La Russia ripudia il neo-liberismo

DI F. WILLIAM ENGDAHL

journal-neo.org

Dopo più di due anni di peggioramenti dell’economia e con un tasso di interesse della banca centrale del 10.5%, che rende virtualmente impossibile lo stimolo alla crescita tramite la richiesta di nuovo credito, il Presidente russo Vladimir Putin ha finalmente sciolto una situazione bloccata tra due fazioni interne. Il 25 luglio ha dato il mandato al gruppo di economisti chiamato Club Stolypin di preparare una loro proposta di crescita economica che verrà presentata al governo entro il Quarto Trimestre di quest’anno. Con questa decisione, Putin ha rigettato due fazioni economiche di stampo neo-liberal che avevano portato la Russia verso una recessione sia politica che economica con le loro dottrine occidentali del libero mercato. Questa è una mossa importantissima, che mi aspettavo già da quando ho avuto la possibilità di avere alcuni scambi di vedute durante il Forum Economico Internazionale a San Pietroburgo.

 
Senza grandi squilli di trombe, la stampa russa ha riportato una nota, alcuni giorni fa, che può avere profonde conseguenze per il futuro dell’economia interna russa. Il blog russo, Katheon, riportava questa breve notizia: “Il Presidente russo Vladimir Putin ha dato mandato al gruppo Stolypin di finalizzare il documento del Club Stolypin e sulla base delle sue raccomandazioni, preparare il nuovo programma di sviluppo economico alternativo al piano Kudrin. Il programma stesso dovrebbe essere dato al Bureau del Consiglio Economico entro il quarto trimestre del 2016”.

Nel suo commento, Katheon dà grande risalto alla decisione di abbandonare gli approcci neo-liberal e chiaramente distruttivi dell’ex Ministro delle Finanze Alexei Kudrin, favorevole alle dottrine di libero mercato. “Il rapporto del Club Stolypin consiglia un aumento degli investimenti interni, pompando l’economia con denaro preso dai fondi statali e stampato dalla Banca di Russia. Al contrario, il concetto propugnato dal Centro di Ricerche Strategiche di Kudrin suggeriva che gli investimenti dovessero essere di natura privata mentre al governo era dato il compito di assicurare la stabilità macroeconomica, bassa inflazione e la riduzione del deficit”.

Kudrin ha fallito

Data la situazione presente di continue sanzioni occidentali (sia economiche che finanziarie) contro la Russia, il flusso di investimenti privati nell’economia (descritte dal gruppo Kudrin) sono rari, per dirla in maniera gentile. Ulteriori tagli al già minimo deficit pubblico non fanno altro che aumentare la disoccupazione e peggiorare la situazione. Il Presidente Putin ha preso atto che “l’esperimento neo-liberale” ha fallito. O forse, con più probabilità, è stato costretto a far sì che questa realtà economica, durante il dominio dei liberal, venisse portata avanti fino al punto in cui risultasse chiaro a tutte le fazioni economiche interne che si doveva attuare una soluzione alternativa.

La Russia, come ogni altro paese, ha gruppi di interesse spesso in contrasto tra loro; adesso è chiaro che la dottrina dei neo-liberal è stata confutata dai risultati scadenti del gruppo di Kudrin, abbastanza da dare al Presidente Putin la possibilità di muoversi in maniera decisa. In ogni caso, gli sviluppi attorno al gruppo Stolypin avrà effetti benefici per la Russia.

Radunando un nuovo meeting del Presidio del Consiglio Economico il 25 maggio (dopo un’interruzione di due anni), il Presidente Putin, facendo notare come l’assemblea avesse opinioni contrastanti, disse: “Propongo che si cominci con le fonti di crescita per l’economia russa dei prossimi dieci anni … Le dinamiche attuali mostrano che le riserve e risorse che hanno fatto da perno alla crescita economica dagli anni 2000 in poi non producono più gli stessi effetti di un tempo. L’ho detto in passato e lo voglio ripetere questo punto di nuovo oggi: la crescita non continua più con le attuali premesse economiche. Se non troviamo nuove fonti di crescita, avremo a breve un PIL vicino allo zero, e quindi tutte ne nostre opportunità nel settore sociale, sicurezza e difesa nazionale e altre aree saranno considerevolmente più basse di ciò di cui abbiamo bisogno per sviluppare il nostro paese e fare progressi concreti.”

