Maxi operazione contro la ‘ndrangheta. Coinvolta anche la provincia di Foggia. È partita dal Molise, con intercettazioni ambientali nel carcere di Campobasso in seguito al ritrovamento di un arsenale in una macchina a Termoli, l’operazione antimafia scattata all’alba di questa mattina in sei diverse regioni d’Italia con 25 misure cautelari (14 in carcere) e 149 indagati. A capo dell’organizzazione c’è il clan calabrese deiFerrazzo. Tra le persone arrestate, due sono state fermate a San Paolo di Civitate, in provincia di Foggia. Sequestrate anche due società e un locale nella zona sud di Termoli. Le accuse sono associazione di stampo mafioso, traffico di stupefacenti, traffico di armi, estorsione e riciclaggio.

Il procuratore Antimafia Antonietta Picardi, ha spiegato che “il clan si serviva degli introiti del traffico di droga per acquistare armi o investire il denaro in attività ‘tendenzialmente lecite’, già esistenti o attribuite a prestanomi. Le armi venivano acquistate nella zona di Foggia, in ambienti già noti dalla Direzione Nazionale Antimafia, oppure in Svizzera”.

L’indagine alla base dell’operazione “Isola Felice” (così è stata intitolata) ha avuto inizio nell’anno 2010 a seguito di un arresto operato dai carabinieri di Pescara a carico di uno degli attuali indagati sorpreso con quasi un chilogrammo di cocaina purissima. La qualità dello stupefacente ed altri elementi acquisiti nell’immediatezza dagli investigatori hanno determinato l’avvio di attività d’indagine coordinate da questa Procura Distrettuale al fine di individuare i complici dell’arresto e “risalire la filiera” che aveva permesso l’importazione dello stupefacente.

Nel corso dei mesi successivi, una serie di mirati arresti e sequestri hanno consentito ai carabinieri di scoprire un autentico “fiume” di cocaina che, dal Sudamerica, giungeva sul territorio nazionale tramite disparate modalità d’invio. Sul punto si segnala il sequestro, operato a fine 2010 in collaborazione con la Polizia Argentina, di 8 chili di cocaina liquida presso l’aeroporto di Buenos Aires mentre erano in procinto di essere imbarcati verso l’Europa e destinati alla piazza abruzzese.

La progressione delle indagini, caratterizzata da numerose intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche nonché da importanti arresti e sequestri di stupefacente, ha portato all’individuazione di una raffineria che l’organizzazione criminale aveva realizzato in una abitazione di San Salvo, sequestrata nel maggio 2011. In quella occasione veniva registrato anche un primo importante sequestro di armi, con la scoperta di un deposito dove i criminali custodivano 5 pistole, giubbotti antiproiettili e jammer per il disturbo delle frequenze cellulari impiegate dagli investigatori per le attività d’intercettazione. Alcuni mesi dopo, si registrava il sequestro, a Termoli, di un autentico arsenale nella disponibilità dell’organizzazione: in quella occasione vennero sequestrate numerose armi da guerra, tra cui kalashnikov, fucili a pompa, pistole e munizionamento. Ulteriori importanti sequestri di armi sono avvenuti in Piemonte ed in Calabria e sono stati accertati traffici consistenti tra la Svizzera, le regioni settentrionali, la dorsale adriatica fino alla Calabria (anche utilizzando, per il trasporto, autobus di linea solitamente utilizzati dagli emigranti) nonché dai Balcani seguendo rotta marittima attraverso porti pugliesi.

Dopo aver subito gli importanti sequestri, nonché altri arresti di singoli corrieri o depositari di droga e denaro provento del narcotraffico, alcuni componenti dell’organizzazione hanno avviato un percorso collaborativo con gli inquirenti che ha permesso di acquisire elementi, riscontrati dai carabinieri, circa la ramificazione di una articolata organizzazione criminale con basi operative nel Vastese e nel litorale molisano, ma anche a Pescara e L’Aquila operante sotto il diretto controllo del clan Ferrazzo di Mesoraca i cui esponenti di vertice (Felice Ferrazzo ed il figlio Eugenio Ferrazzo) sono stati arrestati oggi. Ulteriori ramificazioni sono state individuate in Campania (e precisamente a Torre Annunziata), in Lombardia (a Mariano Comense, Varese ed altri centri di quella provincia), in Piemonte (nell’Alessandrino) ed altrove.

Il Giudice per le Indagini Preliminari ha condiviso l’impostazione della procura de L’Aquila e pertanto, sia pur in attesa dei successivi vagli processuali, si ritiene sussistano consistenti elementi per affermare l’esistenza di una associazione criminale, di natura ‘ndranghetista, con base tra San Salvo, Campomarino e Termoli, operante sotto l’egida della famiglia Ferrazzo e composta sia da calabresi e siciliani (diversi esponenti della famiglia Marchese di Messina sono stabilmente legati ai Ferrazzo da interessi economici e criminali) che da personaggi locali, per lo più più appartenenti alla piccola criminalità abruzzese e molisana che, nel tempo, hanno fatto “il salto di qualità” affiliandosi alla criminalità organizzata.

Nel corso dell’indagine è stata documentata l’affiliazione tramite emblematiche cerimonie che prevedono giuramenti davanti a “santini” ed altre immagini sacre insieme a rituali di chiara matrice pagana.

L’analisi degli avvenimenti, con particolare riferimento alla pressione criminale esercitata su un territorio relativamente circoscritto al vastese ed al litorale molisano, e la conferma fornita da alcuni collaboratori di giustizia, permette di affermare che l’ascesa del clan Ferrazzo in Abruzzo e Molise è stata in qualche modo resa possibile dalla “caduta” del clan Cozzolino, precedentemente egemone nello stesso territorio, decimato dalle indagini dell’operazione “Adriatico” che la Procura Distrettuale de L’Aquila ha sviluppato sempre con i carabinieri.

Il coordinamento della P.N.A.A. è stato indispensabile dal momento che ha curato numerose convergenze investigative con altre procure italiane nonché la consistente attività rogatoriale promossa presso le autorità giudiziarie di Argentina, Svizzera ed altre nazioni europee. Al tempo stesso, i carabinieri hanno potuto sollecitare l’intervento di collaterali Forze di Polizia estere grazie al coordinamento di Interpol e della D.C.S.A.

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