Ora che è passato un po’ di tempo penso di poter dire qualcosa sul mio ultimo video: “Balasso e il parallelepipedo”. Mi sono letto un po’ di commenti su yt e devo dire che è interessante notare come l’arte abbia la capacità di dire un sacco di cose che gli artisti non vogliono dire. Dice bene chi dice che l’opera, una volta che se n’è uscita, non appartiene all’artigiano che l’ha costruita, ma a chi la “consuma”, che ne fa l’uso che più gli aggrada. Ed è bene che sia così. Non stupitevi se pongo la cosa chiamata arte e la cosa chiamata artigianato sullo stesso piano, perché secondo me lo sono.
Penso di dover “parlare” di ciò che scrivo perché noto che molti sono convinti che i video di telebalasso siano improvvisati, ma in realtà ogni minima virgola è scritta e pensata. Così stanno le cose, non è un vanto, è una constatazione.
Mì spiace solo che qualcuno (molti) nell’ansia scolastica di riassumere un tema, di taggare, di dare un titolo alle cose del pensiero, si affretti a dire che lo spot sull’auto è la solita tirata contro la pubblicità, che il dibattito televisivo è la solita tirata contro la televisione, che il dialogo al call center è la solita tirata contro i telefonici eccetera. Mi sono abituato, leggendo le poche critiche che mi va di leggere sul teatro a una certa banalizzazione e mi sono convinto che banalizzare il racconto di un’opera per dire che è banale (e quindi sentirsi superiori) non banalizza l’opera, banalizza il racconto. Della mia prima Cativìssima scrivevano che era uno spettacolo contro la Lega. Perché poi dovrei scrivere solo cose contro qualcuno non l’ho mai capito.
Soprassediamo. Se proprio volessimo trovare un tema, o un filo conduttore, direi che il filo conduttore è il frame, inteso in senso un po’ più superficiale rispetto a ciò che dice Lakoff. Non spaventatevi, come tutte le cose intellettuali, è molto più semplice di quanto sembri. Il discorso iniziale sul parallelepipedo, con un’osservazione quasi etologica sugli animali domestici, quali noi siamo, imprime una linea a tutto il video: la nostra visione del mondo è ottimista o pessimista, positiva o negativa, a seconda di riflessi stimolati dal ricordo. Le varie fasi del video vanno a raccontare alcuni momenti nei quali noi scambiamo la successione delle fasi del rito con la sostanza del rito. Quando vedo uno spot su una macchina vengo bombardato di stimoli che servono a creare dei riflessi ai quali reagirò. La macchina di lusso è presentata sempre come un oggetto maschilista che serve a chiavare e non è importante che la tecnologia sia utile, quel che conta è che sia innovativa e stupisca destando invidia. Il senso del giocattolo. Questo frame stimolerà in me reazioni particolari, nelle quali i contenuti (cos’è una macchina? Come mi fa spostare? Davvero troverò solo strade deserte? Davvero tutto questo surplus di tecnologia mi “serve”?) passano in secondo piano sovrastati dal luccichio dei giocattoli e dagli sguardi scopabili delle fighe. La cornice diventa più importante del quadro. Ma questo ci fa interrogare anche quando le cornici sembrano solide e affidabili: davvero ha un senso spendere 80 euro per una bottiglia di vino? E se uso gli stessi gesti posso farmi oagare lo stesso prezzo per una bibita gassata? Cos’è il “valore” di una cosa? Basta una cornice? Pare di si. Nei negozi della Apple, gli accessori sono sotto chiave come in gioielleria e così, dopo che ti hanno aperto la vetrina e ti hanno chiesto i tuoi dati per registrarti con la scusa della fattura, sei tu che devi essere affidabile non più loro, perché la Apple “dichiara” di esserti superiore per il semplice fatto che tu vorresti rubare un caricatore. Ecco perché il caricatore, cioè un filo con due circuiti, costa 50 euro.
Allora chi sa parlare in televisione è un politico migliore di chi è impacciato, si guadagnano voti semplicemente “vincendo” un dibattito televisivo, che non significa fare politica, ma semplicemente parlarne; uno scienziato impacciato sarà considerato un ciarlatano, mentre il ciarlatano che parla del quarto cielo e dell’occhio di Dio sarà considerato un luminare solo perché è abituato a stare in televisione e le luci non gli dànno fastidio. Un centro assistenza serve a far quadrare la propria cornice, non assiste, non gli interessa, non lo puoi raggiungere, è in un paese lontano, qualsiasi problema ti faccia arrabbiare è trascurabile con la frase: “Non dipende da me”, nessuno vuole essere più respons-abile, non siamo più abili a rispondere dei nostri gesti. La beneficenza non serve più a conseguire uno scopo, tant’è che quando lo fa (cioè quando fa ciò per cui esisterebbe) viene lodata come esempio di onestà. Il motivo per cui facciamo i gesti non è più importante, la cornice ha preso il sopravvento. Viviamo la nostra vita come se ci preparassimo un caffè con il veleno al posto dell’acqua e la sabbia al posto del caffè, quel che conta è il gesto, anche quello intellettuale, e allora riempiamo i nostri pensieri di frasi fatte, che non sono altro che cornici: leggo un buon libro davanti al fuoco (già, ma cos’è un “buon libro” per te? E perché dev’esserci il fuoco? Non posso leggerlo davanti all’acqua?) bisogna essere se stessi (già, ma chi sei?), mi piace viaggiare (tipo rappresentante?) e allora se ci dicono che abbiamo detto una fregnaccia rispondiamo che guardano il dito e non la luna e allora la volpe e l’uva e allora sono responsabile di quel che dico e non di quel che capisci, tutte cornici d’effetto che abbiamo visto in giro e delle quali non abbiamo compreso appieno il contenuto. Ma ovviamente, tutto questo è solo come la vedo io.