Oggi, dopo solo due mesi da quel giorno, Putin ha deciso. Chiaramente ha un occhio che guarda alle elezioni presidenziali del 2018. Con questa decisione, ha selezionato il gruppo dei tre facenti parte del Consiglio Economico che crede che lo stato abbia un ruolo positivo nello sviluppo dell’economia nazionale.

In qualche modo, il gruppo Stolypin, prende a modello la genialità del “miracolo economico” della Germania del 1871, le cui idee hanno creato la più straordinaria crescita economica da una situazione di arretratezza che l’Europa abbia mai visto, in soli trent’anni.

Le nazioni che hanno avuto un simile rapido sviluppo sono stati l’America del 1865 e la Repubblica Popolare Cinese del 1979 con la formula di Deng Xiaoping “Socialismo dalle Caratteristiche Cinesi”. Il modello di sviluppo nazionale si basa sul lavoro dell’economista tedesco del 19mo secolo Frederich List.

Tre campi

Durante la “Terapia Shock” degli anni 90 di Boris Yeltsin, economisti della scuola di Harvard come Jeffrey Sachs, finanziati dal meta-saccheggiatore George Soros, erano consulenti di Yeltsin. Le disastrose politiche economiche implementate dal team di economisti di Yeltsin, a quel tempo guidato da Yegor Gaidar, hanno implementato la svendita e privatizzazione degli asset dello stato a prezzi stracciati per il beneficio di investitori occidentali come Soros. Hanno fatto drastici tagli al debito pubblico, riducendo gli standard di vita ed eliminando le pensioni pubbliche per gran parte della popolazione. Tutto fatto in nome delle riforne del mercato libero. Dopo quel trauma, e con l’inizio della prima presidenza Putin nel 1999, la Russia comincia una dolorosa ripresa, non grazie alla quella terapia shock, ma piuttosto malgrado quella. Un tributo alla determinazione del popolo russo.

Per quanto possa sembrare scioccante, questi ideologi del mercato libero, seguaci di Gaidar, hanno fino adesso mantenuto un monopolio virtuale sulle politiche economiche e finanziarie della Russia.

Sono stati supportati da leader di fazioni simili ma ugualmente distruttive: i monetaristi come Elvira Nabiullina, governatore della Banca Centrale russa, la quale sembra essere ossessionata solo dal controllo dell’inflazione e dalla stabilizzazione del rublo.

Lo scorso maggio, Putin ha dato i primi segnali di essere aperto all’idea che i sempre rassicuranti rapporti dei suoi ministri economici e finanziari su una “ripresa dietro l’angolo” (come disse anche Hoover all’inizio della Grande Crisi del 1930) erano sbagliati.

Il Presidente russo ha quindi riunito il sopra citato Presidio con l’intento di redigere un piano per la risoluzione dei problemi economici del paese. Il Presidio è formato da 35 membri presi dalle tre fazioni economiche più importanti.

L’ex Ministro delle Finanze neo-liberal Alexei Kudrin è a capo di uno di questi gruppi, supportato dal Ministro delle Finanze Anton Siluanov e dal Ministro per l’Economia Alexey Ilyukayev. Questo gruppo si fa promotore del solito mantra occidentale sul potere del mercato di auto-regolarsi e sulla riduzione del ruolo dello stato attraverso la privatizzazione delle ferrovie, compagnie energetiche come Gazprom e altri asset di valore. Kudrin era anche stato nominato da Putin a presiedere il consiglio dei 35 a maggio. Molti degli economisti nazionali temevano il peggio da questa nomina, praticamente un revival della terapia shock in stile Gaidar, Mach II. Ovviamente questo adesso non succederà. Kudrin e il suo approccio sono stati ripudiati come inefficaci.

