DI ALBERTO CONTI
Comedonchisciotte

Scenario 1

The day after, anno zero. Nella terra di mezzo una popolazione laboriosa cerca di rifarsi una vita sicura e dignitosa, e di consentire un futuro migliore ai propri figli.
Nasce così la Banca Unica, che come prima azione unilaterale distribuisce cento soldi a fondo perduto a ciascun cittadino, creati lì per lì dal nulla. Il circolante iniziale è quindi di cento volte il numero dei cittadini, e alimenta i primi scambi commerciali tra di loro. Molti investono la parte più consistente di questa disponibilità iniziale in strumenti per avviare un’attività redditizia, che generi nuova ricchezza destinata sia a vivere meglio che a nuovi investimenti produttivi anche con mezzi propri, onde ridurre l’onere dei debiti oberati da interessi passivi.

Questa Banca Unica non stampa e non distribuisce banconote, ma offre un semplice servizio di contabilità dei c/c che ogni famiglia ha aperto presso di lei, come deposito unico dei propri soldi, spendibili in qualsiasi momento tramite carta bancomat, assegno, bonifico. Ad ogni transazione commerciale la BU registra così un passaggio di soldi da un c/c ad un altro, in modo tale che l’aggregato del contante elettronico non varia. Ad ogni nuovo progetto imprenditoriale meritevole di finanziamento, la BU emette su richiesta nuovo credito, immediatamente trasformato in deposito dei correntisti, cioè in incremento di massa monetaria gestita dalla BU.

Quando un mutuatario rimborsa capitale e interessi alla BU, questa aumenta la propria capitalizzazione, tolte le spese di gestione e le tasse. A seconda dell’andamento dell’economia la capitalizzazione della BU varia, anche in rapporto al circolante emesso. Sarà cura dello Stato gestire la fiscalità in modo da drenare gli eccessi e mantenere a regime questo rapporto entro limiti ragionevoli, ad es. inferiore all’unità.

Se invece un mutuatario fallisce o muore, senza perciò poter restituire i debiti contratti, la capitalizzazione della BU non subisce variazioni (non viene contabilizzato alcun passivo della BU all’atto dell’emissione della moneta FIAT prestata, altrimenti che “FIAT” sarebbe?).
Il beneficiario del pagamento reso possibile a suo tempo da tale credito, successivamente andato in sofferenza, non ne risentirà retroattivamente in alcun modo.

Potrà mai fallire questa BU? Questo non dipende dalla sua capitalizzazione, ma dalla sua capacità di gestire il sistema dei pagamenti, cioè contabilizzare correttamente il passaggio di soldi tra un c/c e un altro dei propri clienti. Se un cliente pagatore non ha un sufficiente saldo nel proprio c/c la transazione semplicemente non va a buon fine, ma non certo per colpa della BU, la cui unica responsabilità è quella di una corretta registrazione notarile.
Le spese di gestione della banca poi rappresentano una percentuale minima della capitalizzazione, che difficilmente potrà metterne in crisi l’operatività, comunque garantita in ultima istanza dallo Stato in quanto funzione sistemica essenziale. Questo sistema monetario è stabile e sicuro. Nel caso di abuso di fiducia verso i richiedenti credito potrebbe aumentare l’inflazione per eccesso di nuova liquidità immessa nel sistema, ma solo in parte, essendo l’inflazione prevalentemente legata alle politiche salariali.

