ATENE – Dopo appena otto anni molti ateniesi le chiamano le moderne rovine greche, intendendo gli stadi, i villaggi atletici e le aree attrezzate per i cento sport particolari delle competizioni come cayak, pallavolo, tiro con l’arco e altre simili amenità che oggi sono chiusi al pubblico da cancelli con catene arruginite in un mare di erbacce a futura memoria degli sprechi delle Olimpiadi greche. Nell’agosto 2004 la Grecia organizzò le sue Olimpiadi tra enormi entusiasmi nazionalisti e previsioni economiche di fare incassi stratosferici e mettere in cantiere infrastrutture che l’avrebbero portata nell’era della modernità. Un paese che guardava al futuro e scommetteva sulla sua rinascita. È andata in modo molto diverso: la lezione greca insegna a prendere gli impegni simili con molta cautela.

Il budget di 15 miliardi di euro per finanziare le Olimpiadi greche, poi sforato, furono l’inizio della fine per i conti di Atene, un buco contabile da cui il paese non si risollevò più. La XXVIII edizione dei Giochi olimpici si tenne in Grecia dal 13 al 29 agosto, e venne considerata un’occasione che il Governo greco di allora guidato da Costas Karamanlis voleva utilizzare per rilanciare la destinazione sul mercato turistico mondiale. Un obiettivo che si rivelò poi una chimera.

I Giochi olimpici vennero ospitati in diverse città: Atene, che fece la parte del leone, Salonicco, Volos, Patrasso e Iraklion (Creta) senza problemi di soldi né di finanziamenti. La capitale greca, e tutta l’Attica ampliò a dismisura l’offerta ricettiva mentre il 90% delle strutture ricettive venne sottoposto a ristrutturazione. Ad Atene venne creato, dopo quello di Salonicco, un centro congressi nei pressi dell’aeroporto intercontinentale Eleftherios Venizelos. Posizione non molto strategica.

Cosa resta di tutta quella costruzione faraonica? Oggi il villaggio olimpico che era il progetto più importante (240 milioni di euro investiti) resta abbandonato a se stesso, un triste monumento allo sperpero di denaro pubblico. La verità è che tra il 2003 e il 2007 l’economia ellenica era cresciuta a ritmi del 4%. Poi dal marzo 2004 il paese era stato governato da Costas Karamanlis, leader di Nuova democrazia, diventato premier grazie a una campagna elettorale in cui aveva promesso la «rifondazione dello Stato» e riforme drastiche nel campo dell’economia. Invece la Grecia si avvitò su stessa. Presto cominciarano i problemi, grossi problemi. Proprio per i ritardi nei lavori di costruzione delle sedi olimpiche e soprattutto per i fondi destinati alla sicurezza, che obbligarono il governo Karamanlis a contrarre nuovi prestiti internazionali senza andare troppo per il sottile.

Ci furono contenziosi infiniti con aziende tedesche per il rispetto dei contratti sulla sicurezza con accuse di tangenti e altre polemiche del genere. Ecco come le Olimpiadi sono state l’inizio del default di oggi. Ed Atene non è stata nemmeno capace di mantenere le infrastrutture costruite solo otto anni fa: il palazzo dove si giocavano le partite di pallavolo è deserto, abbandonato a stesso, monito perenne di come le Olimpiadi possono diventare un boomerang per i conti pubblici. Le rovine moderne di Atene. Il budget di 15 miliardi di euro per finanziare i Giochi che dovevano essere quelli del 2000 – poi sottratti da Atlanta – furono l’inizio della fine per i conti, un buco da cui non si risollevò più.

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