La Pedemontana del neo presidente Di Pietro, poche auto ma organico record: 5 per km

Di Pietro e la “fine dello stato di diritto”

L’infrastruttura con a capo l’ex pm di Mani pulite: 123 dipendenti per 25 km aperti al traffico

di MATTEO PUCCIARELLI

29 agosto 2016
È l’infrastruttura cui Roberto Maroni tiene di più (“Mi ricandiderò per poterla vedere finita e inaugurarla “, ha ripetuto più volte) e a cui da poco è a capo l’ex pm di Mani Pulite Antonio Di Pietro. Il progetto di Pedemontana – quello di costruire una nuova autostrada che colleghi le province a nord della Lombardia, in tutto 157 chilometri – per ora resta piallato dai debiti contratti con le banche. E di certo non aiuta il singolare record della società: per soli 25 chilometri ad oggi aperti al traffico, ha ben 123 dipendenti. Ovvero 4,9 a chilometro. Per fare un raffronto: la tanto vituperata Brebemi ha 0,63 dipendenti a chilometro, Teem 0,65. Il bello è che Pedemontana è “la prima autostrada italiana e una delle prime in Europa che ti consente di viaggiare senza doverti mai fermare al casello – si legge sul sito – grazie al nuovo sistema di esazione “free flow”, che non prevede la presenza dei caselli”.

Pedemontana, Di Pietro dal centrosinistra a Maroni: “Che c’azzeccano i partiti, faccio l’amministratore”

Insomma, neanche a dire che servono orde di casellanti e da qui il super organico. Nel 2015 sono state fatte anche 16 nuove assunzioni (“Per adeguare la struttura alle nuove incombenze “, c’è scritto nel bilancio dell’azienda che per il 79 per cento è in mano a Milano Serravalle, controllata dalla Regione), con un incremento dei costi per il personale del 36 per cento: da 6,3 milioni di euro annui a 8,5.

I dirigenti di Autostrada Pedemontana Lombarda spa risultano essere due: Ivano Tonelli, direttore amministrativo, 185mila euro annui più benefit; Raffaella De Giorgi, direttore legale, 165mila euro più benefit. L’ammontare complessivo dei premi elargiti ai dirigenti nel 2015 – a fronte di un piano economico finanziario dell’opera che sta in piedi per miracolo e indici di traffico pessimi – è stato di oltre 75mila euro.

Il predecessore di Di Pietro, Massimo Sarmi, aveva rinunciato al suo compenso; ma del resto come ad della Milano Serravalle percepiva comunque 240mila euro annui, stipendio di tutto rispetto se si pensa che superava in scioltezza quello, per dire, della cancelliera tedesca Angela Merkel. Lo stesso Sarmi tirato in ballo per l’assunzione da 160mila euro annui del fratello del ministro Angelino Alfano alle Poste, quando Sarmi ne era a capo.

“I tre tronchi di autostrada aperta, tangenziale di Varese, di Como e 22 chilometri da Lomazzo a Cassano Magnago, sono privi di traffico. Tariffe troppo alte e traffico pendolare e residenziale tengono distanti automobili e tir rendendo impossibile l’equilibrio del piano finanziario – ragiona Dario Balotta di Legambiente – . All’appello mancano tre miliardi per completare l’opera. Per andare avanti ci vorranno nuovi aiuti di Stato come fatto inutilmente per Teem e Brebemi”. Secondo l’ambientalista, inoltre, “le stesse due banche finanziatrici e socie da tre anni, cioè Ubi e Intesa, non partecipano agli aumenti del capitale sociale che nel frattempo è passato da 500 a 800 milioni, quasi 600 dei quali mancano ancora all’appello insieme a due miliardi di finanziamenti bancari”.

Milano, Cantone contro Pedemontana e Brebemi: “Perplessità sugli appalti”

E i sindaci di sette Comuni annunciano le vie legali contro la Pedemontana. Il primo cittadino di Cesano Maderno: “Scelta obbligata”

28 ottobre 2015

Su Brebemi e Pedemontana “qualche perplessità su come sono stati fatti gli appalti ce l’ho”: così il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, intervenendo a Expo a un incontro organizzato da Regione Lombardia, ha parlato degli appalti relativi alla realizzazione di alcune opere infrastrutturali in Lombardia.

Non è la prima volta che il presidente di Anac parla dell’argomento Pedemontana. Si era già espresso a marzo sull’argomento affermando: “La gara è falsata, l’appalto è già cresciuto del 47 per cento”. Le carte del primo tratto dell’opera sono già state inviate in Procura.

Cantone: “Pedemontana? Nonostante le irregolarità, non possiamo bloccare i lavori”

Cantone ha precisato ancora: “E’ stato importante il risultato, ma il fine non può giustificare i mezzi. Almeno in questo caso il risultato c’è stato. Faccio un discorso di carattere generale: se per fare un appalto che avevo programmato a 10, arrivo a chiuderlo pagando mille, io ci sono riuscito, ma non credo che il fine giustifichi i mezzi”.