Scenario 2

Entra in azione un’altra banca, che contende la clientela alla ex-BU, ora ridenominata in Unocredit.
Questa seconda banca denominata Credit2 offre ottimi servizi e in breve riesce a fidelizzare quasi la metà delle famiglie e delle imprese della Terra di mezzo. Tutti i suoi nuovi clienti provengono da Unocredit, che per l’occasione, quasi sempre, la abbandonano.
Dopodiché capita spesso che un cliente di Unocredit faccia un pagamento in favore di un cliente di Credit2, e viceversa. Questi pagamenti interbancari nei due sensi sono spesso d’importi simili, e vengono perciò quasi interamente compensati tra le due banche a fine giornata. Altri giorni invece no, prevalgono i pagamenti effettuati da c/c presso una banca verso beneficiari dell’altra banca. Supponiamo ad es. che questa divergenza si manifesti persistentemente a debito di Credi2, i cui clienti sborsano sempre più soldi ai clienti di Unocredit. La conseguenza è un flusso di denaro che si sposta costantemente dai depositi di Credit2 verso i depositi di Unocredit. I clienti di Unocredit si arricchiscono e chiedono sempre meno credito alla loro banca, mentre i clienti di Credit2 s’impoveriscono e chiedono più prestiti, meno garantiti, alla loro Banca. Praticamente tutti i mutuatari di Unocredit pagano regolarmente le loro rate comprensive d’interessi, mentre una parte significativa dei debiti della clientela di Credit2 vanno in sofferenza. Perciò Unocredit si patrimonializza sempre più mentre Credit2 vede la propria patrimonializzazione ridursi pericolosamente.
Perché pericolosamente?
Perché la clientela di Credit2 comincia a chiedersi se la propria banca sarà ancora in grado di garantire i depositi dei loro soldi, ovvero i pagamenti che tali depositi consentono a favore di terzi.
E’ così che sempre più clienti abbandonano Credit2 per ritornare a Unocredit, vista la crescente riduzione di capitale di Credit2 che potrebbe condurla verso una paralisi operativa (La Banca dovrà pur sempre onorare i costi del servizio).
Ma potrebbe Credit2 non essere più in grado di garantire “tecnicamente” il suo sistema dei pagamenti, anche interbancari?
No, visto che questo è subordinato alla verifica di solvibilità di ciascun proprio cliente, e non alla “solvibilità della Banca”, che non c’entra per nulla con la semplice attività notarile di trasferimento di soldi da un cliente proprio ad un altro qualsiasi. Fino a che Credit2 ha mezzi sufficienti a svolgere la pura attività notarile di registrazione del movimento di soldi altrui, non può fallire. Nel caso estremo in cui la propria patrimonializzazione andasse a zero, interverrebbe lo Stato con probabile commissariamento temporaneo, o comunque con aiuti minimi finalizzati a garantirne l’operatività gestionale, ovvero al semplice svolgimento delle ordinarie attività bancarie.

Scenario 3

Entrano in azione altre banche: Credit3, Credit4, Credit5, ecc. Ognuna di queste opera allo stesso modo di Unocredit, concedendo alla propria clientela prestiti di denaro FIAT, e capitalizzandosi successivamente col rimborso delle relative rate.
Ma tutte queste capitalizzazioni bancarie, che tendono ad aumentare col tempo essendo alimentate da un flusso senza fine (la richiesta di nuovi mutui da parte di clienti generatori di ricchezza), come verranno “impiegate”, ovvero investite con fondata speranza di rendimenti positivi?

Senza un sistema fiscale adeguato, applicato alle banche stesse, che ne contenga e ne stabilizzi la patrimonializzazione netta, è evidente che il sistema bancario diverrebbe inesorabilmente il principale player dell’economia reale, orientandola a propria assoluta discrezione. Sarebbe quindi la fine della democrazia. Ovviamente le aziende private più grandi, d’interesse strategico, diverrebbero proprietà delle banche, o viceversa che è poi lo stesso, riducendo lo Stato a loro accessorio, per quanto necessario.

Scenario 4

Il sistema bancario privatizzato (grazie alla concessione di Stato di esistere come sistema di Aziende autonome) decide di “darsi una regolata”, mediante l’istituzione della Banca Centrale, con compiti di controllo sulle singole Banche e sulla politica monetaria. Occorre perciò istituire una normativa bancaria più complessa, che distingue tra la capacità di emettere moneta creditizia, concessa come prima alle Banche commerciali, e la facoltà di emettere moneta legale, o moneta ad alto potenziale, o moneta di Banca Centrale, o “base monetaria”, che è monopolio della Banca Centrale, della quale le Banche commerciali sono clienti, sottoposte e proprietarie tramite quote azionarie della BC a loro riservate in esclusiva.

