Terremoto Centro Italia, restaurata con i soldi del dopo-sisma: la chiesa dura 11 giorni

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La chiesa di Sant’Angelo prima che fosse ristrutturata e dopo il terremoto nel reportage di “In Onda” su La7

La Procura di Rieti ha sequestrato la scuola di Amatrice, esempio di struttura sottoposta a lavori e venuta giù come un castello di argilla con il terremoto che ha sconvolto il Reatino. Sotto sequestro anche altri edifici ad Accumoli e in tutto il cratere del sisma. In realtà c’è un altro simbolo della ricostruzione all’italiana con fondi pubblici spesi e finiti tra le macerie. Non si trova nel centro del paese e per questo sarà sfuggito alle cronache di questi giorni. È la chiesa di Sant’Angelo, che si trova nell’omonima frazione di Amatrice. Un luogo che, come altri piccoli borghi, ha pagato un prezzo altissimo con undici vittime.

Per capire perché questa chiesa è il simbolo negativo dell’Italia basta parlare con i cittadini di questo paesino straziato e annientato dal terremoto. “Guarda la chiesa, guarda, è stata inaugurata neanche due settimane fa. Oggi sono rimaste le macerie”. Così andiamo sul sito del Comune di Amatrice per scoprire l’impensabile. Il 13 agosto, nel calendario degli eventi, è previsto: “Inaugurazione Chiesa di Sant’Angelo alla presenza del vescovo di Rieti”.

Insomma la chiesa è stata inaugurata neanche due settimane prima del terremoto. L’edificio religioso ha la facciata distrutta, è crepata in ogni angolo ed è a rischio di definitivo crollo, tanto che l’area è stata interdetta dai Vigili del fuoco. Eppure quella chiesa è stata destinataria di finanziamento pubblico inizialmente pari a 260mila euro, fondi stanziati proprio dopo il sisma in Umbria del 1997 e di ulteriore 95mila euro nel 2015 con delibera della Provincia di Rieti. A realizzare i lavori l’impresa Steta diStefano Cricchi, figlio di Carlo, imprenditore reatino che si è aggiudicato lavori anche dopo il sisma de L’Aquila. L’altro figlio, Patrizio, è imputato per corruzione per un lavoro in Abruzzo, ma non ha alcun ruolo nella società in questione.

Stefano Cricchi risponde al telefono e chiarisce ogni punto e aggiunge un particolare incredibile: “Quell’opera era ed è ancora un cantiere, infatti, erano stati realizzati lavori per neanche 100mila euro. L’inaugurazione? Non abbiamo firmato il verbale di riconsegna”. Una decisione che sarebbe stata assunta da amministrazione e direzione lavori. Sul crollo, Cricchi precisa: “È venuta giù la canonica, in stato di abbandono da oltre 50 anni, sulla quale non avevamo neanche messo mano, le pareti che avevamo consolidato, invece, hanno retto. La facciata, invece, non è stata consolidata perché non era previsto nel progetto”. Le immagini dell’edificio crollato confermano la versione di Cricchi. La facciata è per più della metà crollata, crepe evidenti anche nelle altre pareti.

Insomma, solo una parte dei fondi è stata utilizzata, ma la chiesa è stata inaugurata nonostante fosse ancora sottoposta a lavori. Ma chi ha deciso di inaugurare un cantiere? Abbiamo chiamato Marco Sorana, geometra che fa parte della direzione lavori, composta anche da un architetto e da un ingegnere, che non ha nessuna voglia di parlare: “Non confermo, non smentisco, semplicemente non rispondo”.

Per il dopo terremoto del 1997 furono stanziati 70 milioni. Quella della Chiesa è la storia di un’opera in parte ristrutturata con i soldi del dopo sisma, venuta giù con il terremoto dopo 11 giorni. L’attuale deputato del Pd Fabio Melilli, è stato subcommissario per la ricostruzione dopo il sisma del 1997 in Umbria: “Quando arrivai mi meravigliai della quantità di interventi di piccole somme. Io divenni subcommissario quando erano già stati assegnati incarichi progettuali. Nel decreto non era previsto adeguamento, ma miglioramento sismico”.

Tradotto significa che le strutture non sarebbero state adeguate alle norme antisismiche, ma sottoposte a miglioramento. I risultati sono documentati dalle immagini degli edifici collassati a partire proprio dalla chiesa di Sant’Angelo. Il presidente della Provincia di Rieti Giuseppe Rinaldispiega: “Non ho mai autorizzato nulla. Fui invitato all’inaugurazione, ma non ero in Italia, ha partecipato il vicepresidente Antonacci”.

Allarme mafie

Procuratore Roberti: “Il rischio è nella massima urgenza”

Procuratore Roberti: “Il rischio è nella massima urgenza”“Il momento più a rischio infiltrazione nella ricostruzione post-terremoto è quello della somma urgenza. E’ nel momento dei lavori di somma urgenza che si può infiltrare più facilmente la criminalità organizzata”. Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti durante l’incontro del Caffè della Versiliana a Marina di Pietrasanta. “Per il recente terremoto – ha aggiunto il magistrato -, per prevenire questo rischio infiltrazione, basta applicare il modello L’Aquila. Si dovrà vigilare sulla somma urgenza, sulle ditte chiamate alla rimozione e smaltimento delle macerie, su chi si occupa della puntellatura dei palazzi a rischio, e sugli interventi di manodopera e di intermediazione di manodopera”. “Il modello c’è – ha aggiunto Roberti – ci sono le professionalità a tutti i livelli: siamo predisposti a fare presto e bene. Il modello L’Aquila, o Emilia, prevede uno scambio dati tra la banca dati della direzione antimafia con la procura. Un sistema informatico raccoglie tutte le informazioni sulle ditte che partecipano a vario titolo ai lavori, anche a quelli commissionati dai privati, ed elabora questi dati, verificando gli eventuali collegamenti mafiosi”

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