L’altro 11 settembre

A Santiago del Cile, l’11 settembre 1973, con un colpo di Stato le forze armate guidate da Augusto Pinochet rovesciano il governo socialista di Salvador Allende, che muore durante l’assedio al palazzo presidenziale, dopo aver gridato attraverso Radio Magallanes le sue ultime parole: “Viva il Cile!, Viva il popolo!, Viva i lavoratori!”.
La giunta militare instaura un regime dittatoriale che resterà al potere per 17 anni, mentre il presidente deposto diviene un’icona, pur non esente da controversie. Il regime di Pinochet non trascura di trasferire nel proprio ricordo, tra le altre cose, omicidi e deportazioni di massa: sono circa diecimila i cileni torturati, e centinaia le migliaia di persone costrette all’esilio. La distruzione delle istituzioni democratiche è veloce e capillare. A tutto si sostituisce il dominio militare.

 

Il ruolo del Governo americano
Il ruolo degli USA nel colpo di Stato rimane una questione controversa. Documenti declassificati durante l’amministrazione Clinton mostrano che il governo degli Stati Uniti e la CIA avevano cercato di rovesciare Allende nel 1970, immediatamente dopo la sua elezione.
Del resto, Henri Kissinger parlò chiaramente circa l’elezione di Allende in Cile: “Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli.”
Eppure, ancora oggi molti documenti potenzialmente rilevanti rimangono coperti da segreto.

Il Golpe e la CIA
Nonostante Lèla CIA venne avvisata da suoi informatori dell’imminente colpo di Pinochet con due giorni di anticipo, sostenne poi di “non aver giocato alcun ruolo diretto” nel golpe. Sempre Kissinger disse al presidente Richard Nixon che gli Stati Uniti “non lo avevano fatto” (riferendosi al colpo di Stato), ma ne avevano “creato le condizioni il più possibile”. Infatti subito dopo l’insediamento del governo Allende, gli USA cercarono di applicare una pressione economica pesantissima sul Cile.
Tra i documenti del Consiglio Nazionale per la Sicurezza, in seguito declassificati dalla presidenza Clinton, ce ne fu, particolarmente importante, scritto da Kissinger ed indirizzato ai capi della diplomazia, della difesa e dell’intelligence: il “decision memorandum n. 93”, datato 9 novembre 1970. Questo documento dichiarava che la pressione doveva essere posta sul governo Allende per impedirne il consolidamento e limitarne la capacità di implementare politiche avverse agli USA e ai suoi interessi nell’emisfero. Così come la completa nazionalizzazione da parte di Allende di diverse imprese straniere e dell’industria del rame. Nello specifico, Nixon indicò che nessun nuovo aiuto economico bilaterale doveva essere intrapreso con il governo del Cile.

Che gli USA pianificassero un potenziale colpo di Stato era evidente da una comunicazione segreta inviata dal Vice Direttore delle Operazioni della CIA, Thomas Karamessines, alla stazione della CIA di Santiago il 16 ottobre 1970, dopo le elezioni ma prima dell’insediamento di Allende. “È politica ferma e in atto– scrisse Karamessines- che Allende venga rovesciato da un golpe … è imperativo che queste operazioni vengano intraprese clandestinamente e in sicurezza, in modo tale che la mano americana e dell’USG [Governo degli Stati Uniti] rimanga ben nascosta“.

I pianidella CIA e la morte di Schneider
La CIA decise di portare avanti due piani.
Il primo, chiamato Track I, era pensato per persuadere il Congresso cileno, attraverso il presidente Cristiano-Democratico uscente Eduardo Frei, a confermare il candidato conservatore Jorge Alessandri come presidente. Alessandri si sarebbe dovuto dimettere poco dopo, rendendo Frei eleggibile per sfidare Allende in nuove votazioni. Ma il Track I venne subito scartato, poiché Frei non voleva mettersi contro la lunga tradizione democratica del Cile. Il secondo piano, chiamato Track II consisteva in un accordo tra generali, desiderosi di impedire ad Allende di assumere la presidenza, per fornirgli supporto per un golpe. Si presumeva che una giunta militare provvisoria avrebbe potuto indire nuove elezioni nelle quali Allende poteva essere sconfitto.
La CIA decise così di seguire il piano del generale cileno Roberto Viaux, che stava progettando un golpe assieme ad ufficiali a lui fedeli. Una parte importante del piano di Viaux consisteva nel rapimento del Capo di Stato Maggiore dell’esercito, il generale René Schneider, il quale, da costituzionalista, si opponeva all’idea di un colpo condotto da una classe militare storicamente apolitica. La CIA alla fine pensò di non appoggiare il suo piano, cercando invece altri generali disposti a prendere parte ad un colpo. Circa la situazione di Viaux, Kissinger disse a Nixon, il 15 ottobre 1970: “Questa sembra senza speranza. L’ho abbandonata. Niente sarebbe peggio di un colpo fallito.”

Ma il 22 ottobre, Viaux decise di andare avanti con il suo piano. Il generale Schneider venne dichiarato morto all’ospedale militare di Santiago del Cile e l’evento provocò un’ondata di sdegno nazionale. Per quanto riguarda il coinvolgimento statunitense, il Comitato Church, che investigò il coinvolgimento USA in Cile in quel periodo, determinò che le armi usate in quella occasione “erano, con tutta probabilità, diverse da quelle fornite dalla CIA ai cospiratori.”