Ogni Banca commerciale è tenuta ad avere un proprio c/c presso la BC, ove depositare una riserva frazionaria dei crediti in essere presso la propria clientela, in forma di moneta legale. La BC a sua volta è tenuta a prestare alla Banca commerciale la quantità di moneta legale necessaria a completare la riserva frazionaria richiesta giorno per giorno, qualora la Banca commerciale non ne disponesse a sufficienza o non trovasse più conveniente farsela prestare da altre Banche commerciali che ne dispongano in eccedenza. La percentuale di riserva frazionaria obbligatoria viene fissata da organismi ai massimi livelli del controllo monetario, quali la stessa Banca Centrale o meglio una apposita Banca dei Regolamenti Internazionali compartecipata dalle maggiori BC del pianeta.

Punto fondamentale di tale sistema è che i pagamenti interbancari (necessari quando le compensazioni interbancarie non pareggiano il dare/avere tra due banche) avvengano esclusivamente in moneta legale (cioè non creditizia).

Purtroppo tale sistema risultò presto troppo vulnerabile, nonostante le regole che consentono di trasformare rapidamente i crediti in depositi, dai quali ricavare poi moneta legale. Per questo si è aggiunto ai requisiti operativi richiesti alla Banca commerciale anche una patrimonializzazione propria, adeguata a far fronte ad eventuali crisi del sistema dei pagamenti, dovuta ad esempio ad una occasionale perdita di fiducia della propria clientela, che di conseguenza ritira i propri depositi (in forma di moneta legale) rendendo insufficiente la sola garanzia statistico-probabilistica della riserva frazionaria a copertura dei pagamenti verso la clientela.

Con questo complesso regolamento interno al sistema bancario la BC dovrebbe disporre delle leve di manovra della politica monetaria, tramite i tassi d’interesse discrezionali da imporre ai prestiti di moneta propria alle Banche commerciali, che fanno poi da riferimento ai tassi che a loro volta le Banche commerciali applicano alla clientela (o tra di loro overnight, in forma di moneta legale).

Il condizionale è d’obbligo, visto che non sempre l’economia reale risponde automaticamente agli stimoli di allentamento o restrizione del credito in base ai tassi d’interesse applicati. Per questo esistono anche strumenti straordinari a disposizione della BC, quali il Quantitative Easing massivo, ovvero prestiti eccezionali alle Banche commerciali a tassi molto agevolati, con eventualmente l’indicazione di utilizzarli in gran parte per acquistare Titoli del Debito pubblico al fine di calmierarne i tassi d’interessi, onde scongiurare eventuali default statali, in occasione di crisi economiche profonde.

Si noti che la perdita di stabilità sistemica rispetto agli scenari 1, 2 e 3, è legata essenzialmente all’introduzione della distinzione tra moneta creditizia e moneta legale, cioè tra moneta emessa dalla Banca commerciale erogando credito alla clientela e moneta emessa dalla BC per il regolare funzionamento dell’intero sistema economico-monetario. Una distinzione che risulta chiarissima all’atto dell’emissione di moneta FIAT in entrambi i casi, ma diventa molto più sottile quando si tratta di versamenti e prelievi del generico cliente dal suo c/c presso la propria Banca commerciale. I contanti sono sicuramente riconoscibili come moneta di BC, ma versamenti e pagamenti avvengono spesso tramite assegni, bonifici, carte di credito, ecc. Eppure si tratta pur sempre di denaro movimentato nel sistema fisico dell’economia reale in forma di moneta “non creditizia”, anche se in formato elettronico contabilizzato sul proprio c/c presso la Banca commerciale. Il credito generato sul c/c di un mutuatario all’atto dell’accensione del mutuo si trasforma presto in deposito di qualcun altro, che a sua volta può prelevarlo in forma di contante o per pagamento di terzi in qualsivoglia forma, in ogni caso indistinguibile dalla “moneta non creditizia”. In altre parole le Banche commerciali che emettono moneta FIAT creditizia hanno facoltà di riciclarla in moneta legale, presso di loro o presso altre Banche, a fronte semplicemente di un regolare assolvimento del sistema dei pagamenti verso la clientela o verso altre banche.
A differenza dei precedenti scenari 1, 2 e 3, si è introdotta così la possibilità d’insolvenza bancaria, qualora i pagamenti richiesti e dovuti non fossero più coperti da pari moneta legale in cassa e/o ottenibile in prestito dalla BC in funzione dei crediti in essere, o infine neppure più garantiti da un sufficiente patrimonio residuo della stessa Banca commerciale. Ovviamente in un sistema siffatto gli incagli e le sofferenze, che abbattono la patrimonializzazione bancaria, possono diventare motivo concorrente di default bancario, accelerando la crisi sistemica da cui sono scaturiti.