 

 

La società dello spettacolo
Ormai è chiaro che la società dello spettacolo diffuso, preconizzata da Debord ha preso il sopravvento ed è sempre meno leggibile nei suoi meccanismi. I giornali (in Italia) riportano gli “esiti” del dibattito televisivo tra Clinton e Trump, Clinton pare abbia “vinto” il dibattito ma i sondaggi dicono che il risultato è incerto. E nel meccanismo spettacolare in cui la battaglia conta più dei morti, non ci si chiede più il motivo per cui si fa tutto questo e non ci si domanda più come mai, se Trump è il “miliardario”, Clinton non sia la poveretta. Lo sparo dei colpi segreti affascina la gente, che cade facilmente nei luoghi comuni e nei paradossi: perché, ad esempio, come rileva una vignetta di Charlie Hebdo, l’osannato Roosvelt era poliomelitico, l’osannato Kennedy aveva un perenne mal di schiena, l’osannato Nixon era etilista e soltanto per la polmonite della Clinton si sono fatte un sacco di polemiche? Ma ci sono altre domande che non possono essere trascurate: Perché la Clinton, che sarebbe il primo presidente donna, e quindi un simbolo forte, si presenta col nome del marito ex presidente? Perché Obama, lungi dal ridurre le spese militari, le ha aumentate? Perché non si nota nessuna differenza evidente tra le proposte repubblicane e quelle democratiche? Perché i politici americani somigliano sempre più ai personaggi dei Simpson?
I milioni spesi per le campagne elettorali stanno a dimostrare che ciò che sta a cuore, al di là delle belle parole, siano gli interessi propri prima di quelli comuni. L’America è l’indiscutibile modello della democrazia occidentale e tutti gli altri paesi si accodano, chi più chi meno ortodosso, alla linea di quello spettacolo.
Qui in Italia lo spettacolo è una replica stanca di quello scintillante d’oltreoceano. Nel Movimento 5 stelle nessuno o solo qualcuno sembra chiedersi come sia possibile che in un movimento politico che grida onestà democrazia e trasparenza, quello che tiene il sito decida di fare il leader senza mettersi ai voti, il figlio dell’ideologo sia legittimato per questioni di dna e un direttorio, che già prima puzzava di circoletto oligarchico, salti all’improvviso. Nel PD nemmeno si tenta più di fare quadrato e ciascuno approfitta dei passaggi tv per tirare le famose polpette sotterranee di prodiana memoria, e tutto si gioca con uffici stampa, uffici comunicazione e uffici relazioni pubbliche.
Tutti i partiti e partitini si accodano e cercano tribunette dalle quali lanciare le proprie campagne d’ingaggio. Il popolo guarda ancora la televisione. La più parte è convinta che House Of Card non sia una critica ma un modello. Internet puzza di merce lontano un miglio ed è la spettacolarizzazione globale della merce, nella quale Medjugorie è come la tecnologia, Einstein è come Briatore, un rutto e un sonetto del Petrarca emettono lo stesso suono, e i dibattiti politici si vincono se il meme è più divertente. E le persone diventano merce e ogni tribuna diventa vetrina, il sottoscritto mette giù la