“Immaginate se una cosa del genere la facesse il Messico, se pagasse oppositori messicani, il caso sarebbe subito stroncato dagli Usa come è successo per Occupy Wall Street”

Sulle menzogne che, soprattutto in Italia, i media mainstream hanno raccontato su Euromaiden e il colpo di stato in Ucraina del febbraio 2014, il documentario “Ukraine on fire” di Igor Lopatonok, film di cui Oliver Stone è coproduttore e autore delle interviste, farà oggi chiarezza al Taormina Film Fest. Con il colpo di stato in Ucraina e la fine del governo democraticamente eletto di Yanucovich, neo-nazisti dichiarati e la peggior tecnocrazia della finanza internazionale ha preso possesso del paese. Da allora sono intercorse una guerra civile con migliaia di morti (dimenticati in Occidente), crimini e violazioni dei diritti umani nelle regioni separatiste dell’est da parte del regime di Kiev, milioni di profughi arrivati in Russia, le sanzioni auto-lesioniste dell’Europa contro Mosca, il tentativo folle, infine, di Washington di portare la Nato in Ucraina ai confini con la Russia ponendo tutti i membri della Nato di fronte ad un reale e apocalittico rischio.

Intervistato dall’Ansa, il grande regista statunitense Oliver Stone dalla Sicilia è molto chiaro: “In Occidente c’è una resistenza verso la storia ucraina, in questo film la raccontiamo in una prospettiva diversa, mai sentita. È difficile capire cosa è accaduto anche perché si confondono i nomi dei molti protagonisti. La cosa buffa è che un documentario come “Winter on fire: Ukraine’s Fight for Freedom”di Evgeny Afineevsky, che parlava degli stessi temi, è stato a un passo dagli Oscar, un lavoro però fatto tutto con materiale ufficiale e che diceva poco della verità di ciò che è accaduto”.

Con uno studio approfondito delle cosiddette ‘rivoluzioni colorate’ (Serbia, Georgia, Kirghizistan), movimenti a volte spontanei, ma poi pilotati dall’intelligence anche attraverso infiltrazioni delle Organizzazioni Non Governative, Stone dichiara: “Immaginate se una cosa del genere la facesse il Messico – dice Stone – , se pagasse oppositori messicani, il caso sarebbe subito stroncato dagli Usa come è successo per Occupy Wall Street”. E poi, sempre nel documentario, c’è Putin che dichiara con spontaneità a Stone la sua grande paura: ”Sappiamo cosa succederebbe se l’Ucraina cadesse sotto l’ombrello Nato. Dopo un po’ arriverebbero le basi missilistiche americane”.

Rispondendo, poi, ad una domanda di una giornalista di Repubblica, Oliver Stone ha spiegato cosa l’abbia spinto ad accettare il progetto:

“La necessità di una controinformazione. Come diceva Mark Twain “se non leggi i giornali non sei informato, se li leggi sei informato male”. Mi ha convinto il contesto, è importante per gli Usa e per l’Europa conoscere la realtà, perché tutto questo, che è anche una guerra fatta dai media, ha portato alle sanzioni, all’embargo, conseguenze dure per l’economia. È vero che molti manifestanti erano motivati da ragioni giuste, si sentivano oppressi, ma noi raccontiamo la storia da prima della rivoluzione arancione, e come sappiamo in Ucraina ci son sempre stati governi corrotti. Sicuramente in questo governo, insediato da due anni, ci sono elementi che discendono da assassini, persone che si unirono al Reich. È il primo governo con elementi nazisti, è molto pericoloso. E negli Usa non c’è stata reazione, si parla solo dell’aggressione russa”.

E ancora: “Sappiamo quante volte la Cia abbia usato il cosiddetto soft power per influenzare altri paesi, magari per scongiurare l’affermazione di governi di sinistra. Ma prima dell’Ucraina gli Usa sono intervenuti in tanti paesi dell’ex Urss, con addestramenti delle forze Nato, storie che i grandi media non raccontano”.

Lo sappiamo? Sicuramente i media italiani non lo raccontano. Ma c’è qualcuno che il muro dell’omertà dell’informazione lo rompe. Qualcuno come Oliver Stone.
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=16170

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