Conclusioni

Lo scenario 4 è chiaramente il più simile allo stato dell’arte, tranne che per l’assenza dell’artificio contabile bancario di scrivere al passivo di bilancio l’emissione di moneta FIAT, che verrebbe in tal caso “annullata” col rimborso della quota capitale alla banca erogatrice. In realtà il mutuatario rimborsa con le rate capitale ed interessi ricavandoli da nuova produzione di ricchezza autonoma, mentre la moneta aggiunta al sistema all’atto dell’accensione del mutuo non sparisce affatto dal sistema stesso, sia in caso di rimborso regolare che di sofferenza. Manca poi tutta la gestione del risparmio, meglio nota come Borse&Finanza, che ha assunto negli anni post Bretton Woods e suo fallimento forme e proporzioni chiaramente patologiche e destabilizzanti, “grazie” anche alle scelte contabili di cui sopra.

Risulta poi evidente che tra lo scenario 3 e il 4 la differenza è prettamente politica. Allo stato dell’arte si è voluto introdurre la Banca Centrale come espressione verticistica di un sistema bancario privatizzato, governato dalla forza bruta economica in contrapposizione al potere di Stato, ridotto a entità strumentale sottoposta al “mercato finanziario”, al fine di annichilire le istanze politiche dell’unica forma di governo culturalmente accettabile dalle società civili (una democrazia resa fasulla, interamente svuotata a tale scopo nella sostanza).

Ma la cosa più importante che emerge dagli scenari 1, 2 e 3, per quanto rozzi e perfezionabili, è l’indispensabilità della leva fiscale come strumento principe di regolazione dell’economia monetaria, chiaramente di pertinenza del potere pubblico e delle scelte politiche che ne esprimono le finalità sociali.

Una Banca che non sia un ente di lucro può benissimo funzionare con poche regole trasparenti, svolgendo correttamente la propria attività notarile e senza arrogarsi responsabilità di scelte economiche d’impatto sia individuale che sistemico, che spettano invece ad una vera autonomia politica sotto controllo popolare, altro che “autonomia dallo Stato”, secondo l’ipocrita ideologia elitaria votata piuttosto al privilegio esclusivo, fino alla libertà di rubare nelle forme più gravi e sofisticate.

Essendo la fiscalità qualcosa di “antipatico” la si è lasciata volentieri allo Stato, o ciò che ne resta dopo la sua mutazione genetica operata dai poteri finanziari. Ma gli eventi stessi dimostrano quale sia la potenza sottovalutata di questo strumento, nel bene o nel male, come ora che viene piegato al fine di concentrare le ricchezze, ovvero all’opposto della sua vera natura di stabilizzatore dell’economia e di garante della giustizia sociale.

Purtroppo la realtà monetaria da molto tempo è diventata sistemica a livello planetario, e questo impedisce quasi del tutto alternative unilaterali. Un esempio tra tanti è la forza incontrastabile delle manipolazioni valutarie che impattano sul commercio estero, indispensabile a qualsivoglia economia moderna. Tuttavia è l’intera strutturazione monetaria globalizzata che scricchiola paurosamente sotto il peso delle sue mille contraddizioni, rendendone imminente una radicale revisione che coinvolgerà tutti i Paesi, e aprendo così una nuova fase di sperimentazioni che da proibitive diverranno al contrario necessarie. E come sempre le soluzioni più semplici saranno anche le migliori, ma in ogni caso l’evoluzione della moneta sarà sostanzialmente l’evoluzione della fiscalità di Stato.

