Nonostante i lavori di ristrutturazione terminati nel 2012, la struttura della Capranica aveva bisogno di nuovi interventi urgenti. L’appalto per questa seconda tranche di lavori è stato chiuso nel dicembre 2015 e vinto da un’azienda accusata di aver pagato mazzette per l’appalto a Paganica. E nei muri c’era polistirolo

 

Nei prossimi mesi sarebbe diventata di nuovo un cantiere, la scuola “Capranica” di Amatrice. Nonostante i lavori di ristrutturazione terminati nel 2012, la struttura aveva bisogno di nuovi interventi urgenti. L’appalto per questa seconda tranche di lavori è stato chiuso nel dicembre 2015 e a offrire il maggior ribasso – addirittura del 36% – è stata la società “Cricchi Carlo” di Carlo e Patrizio Cricchi, già finiti nell’inchiesta penale sulla ricostruzione post-sismica de L’Aquila.

Gli interventi sarebbero dovuti iniziare a breve. Ma è arrivato prima il terremoto. Rivelando, fra l’altro, che i lavori precedenti sarebbero stati fatti con materiale scadente. Ora sarà la Procura di Rieti, guidata da Giuseppe Saieva, a dover far luce sulle possibili responsabilità nella tragedia di Amatrice.

Il magistrato ha intenzione di svolgere delle superperizie sui crolli avvenuti ad Amatrice, una in particolare dedicata alla scuola e ai lavori di cui è stata oggetto. Inoltre disporrà il sequestro di tutto il materiale giornalistico fotografico e video, in particolare un filmato trasmesso dal Tg1 in tarda serata venerdì nel quale si vedeva chiaramente che le pareti della scuola erano composte in parte da polistirolo e al posto delle reti di contenimentoerano state installate delle retine dietro l’intonaco. Tutte evidenze che andranno verificate e accertate nelle prossime settimane.

Intanto emergono i primi rilievi sull’assegnazione dei due appalti che hanno interessato la scuola “Capranica”. Il primo, dal valore complessivo di 700 mila euro, è stato terminato nel 2012 e assegnato al Consorzio Stabile Valori riconducibile – come scritto dal Fatto (leggi l’articolo)  – aFrancesco Mollica, parente e socio d’affari di imprenditori raggiunti da una interdittiva antimafia (poi annullata) per presunti rapporti con Cosa Nostra. Il secondo, invece, è finito alla Cricchi, già impegnata (e coinvolta) nella ricostruzione dell’Aquila. In particolare per le opere di riconsolidamento della Chiesa di Santa Maria Paganica, un appalto da 19 milioni di euro.

Nella primavera del 2014, l’allora procuratore capo dell’Aquila, Franco Cardella, e il sostituto Maria Antonietta Picardi, chiedono e ottengono l’iscrizione nel registro degli indagati di Carlo Cricchi e gli arresti domiciliari per Patrizio Cricchi, rispettivamente padre e figlio. Le accuse per il genitore sono minime e legate per lo più a reati fiscali, tant’è che dopo poco è escluso dal fascicolo. Per Patrizio, invece, le contestazioni sono pesanti. I magistrati ipotizzano falso (per la presunta firma falsa del parroco) e soprattutto il concorso in corruzione: avrebbe corrotto alcuni funzionari ministeriali per evitare che la gara d’appalto fosse assegnata con l’evidenza pubblica.

I pm quantificano anche la tangente: 190 mila euro. Nell’ordinanza d’arresto i magistrati ricostruiscono anche il momento della consegna della “prima tranche di denaro” da 10 mila euro. Scrivono: “L’effettiva consegna di una prima tranche di denaro che, a seguito di un iniziale incontro tra Cricchi e Vinci (amministratore della Cai) in Roma, avveniva inCarsoli; allorché il Vinci – in proprio e per conto del Cricchi – consegnava a Marchetti (funzionario del ministero) una busta contenente la somma di 10 mila euro”.

La procura de L’Aquila, nel giugno scorso, ha chiuso le indagini e chiesto il rinvio a giudizio per Patrizio per i reati di corruzione, fiscali e per il falso. Ha trasferito per competenza ad Avezzano i fascicoli relativi alla corruzione, mentre per il falso e per i reati fiscali il processo si celebrerà il 16 settembre a L’Aquila. Il Fatto ha cercato di contattare Carlo e Patrizio, ma senza esito. I telefoni dell’azienda suonano a vuoto. Così come i citofoni delle loro abitazioni, due ville adiacenti su una collina che sovrasta Rieti. L’azienda di famiglia ha effettuato numerosi lavori, dai restauri degli appartamenti del Quirinale al restauro delle facciate del Tribunale di Roma e moltissime altre opere pubbliche. Aveva già realizzato un importante lavoro di recupero ad Amatrice.

Dieci anni fa: il restauro e consolidamento della ex scuola della frazione di Petra, edificio che ora ospita alcune realtà associative e la locale Avis. La struttura è stata colpita dal terremoto martedì notte, ma non ha subito danni gravi: qualche crepa e il cedimento di una parte della torre che sovrasta l’edificio. L’appalto che aveva vinto al ribasso per i lavori alla “Capranica” non aveva ancora portato all’avvio dei lavori, quindi alla Cricchi non è imputabile alcuna responsabilità sul crollo e la gara che si era aggiudicata era proprio per mettere in sicurezza l’edificio.

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