I sindaci di sette comuni della Brianza hanno annunciato un’azione legale contro Pedemontana che il prossimo 5 novembre dovrebbe aprire al traffico la tratta che collega l’Autolaghi con la cosiddetta tratta B2, il percorso fra Lentate sul Seveso e Cesano Maderno. L’annuncio della causa (di Lentate sul Seveso, Meda, Barlassina, Seveso, Bovisio Masciago e Cesano Maderno) è stato dato al termine del collegio di vigilanza convocato in Regione Lombardia.

Pedemontana, il flop dell’autostrada documentato da Legambiente

“Abbiamo provato in tutti i modi a non ricorrere alle vie legali – ha spiegato il sindaco di Cesano Maderno Gigi Ponti – ma a questo punto sono una scelta obbligata. C’eravamo appellati al buon senso del presidente Roberto Maroni per impedire quest’operazione: da giovedì prossimo Pedemontana sarà un’autostrada che a Lentate riversa tutto il traffico su un tratto di un ex strada statale obsoleto e senza manutenzione. Nessuna opera di compensazione di quelle previste è stata eseguita”.

Autostrade, Maroni forza con la maggioranza e nomina Di Pietro presidente Pedemontana

Già ministro dei Trasporti, è stato scelto nonostante le frizioni nel centrodestra. L’ex pm di Mani Pulite aveva presentato la sua candidatura anche per l’agenzia anticorruzione del governatore

di ANDREA MONTANARI

14 luglio 2016

Una settimana fa Mariastella Gelmini aveva chiesto al governatore della Lombardia di “ripensarci”, ma Roberto Maroni ha tirato dritto. L’assemblea dei soci di Autostrada Pedemontana Lombardia, come previsto, ha nominato Antonio Di Pietro alla presidenza della società. L’ex pm di Mani Pulite prende il posto di Massimo Sarmi che si è dimesso nei giorni scorsi anche dal vertice della società autostradale Serravalle, dove è stato nominato Paolo Besozzi di area Lega.

“Invitiamo il presidente Maroni a valutare le sue scelte e magari, noi speriamo a farne di diverse”, aveva dichiarato pochi giorni fa la coordinatrice lombarda di Forza Italia. Subito dopo era arrivata la minaccia dei consiglieri regionali azzurri che si sono rifiutati di votare martedì in aula la nuova legge che regolamenta le lobby. Salvo poi votare l’ex dg dell’ospedale Fatebenefratelli Giovanni Michiara, vicino a Paolo Berlusconi come revisore dei conti nel consiglio generale della Fondazione Fiera.

Anche Riccardo De Corato di Fratelli d’Italia si era lamentato perché Maroni non aveva informato la sua maggioranza di centrodestra sulle nomine. L’idea di nominare Di Pietro alla guida di Pedemontana, però, era diventata un chiodo fisso del governatore leghista.

“Mi piacerebbe, è l’uomo giusto –  aveva osservato Maroni –  soprattutto per l’esperienza maturata dall’ex magistrato come ministro delle Infrastrutture, periodo in cui fu l’artefice del Tavolo Milano, dedicato alle opere autostradali in Lombardia”. Tanto forzare la mano e portare a termine un vero e proprio braccio di ferro con parte del centrodestra lombardo che sostiene la giuntadella Lombardia. “Non ho commenti da fare”, la risposta secca del leader del Carroccio Matteo Salvini.

In precedenza, Di Pietro aveva presentato la sua candidatura al banco per la scelta del presidente di Arac, la nuova agenzia regionale anti corruzione, ma poi non se ne fece nulla sempre per via dei veti incrociati. Al suo posto fu nominato un altro ex magistrato. Francesco Dettori, ex procuratore della Repubblica a Bergamo. Di Pietro, però, ce l’ha fatta.

Pedemontana, i giorni dell’ira dei sindaci. La Regione diserta l’incontro, Brambilla (Vimercate): «Una vergogna»

I sindaci hanno finalmente ottenuto, dopo un anno, la convocazione in Regione per parlare del caso Pedemontana. Ma nel giorno indicato dal Pirellone, l’assessore Alessandro Sorte ha lasciato la sala dove stavano entrando i sindaci brianzoli. Nessun membro della maggioranza si è fermato. E il sindaco di Vimercate ha sbottato: «Una vergogna».