Fonte : Forum di Comedonchisciotte

19.08.2016

 

 

Commenti:

La natura della moneta bancaria, cioè in sostanza del saldo dei nostri conti correnti, è definita dall’art.1834 del nostro Codice Civile, che dice sostanzialmente che il denaro (sottintendendo quello legale, cioè i contanti) che noi depositiamo in banca diventa di proprietà della banca stessa. In cambio ci viene attribuito sul nostro c/c una cifra equivalente, che però rappresenta solamente la promessa e l’impegno della banca a restituirci quella cifra in contanti.
Quindi è per questo che la moneta bancaria non è una moneta “vera”, ma una promessa di pagamento in moneta vera. cioè i contanti.
Senza questa caratteristica, nel nostro sistema monetario, la moneta bancaria non avrebbe alcun valore. Per questo la BCE garantisce la totale copertura di qualsiasi richiesta di cambi in contanti della moneta bancaria, attraverso l’Emergency Liquidity Assistence, altrimenti il sistema bancario chiude (vedi la Grecia quando la BCE ha interrotto l’ELA).
Immaginiamo ora di avere per semplicità una unica banca, visto che il sistema bancario al suo interno compensa i pagamenti, ma il discorso sarebbe uguale anche considerando più banche.
La banca quando presta non ci dà contanti, cioè soldi veri, ma scrive dal nulla una cifra sul nostro c/c, che rappresenta una promessa che ci darà dei contanti, se glieli richiediamo, ma questo non lo facciamo quasi mai.
Quando restituiamo il capitale e gli interessi, anch’essi saranno restituiti nella forma elettronica, in pratica è come se restituiamo i “pagherò” che ci aveva prestato all’inizio, che essendo dei pagherò e non moneta vera, la banca non se ne fa niente, e quindi vengono stracciati. L’unico guadagno della banca sono gli interessi, che non sono poca cosa, visto che li riceve prestando solo delle promesse, senza avere soldi veri, se non in una piccola percentuale dovuta alla riserva obbligatoria che però è solo l’1%.
In questo modo il sistema bancario è instabile, perchè se ho utilizzato questi pagherò per comprare una casa da Tizio, ma poi non restituisco il prestito, la banca deve mantenere la promessa di dare contanti a Tizio e non ce li ha, quindi oggi con il bail.in li prende dai correntisti. Della serie “privatizziamo i profitti e socializziamo le perdite”.
Comprendere il sistema vigente è fondamentale, prima di poter parlare a ragion veduta di alternative possibili e auspicabili. Perciò ben venga ogni chiarimento, che anche se apparisse ridondante ai pochi appassionati dell’argomento, risulterebbe probabilmente utile ai più che hanno invece altre rispettabilissime priorità cognitive da soddisfare in questo mondo sempre più complesso e difficile da interpretare.
Del resto il sistema vigente funziona quotidianamente da anni, gestendo volumi d’affari giganteschi, e nonostante le crepe manifeste sta dimostrando una resilienza notevole a dispetto di alcune incongruità di principio, quali appunto la pretesa che a qualsiasi cent in circolazione debba necessariamente corrispondere un pari indebitamento di un qualche sventurato, o peggio che il servizio di creazione e contabilizzazione della moneta, indispensabile al vivere civile, debba essere necessariamente affidato ad aziende private S.p.A. con dichiarato scopo di lucro.

Ribadiamo allora alcuni fatti acclarati dai più attendibili studiosi dell’argomento e perfino da fonti ufficiali, quali la Banca d’Inghilterra o il FMI, tanto per esemplificarne un paio.

a – Nel sistema bancario commerciale privatizzato, qual è diventato ad es. il nostro, sono i prestiti (bancari) che creano i depositi, e non viceversa come vorrebbero molti accademici che infestano le nostre università o i fan della Scuola Austriaca.

b – I depositi legalmente non appartengono al depositante, ma alla banca che ne dispone perciò a suo piacimento, pur col vincolo di doverli restituire su richiesta del depositante, infrequente ma sempre possibile, e perfino in contanti se proprio l’avente diritto insistesse in tal senso (l’ipotesi peggiore per qualsiasi Banca).