Il secondo gruppo è rappresentato da Elvira Nabiullina. Sono i più conservatori, dichiarando il fatto che non sono necessarie né riforme né stimoli economici. Basta mantenere il presente corso economico con un tasso di interesse a due cifre e questo in qualche modo questo ucciderà l’inflazione e stabilizzerà il rublo. Come se tutto questo fosse la chiave per aprire ad un potenziale di crescita economica. Al contrario, è stata la chiave per uccidere l’economia e aumentare l’inflazione.

Il gruppo Stolypin

Il terzo gruppo rappresentato nel Presidio è quello più dileggiato dagli osservatori occidentali. Ad esempio, lo Stratfor (legato al Pentagono), si riferisce a questo gruppo come uno “strano collettivo”. Ho personalmente incontrato e parlato con alcuni di loro e posso dire che non sono per niente strani per coloro che abbiano un minimo di senso morale.

Questo è quindi il gruppo che è emerso e a cui è stato dato il mandato di porre le basi della futura crescita economica russa, direttamente da Putin.

Il gruppo si ispira essenzialmente a ciò che Frederich List, economista oggi pressoché dimenticato, chiamerebbe “economia nazionale”. La dottrina dell’economia nazionale fondata su un approccio storico era in diretta contrapposizione con l’ideologia dominante di quel tempo del libero mercato di Adam Smith.

Le idee di List vennero integrate nelle strategie economiche del Reich tedesco, cominciando dal Zollverein o l’Unione Tedesca degli Scambi (German Customs Union) che unificò il mercato interno domestico.
Creò le basi nel 1870 per la più colossale crescita della Germania come rivale economico superando la Gran Bretagna in ogni area nel 1914.

Il gruppo Stolypin include personaggi come Sergei Glazyev, Boris Titov, dal 2012 co-presidente di Business Russia, l’organo di vigilanza e controllo sui business russi. Sia Titov che Glayzev, consulente di Putin sull’Ucraina e altri affari, sono soci fondatori del Club Stolypin. Nel 2012 Glazyev fu nominato da Putin, allora Primo Ministro, per coordinare i lavori delle agenzie federali per lo sviluppo di un’Unione di Scambi tra Bielorussia, Khazakistan e Russia; quella che oggi è l’Unione Economica Eurasiatica. Titov, che è anche il leader del partito Giusta Causa (Right Cause), è un imprenditore di successo il quale, negli ultimi anni, si è dedicato all’avanzamento di politiche economiche all’interno del governo, spesso in aperto contrasto con le idee liberali di Kudrin sul mercato libero. Infine, Titov presiede il Consiglio Economico russo-cinese.

Un’indicazione generale del tipo di proposte che verranno avanzate dal gruppo Stolypin sta, ad esempio, nel risolvere il deficit di infrastrutture che frena l’impresa produttiva; già Glazyev aveva esposto queste soluzioni durante il Consiglio di Sicurezza russo del settembre 2015.

In quel consesso, Glazyev propose una “roadmap” di 5 anni per portare la Russia alla sovranità economica e crescita a lungo termine. Lo scopo è quello di rafforzare l’immunità del paese a shock esterni e influenze straniere, e in ultima analisi a portare la Russia fuori dalla periferia e verso il centro del sistema economico globale. Tra gli obiettivi, la crescita della produzione industriale del 30-35% su 5 anni, la creazione di una “economia del sapere” tramite il trasferimento di risorse economiche verso l’istruzione, sanità e le sfere sociali; la formazione di strumenti atti a favorire il risparmio come parte del PIL, e altre iniziative inclusa una transizione verso una politica di sovranità monetaria.

Nel 1990, la priorità di Washington e del FMI era quella di mettere sotto pressione Yeltsin e la Duma per privatizzare la Banca di Stato russa tramite la revisione della Costituzione verso una Banca Centrale che, similmente alla Fed americana e la BCE, fosse un’entità puramente monetarista il cui mandato fosse solo il controllo dell’inflazione e stabilizzazione del rublo. A tutti gli effetti, il controllo sulla creazione del denaro venne rimosso dalla sovranità dello stato e venne legato al dollaro.