È stata una scelta obbligata, dettata dal silenzio di Pedemontana: con queste parole i sindaci della tratta B2 motivano la decisione di far causa alla società. Nei prossimi giorni il legale a cui si sono affidati i primi cittadini di Barlassina, Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Lentate, Meda e Seveso metterà a punto la strategia da seguire: quel che è certo è che gli amministratori locali puntano il dito contro il mancato rispetto dell’accordo di programma del 2007 e del cronoprogramma da parte dell’azienda che, già da gennaio, avrebbe dovuto prendere in carico i 9,5 chilometri della tratta brianzola della Milano- Meda. «Dopo tutte le revisioni del progetto, sempre al ribasso – commenta Gigi Ponti, sindaco di Cesano e presidente della Provincia – nessuna delle date indicate nei documenti è stata rispettata». Il mancato adeguamento della superstrada, accusano i sindaci, renderà invivibili i sei comuni a partire da martedì 5 novembre quando sarà aperto il tratto tra Lomazzo e Lentate: il traffico, che si aggiungerà a quello della Milano-Meda, bloccherà la superstrada per poi disperdersi nei centri abitati.

La decisione

«Abbiamo atteso le risposte che ci erano dovute per troppo tempo – precisa Ponti – ma le risorse e gli interventi promessi sono ancora sulla carta e ora ci troviamo davanti al fatto compiuto. Non ci resta che ricorrere all’ultima via a disposizione: l’azione legale. Ci eravamo appellati anche al buon senso del presidente Maroni per impedire questa operazione: da giovedì Pedemontana sarà un’autostrada che a Lentate riversa tutto il traffico su un tratto di ex statale obsoleto, senza manutenzione e senza nessuna opera di compensazione tra quelle previste».

I sindaci, oltretutto, in due giorni hanno incassato una doppia delusione: mercoledì, dal Collegio di vigilanza, non hanno ottenuto alcuna garanzia sulla prosecuzione del progetto e giovedì, dopo essere stati convocati in Regione, non sono stati ascoltati dall’assessore alle Infrastrutture Alessandro Sorte.

«Il dato vero – commenta Ponti – uscito dalla riunione è quello che tutti sapevano, ma nessuno ammetteva: non esiste un cronoprogramma e non esistono i soldi per Pedemontana. Ci è stato comunicato che, dopo che sarà pubblicato il decreto di defiscalizzazione degli investimenti, la società avrà un anno di tempo per reperire le risorse dalle banche». «In questo momento – conclude il sindaco di Cesano – esiste solo un’intenzione di realizzare l’intero tracciato che, nella migliore delle ipotesi, sarà effettuato a pezzi».

L’assenza di Sorte all’incontro, peraltro chiesto nel 2014, è stigmatizzata dai consiglieri regionali del Pd Laura Barzaghi ed Enrico Brambilla: alla riunione, ricordano, la maggioranza era rappresentata solo da Mauro Piazza di Ncd. «Si è trattato – incalzano – di uno sgarbo istituzionale. Chiederemo che la giunta Maroni si assuma impegni precisi in aula».

L’accusa di Vimercate

Un’assenza che ha mandato su tutte le furie Paolo Brambilla, sindaco di Vimercate, che parla di «offesa graze». E racconta: «Siamo finalmente stati invitati nella apposita commissione del Consiglio Regionale per potere portare le preoccupazioni dei nostri cittadini sul percorso di costruzione della Pedemontana – ha sbottato su facebook -. Un incontro che avevamo chiesto a luglio 2014 (non è un errore, luglio 2014!). Non si tratta di essere favorevoli o contrari all’opera, si tratta di accompagnare un cantiere che durerà più di 10 anni, sapendo che per verificare la copertura finanziaria del capitale privato per la tratta che da Vimercate arriverà a Osio, per fare un esempio, si dovrà aspettare dicembre 2019 e che nel frattempo man mano che avanzerà verrà aperta gettando su una rete di strade provinciali e comunali inadeguate i flussi che deriveranno da tratti autostradali».

Per il sindaco «il rischio del collasso è forte, chiedevamo solo di avere informazioni e che le nostre preoccupazioni fossero ascoltate, anche per fugarle magari. O comunque perchè il Consiglio regionale le tenesse in considerazione per assumersi consapevolmente la resposabilità di prendere decisioni in merito al coordinamento delle arterie di viabilità di tutto il sistema, autostradale, provinciale, comunale».

Ma, racconta Brambilla, «il risultato è stato surreale. In commissione c’eravamo solo noi sindaci, a dire le cose che da soli ci diciamo da tempo, unici interlocutori alcuni consiglieri da contarsi sulle dita di una mano, assente l’assessore, assenti tutti i consiglieri del centrodestra e della Lega, salvo il Presidente di Commissione. Erano usciti un attimo prima, quando avevano finito di dialogare con loro i vertici di Cal e di Autostrada Pedemontana. Quelli sono gli interlocutori che contano per loro, per chi governa e sta in consiglio a supportare la Giunta Maroni. Noi sindaci non contiamo nulla, neppure la dignità di un ascolto. Una vergogna istituzionale che non ci fermerà».

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