c – I contanti, o meglio le banconote che ne costituiscono la quasi totalità, sono emessi in regime di monopolio esclusivo e tassativo dalla sola Banca Centrale, su richiesta delle banche commerciali, legittimata dall’assolvimento delle regole che il complesso del sistema bancario si è autoimposto.

d – Tali regole (Basilea3) si sintetizzano nell’obbligo delle banche commerciali di depositare a fine giornata la riserva frazionaria obbligatoria sul proprio c/c presso la Banca Centrale in moneta emessa dalla stessa Banca Centrale, e di mantenere una capitalizzazione propria ritenuta una garanzia sufficiente ad onorare il sistema dei pagamenti (interbancari e verso la propria clientela) anche nei periodi più critici dei mercati finanziari (stress test).

e – La separazione tra Banche d’affari e Banche commerciali, imposta dal Glass Steagall Act del 1933 a seguito della storica crisi finanziaria del ’29, è completamente negata dalla realtà odierna.

f – I prestiti delle Banche Commerciali alla clientela, pur trasformandosi subito in depositi come ribadito al punto a, e quindi convertibili in moneta di Banca Centrale, vengono contabilizzati al passivo nel bilancio della Banca erogatrice, cosa che le consente di compensarli a posteriori con la ottenuta restituzione della quota capitale, eludendone il corrispondente utile ai fini fiscali.

g – Il pagamento a terzi per conto del proprio mutuatario viene contestualmente pareggiato dal pari versamento di questi terzi sul loro c/c presso la stessa banca (che come detto al punto b se ne “appropria” istantaneamente). Se non fosse la stessa banca non cambia in pratica nulla, come ammesso da Fabio e come statisticamente provato dai fatti in generale.

h – In “soldoni” gli obblighi conseguenti all’erogazione del prestito FIAT non costano nulla alla banca erogatrice, il che spiega come il successivo rimborso del capitale erogato dalla Banca sia praticamente un utile della stessa S.p.A. a dispetto del bilancio ufficiale.

In tale sistema anche i soli interessi sui prestiti necessitano di nuovi prestiti, che creano nuovi depositi, e così via, condannando il sistema alla crescita perenne per poter sopravvivere. Nel regno della moneta-debito se per assurdo tutti i debiti fossero onorati in un certo giorno resterebbero dei depositi residui? Teoricamente no, lasciando la “ricchezza della Nazione” orfana di una qualche moneta che la rappresenti. In ogni caso quel giorno non arriverà mai, e nel frattempo i giochi finanziari tendono a spostare il volume dei depositi dalle disponibilità delle masse a quelle di una minoranza sempre più ricca, e il volume dei debiti in senso inverso, comprendendo lo Stato che almeno per la parte debitoria rappresenta pur sempre la totalità dei cittadini.
E se fosse invece lo Stato ad incamerare la restituzione del capitale prestato ai cittadini? Non sarebbe forse un’interpretazione più realistica del credito verso l’economia reale, quella che produce ricchezza per tutti a partire dallo stato attuale dell’economia stessa?
E se le leggi di Stato, sia normative che fiscali, tagliassero veramente le unghie agli “utili” della speculazione finanziaria, che sono indubitabilmente fonte di sperequazione della ricchezza (e del potere) oltre che d’instabilità monetaria?

Difficile negare queste evidenze, che tracciano la via verso una maggiore stabilità sistemica e una maggiore giustizia sociale. Ma è altrettanto evidente l’indispensabilità del ruolo attivo dello Stato in rappresentanza degli interessi e del volere popolare, rappresentanza chiaramente negata al momento come conseguenza inevitabile della suddetta interpretazione della moneta e del suo reale funzionamento, che consente l’impazzimento della finanza il cui assurdo spettacolo ci viene quotidianamente propinato, complice un’ideologia liberista a senso unico, i cui principi fondanti sono elevati a veri e propri totem e tabù, come nelle più remote civiltà pre-industriali.