Dopo il Golpe
Gli USA fornirono supporto materiale al regime dopo il golpe, anche se in pubblico lo criticavano. Il golpe di Pinochet , infatti, ebbe un’influenza politica enorme in tutto il mondo, e l’eco di questo avvenimento si farà sentire significamente anche in Italia negli anni ’70.

Salvador Allende rimane tuttora uno dei pochi presidenti che, eletti democraticamente, abbiano tentato la costruzione di una società socialista. Con l’appoggio a Pinochet, gli USA vollero preventivamente stroncare sul nascere la via democratica al socialismo, mandando un inquietante segnale di avvertimento a tutti i partiti socialisti e comunisti che in maniera democratica stavano rafforzandosi in vari paesi del mondo.
Un documento pubblicato dalla CIA nel 2000, intitolato “Le attività della CIA in Cile”, rivela che la CIA appoggiò attivamente la giunta militare dopo il rovesciamento di Allende e che molti degli ufficiali di Pinochet divennero informatori pagati della CIA o dell’esercito statunitense, anche se alcuni erano noti per essere coinvolti in abusi dei diritti umani.

Le politiche pubblicamente dichiarate della CIA rispetto agli informatori pagati sono  state modificate negli anni per escludere soggetti coinvolti in quel tipo di abusi, ma all’epoca venivano valutate caso per caso e misurate rispetto al valore delle informazioni fornite.

L’11 settembre 2001
Il 10 settembre 2001, venne aperta una causa da parte della famiglia del Capo di Stato Maggiore cileno René Schneider, che accusava l’ex segretario di Stato statunitense Henry Kissinger di aver organizzato l’assassinio del generale nel 1970, perché questi si sarebbe opposto ad un colpo di Stato militare. Ma i documenti della CIA indicano che mentre questa aveva discusso possibili piani per il suo rapimento, la sua uccisione- commessa da un gruppo di militari ribelli con contatti CIA- non fu mai prevista. A quanto pare, Nixon e Kissinger avevano deciso una settimana prima dell’uccisione, di Schneider che il generale Viaux non era adatto per il colpo.
I giornali riportarono la notizia l’11 settembre del 2001, ma fu oscurata dalla grande tragedia delle Torri gemelle.

 

 

 

 

 

 

Si avvicina l’11 settembre, ed ogni anno si levano i commenti, i ricordi, le immagini in diretta di quell’11 settembre a New York
Ma nessuno parla di un altro 11 settembre, come se la Storia avesse la facoltà di procedere a salti e balzi mortali.
Come ogni anno mi prendo la briga di ricordare quell’altro 11 settembre, affinchè non venga relegato nell’oblio mentre ha segnato una svolta tragica dello sviluppo umano
Non so se fosse una bella o brutta giornata, certamente fu una giornata pregna di significati che, ancora oggi, non vogliamo ricordare, o, preferiamo ricordare a senso unico, senza neppure azzardare un parallelo utile a capire il senso della storia, che va letta a tutto tondo, senza comode selezioni.
Quel giorno, di buon mattino si levarono gli aerei, pronti a scaricare il loro carico di morte; tutto era stato preparato minuziosamente, nulla doveva essere lasciato al caso o all’improvvisazione. Anche i piloti degli aerei furono sostituiti, perché venne a mancare la fiducia che avrebbero operato secondo i piani e secondo gli ordini ricevuti.
Era l’11 settembre del 1973, quando i primi aerei iniziarono il loro minaccioso volo contro il Palacio de la Moneda , dove Salvador Allende vigilava, insieme ad un piccolo manipolo di fedelissimi, sulla fragile democrazia cilena.
Chiamò il popolo con cinque radiomessaggi, ma non a raccolta per difendere le istituzioni minacciate, non voleva certo una guerra civile e fratricida, ma solo per scandire con esso i momenti tragici che stavano vivendo, anticipazione di quanto sarebbe poi accaduto con la criminale dittatura di Pinochet.
Il ruolo dell’America non lo mette più in dubbio nessuno, anche perché parecchi documenti sono stati resi pubblici, anche se solo a disposizione degli storici.
Nixon in quella occasione mise a disposizione della CIA denaro, mezzi, appoggi, purchè
“si togliesse di mezzo quel figlio di puttana”;  furono questi gli ordini che impartì a Kissinger.
Le multinazionali del rame, come ITT, Anaconda, Kennecott ed altre, che estraevano il metallo dalle miniere cilene, senza nulla riconoscere al legittimo governo e alla popolazione, premevano per una soluzione definitiva, e definitiva fu, affogata nel sangue.
Pinochet aspettava l’esito dei bombardamenti sul Palacio de la Moneda, colpita da missili, per iniziare quella che sarebbe stata la più crudele dittatura dell’America Latina.
E’ da sottolineare che l’Italia, governata allora da politici e statisti di grande levatura, insieme alla Svezia non riconobbero mai il regime di Pinochet, e per tutti i 17 anni di dittatura, ufficialmente, rimasero in carica gli ambasciatori nominati da Salvador Allende.
La viltà degli aggressori si esaltò poi nell’affermare che Allende si sarebbe suicidato per paura, quando il palazzo presidenziale venne invaso dai mercenari che avevano dato seguito ai progetti USA.
L’ultimo radiomessaggio si concluse  così:
“Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole ma ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento”.
Allende 11 settembre
 Cile Buffa 1987
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