ricolmi del loro odio che evidentemente vogliono portare allo sfinimento quest’uomo e questa donna al punto da fargli abbandonare la loro casa. Questi esseri dalle anime nere sono ignari però che, quella che Totò chiamava“’a livella”, arriverà anche per loro. Il pensiero dello stato in cui ho trovato Gino e Angelina mi impedisce di prendere subito sonno.
Al mattino ritrovo Angelina e Gino leggermente più riposati. Questa notte non ci sono stati attacchi e, al di là dell’adrenalina che li costringe ad un sonno particolarmente leggero, appaiono meglio di come li ho visti il giorno prima. Mi avvio alla Caserma dei Carabinieri per avere informazioni sul seguito della denuncia dei Manca contro ignoti depositata diversi giorni fa. L’ufficiale presente garantisce che stanno procedendo con tutti i loro mezzi, che non verrà trascurato alcunché e che sono in procinto di espletare nuovi atti. Prima di rientrare a Palermo registro un video con una breve dichiarazione di Angelina. L’umiltà e la dignità di questa donna illuminano il suo volto. La stanchezza e il dolore sono celati da una determinazione ad andare avanti che non ha eguali. Angelina non nasconde il suo stato d’animo e la sua vulnerabilità, ma dietro il suo sorriso appena accennato c’è la forza disarmante di chi è nel giusto che nemmeno le belve che si ostinano ad attaccarli potrebbero mai sopportare. La madre di Attilio Mancaracconta la genesi di quello che stanno vivendo e la particolarità del fatto che anche altri testimoni hanno vissuto la loro esperienza. “L’altra sera – racconta Angelina – sono venute delle amiche a trovarci, a un certo punto non ho detto nulla, stavo cominciando a stare male, ma prima ancora che ne parlassi mi hanno detto: ‘sento bruciore alla gola, mi si stanno gonfiando le labbra, mi lacrimano gli occhi, sento un senso di soffocamento, una confusione mentale…’. Allora ho detto loro: ‘ora capite quello che stiamo vivendo da circa un mese…’”. “Io non comprendo – conclude – perché si debba far vivere tutte queste angherie a una famiglia che ha subìto un lutto, che è stata privata di un figlio in un modo così vergognoso e vigliacco… perché…?”. L’appello finale di questa donna – rivolto alle Forze dell’ordine – è racchiuso in un soffio: “Aiutateci, fate finire questo incubo”. Un grido che non ammette silenzi e omissioni. Che impone il massimo sforzo da chi ha il dovere di vigilare.

Video
L’appello di Angelina Manca alle Forze dell’ordine

Attilio Manca, caso archiviato: niente processo per i cinque indagati

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