di Tommaso Di Francesco

 

Il Manifesto, 21 settembre 2016

 

Era già accaduto nel settembre 2013. Quasi un botta e risposta a distanza tra papa Francesco e Obama. Mentre i cacciabombardieri Usa scaldavano i motori per colpire la Siria di Assad di fronte all’ennesima e immotivata denuncia sull’uso di armi chimiche, Bergoglio chiamò il mondo alla preghiera. Ieri il gesto si è ripetuto, non solo con l’invito alla preghiera per la pace perché “dio non vuole la guerra”. Ma soprattutto nella parola di verità che ha capovolto, finalmente. l’asimmetria del conflitto armato nella nostra epoca.
Ha cominciato Barack Obama nel suo ultimo saluto all’Assemblea dell’Onu da presidente Usa. A dichiarare che la globalizzazione deve essere corretta, che vanno rifiutati nazionalismi, populismi, razzismi e fondamentalismi, soccorrendo chi fugge, contro i nuovi muri a cominciare da quello messicano di Trump. Ma mettendo, come al solito, in riga il mondo, dalla Russia che si rivale con la forza del suo passato, alla Cina con la sua crescita poco ecologica, al Medio Oriente dove l’oppressione delle minoranze “ha prodotto l’Isis” – l’Occidente e le alleate petromonarchie no?; e dove in Siria è “improponibile una soluzione militare” e – mentre i palestinesi “non devono incitare alla violenza” – Israele deve scegliere la diplomazia perché “non deve sminuire gli altri e occupare in via permanente la terra palestinese”. Deve essere per questo che gli Stati uniti hanno deciso solo sei giorni fa che forniranno aiuti militari al governo israeliano di Netanyahu per 38 miliardi di dollari: è il più dispendioso accordo militare mai approvato da Washington.
Consapevolezza e troppa falsa coscienza. Perché non è dato capire come sia possibile – anche citando Occupy e l’1% che controlla il 99% della ricchezza mondiale – raggiungere gli obiettivi enunciati e sempre contraddetti dalle nuove guerre avviate o mai realmente concluse. A questa ambiguità di fondo che rende vulnerabile e surreale la governance del mondo, ha risposto ancora una volta papa Francesco. Non con la profezia ma con la rivelazione del concreto: “Noi – ha insistito Bergoglio da Assisi – ci spaventiamo per qualche atto di terrorismo ma questo è nulla rispetto a quello che succede in quei paesi, in quelle terre dove giorno e notte le bombe cadono e uccidono bambini, anziani, uomini, donne. La guerra è lontana? No! È vicinissima”.
Ogni nostro atto di guerra, anche con l’uso di tecnologie sofisticate e armi micidiali, è il vero terrorismo. La nostra volontà di sopraffazione economica ha esportato la guerra e quella ci torna in casa. La parte umana, concreta non profetica, di questo ritorno è quella dei rifugiati. Solo l’accoglienza e l’ascolto chiudono il circolo vizioso della menzogna affluente e della guerra. E invece cambiamo canale tv.

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