propria fallace (come quella di tutti gli altri) opinione, i giornali la riportano come si trattasse di una voce autorevole. Ho perfino degli “avversari”, tutta gente che combatte contro un cartone animato. Molta gente mi elegge a guru e io sto scappando come Brian di Nazareth, e gli agguerriti “avversari” dicono che me la tiro da guru. Molti scambiano i commenti ai miei post per i corollari dei miei post dandomi quindi, a seconda dei casi, del grillino, del piddino, del fascista, del berlusconiano, del populista, del qualunquista. Ancora oggi mi chiedono di intervenire nei dibattiti sul cibo biologico, materia di cui non so un cazzo. Ancora oggi mi chiedono di fare lezioni sulla politica e sui social network, materie di cui non so un cazzo. È il trionfo della gif, quaranta righe sono più facili da sniffare che da leggere. Il fatto che ciò che avviene nell’amministrazione non equivalga mai a ciò che l’amministrazione dichiara è il segnale che lo spettacolo ha preso il sopravvento sulla materia.
Centinaia di decreti legge già firmati giacciono inerti e inapplicati e si continuano a promulgare nuove leggi che cambiano le virgole a quelle vecchie, come se il decreto risolvesse un tema solo perché “si occupa” del tema. mentre la nostra osannata costituzione è un panetto di pongo in mano a oscuri e pagatissimi funzionari. Non c’è legge che non contenga scale mobili per portare alla luce nuove congregazioni di mutuo maneggio, non c’è referendum che non puzzi di trabocchetto e chi vuole dinamismo vede nell’immobilità il miglior modo di avanzare. Campagna elettorale permanente.
È il trionfo del funzionario, è il governo degli uscieri, chiunque può fare lo sgambetto a un luminare e dire che si è sbagliato per poi prenderne il posto da perfetto sprovveduto. I giornali riportano solo i cazzotti, niente contenuti, l’importante è accapigliarsi, niente analisi, solo cronaca della rissa, non hanno vergogna di usare verbi aberranti come asfaltare, abbattere, umiliare, azzerare, ridicolizzare solo trattando di uno scambio di opinioni.
I sapori forti a cui le merci ci hanno abituato ci fanno annoiare per le sfumature, non conosciamo il motore delle nostre macchine e non solo per via della nostra pigrizia, perché qualcuno ha chiuso il cofano. Pretendiamo soluzioni fasciste chiavi in mano. Le leggi ci spingono a diffidare di chiunque, se non chiudi l’auto a chiave ti fanno la multa, se una ragazza viene stuprata se l’è cercata nel caso di italiani, è vittima dei forestieri nel caso di italiani dal colore non omologato. lo spettacolo serve a creare ovetti kinder nei quali la sorpresa siamo noi, isolati da tutti e convinti della nostra meravigliosa unicità di consumatori di merce, in attesa che qualcuno ci scopra e noti che siamo come tutti gli altri.
Sono solo in una stanza a scrivere per milioni di persone sole nelle stanze a leggere. Esco, qua dentro non ci sarà mai la verità. Voglio darvi una dritta da guru: nel dubbio, baciatevi.

 

 

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