La nostra stessa UE è stata fondata sulla “libertà” di circolazione di merci&servizi, capitali, persone.
Questo parallelamente ad una moneta unica che, resa indipendente dai governi dei Paesi membri, li lascia liberi di sbranarsi e rubarsi i mercati interni, senza alcun sistema di compensazioni valutarie o di altre tutele economiche reciproche (bilancio UE dell’1% del PIL!).
La domanda ovvia è a chi è delegato il potere della politica monetaria se è stato tolto alla politica tradizionale. E la risposta ovvia è alle Banche ed alle Multinazionali, il cui sistema lobbistico ne denuncia chiaramente gli intenti. Ovvero ad un potere finanziario estremamente elitario, nascosto, antidemocratico. I tentativi di modifica delle Costituzioni nazionali ne sono la prova del 9, insieme a molti altri fatti che allargherebbero troppo questo discorso.

Che senso ha deprimere le produzioni nazionali d’eccellenza, per sostituirle con quelle estere ad un prezzo taroccato di qualche cent in meno, deprimendo così le opportunità di lavoro ed un benessere sociale che ormai solo quelli della mia età ricordano? L’Unione Europea si è così rivelata un divisione europea, generatrice di depressioni, sofferenze, odi reciproci e potenzialmente anche guerre interne, quando quelle esportate non basteranno più a sostenere lo status quo perennemente in crisi.
In tal senso l’anelito ad una rinnovata sovranità monetaria sposa e comprende gli antichi ideali d’indipendenza, libertà, uguaglianza e fraternità, che han fatto grande il nostro continente.

Speravo di averti dimostrato l’impossibilità (ed anche l’inutilità) di eliminare la moneta creditizia (o moneta-debito, a seconda dei punti di vista) dal sistema economico post-Bretton Woods, fondato sul principio del Fiat-money.
Se non vuoi eliminare la funzione del credito dal sistema, ricadendo quindi nella logica della Scuola Austriaca che prevede, come unica possibilità, l’accumulo di risparmio prima di poter fare un investimento, con tutte le deleterie conseguenze che ben sappiamo, devi per forza ammettere la presenza “anche” di moneta creditizia. Il problema nostro è che ora questo sistema storico prevede “solo” la moneta creditizia.

Riporto ad uso di un eventuale lettore terzo la parte omessa nella tua replica:

“… quando un promotore finanziario ti vende un prodotto della grande industria del risparmio gestito, crea moneta, intendendo per moneta in senso lato lo stesso prodotto finanziario che hai acquistato spendendo i tuoi “contanti” (decurtando il saldo del tuo c/c bancario). Infatti quei tuoi soldi non spariscono, ma entrano in circuiti di cui non hai più alcun controllo, mentre esiste un prodotto finanziario in tuo possesso facilmente vendibile, cioè convertibile in altri “contanti” che una terza persona sarà disposta a cederti in cambio del prodotto stesso. Fino a che tale prodotto non rientra in possesso del suo emittente originale, che contestualmente lo annichilisce, essendo un oggetto virtuale frutto di pura fantasia, esso rappresenta una qualche forma di “moneta”, convertibile perfino in banconote se questa fosse la volontà del possessore. Supponendo l’invarianza di valore di mercato di tale prodotto, esso rappresenta un doppione della moneta spesa per acquistarlo. Idem per le obligazioni societarie, per gli investimenti azionari, e perfino per i prestiti tra amici. Se ti presto 100 euri, questi non scompaiono ma passano semplicemente di mano tra me e te, mentre io mi ritrovo un credito di 100 euri, al limite trasferibile a terzi, cioè spendibile come qualsiasi altra forma di denaro che prima non c’era. Il prestito tra amici ha raddoppiato quella quota di moneta circolante! (per tutto il periodo, anche lungo, fino al giorno del rimborso). Morale della favola, in linea di principio non si può impedire a chicchessia di creare denaro “creditizio”, esattamente come le cambiali assai diffuse mezzo secolo fa.”
Mentre un privato “normale” può solo prestare denaro che ha già, le Banche Commerciali possono prestare denaro che non hanno, anzi è quello che fanno di norma, autoassolvendosi legalmente. Perciò hanno conquistato l’oligopolio della creazione di moneta. Non a caso le cambiali sono cadute in disuso: erano l’unico modo di auto prestarsi denaro che non c’è, emettendo dei “pagherò” , poi scontabili in Banca

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