Il piano di Glazyev del 2015 comprende anche l’uso delle risorse della Banca Centrale per fornire prestiti a specifici business e industrie ad un tasso ridotto e variabile tra l’1% e il 4% rendendo possibile una forma di allentamento quantitativo in misura di 20 triliardi di rubli nell’arco di 5 anni. Il programma suggerisce inoltre che lo stato supporti il business privato attraverso la creazione di “obbligazioni reciproche” per l’acquisto di prodotti e servizi e prezzi fissati. Infine, Glazyev che il rublo si rafforzi come alternativa al dollaro tramite l’acquisto di oro per il sostegno alla moneta. Si propone di dare mandato alla Banca Centrale di acquistare tutta la produzione interna di oro ad un prezzo fissato in modo da aumentare la convertibilità del rublo. Oggi la Russia è il secondo produttore mondiale di oro.

Ovviamente il Presidente russo ha realizzato che i passi in avanti che la Russia fa nelle politiche estere, per quanto significativi possano essere possono essere facilmente vanificati da una fragile economia interna. Con l’annuncio del 25 luglio di Putin, c’è l’opportunità di cambiare il corso dell’economia, se il programma verrà adottato con risolutezza, ad ogni livello. Il Presidente ha la responsabilità di offrire una chiara strategia quinquennale, un lasso di tempo utile per essere in grado di giudicarne i risultati. Cinque anni adesso sono ben diversi dai piani quinquennali del vecchio Soviet.

Dando alla popolazione una chiara visione del futuro, può fare affidamento sul potenziale umano del suo paese per riuscite nell’impossibile impresa di rivoluzionare l’economia in una che abbia basi più solide di quelle fin qui implementate dai monetaristi occidentali del “libero mercato” che è ormai di fatto in bancarotta.

 

William Engdahl è consulente e accademico sui rischi strategici. Ha una laurea in Studi Politici all’Università di Princeton ed è autore di studi su geopolitica e petrolio.

Fonte: http://journal-neo.org

Link: http://journal-neo.org/2016/08/02/putin-nyet-to-neo-liberals-da-to-national-development/

2.08.2016

 

DI PAUL CRAIG ROBERTS E MICHAEL HUDSON

counterpunch.org

Secondo varie analisi, il governo russo sta riconsiderando le politiche neoliberiste che hanno reso un cattivo servizio alla Russia, a partire dal collasso dell’Unione Sovietica. Se la Russia avesse adottato politiche economiche intelligenti, la sua economia sarebbe di gran lunga più in avanti di quanto lo sia oggi. Avrebbe evitato, ad esempio, molte delle fughe di capitali verso l’Occidente, affidandosi ad una politica di auto-finanziamento.

Nella foto: Moscow International Business Centre

 

Washington ha approfittato di un governo russo demoralizzato, che in qualche modo si è affidato a Washington come guida durante l’era post sovietica. Pensando che la rivalità tra le due potenze fosse terminata con il collasso dell’Unione Sovietica, i russi si sono fidati dei consigli dell’America per modernizzare la loro economia con le migliori dottrine economiche di stampo occidentale. Al contrario, Washington ha abusato di questa fiducia concessa, e ha instaurato una serie di misure economiche atte a fagocitare gli asset economici del paese e trasferire le proprietà in mani straniere. Ingannando la Russia ad accettare capitali stranieri e ad esporre il rublo a speculazioni monetarie, Washington si è assicurata la capacità di poter destabilizzare la Russia con fughe di capitali e regolari assalti al valore di scambio del rublo. Solo un governo che abbia poca familiarità con gli obiettivi neocon di egemonia mondiale sarebbe disposto ad esporre il proprio sistema economico a questa tale manipolazione.

Le sanzioni che Washington ha imposto -e ha costretto l’Europa ad imporre- alla Russia mostrano come le politiche neoliberiste lavorano a danno della Russia stessa. I suoi richiami a mantenere alti tassi di interesse e politiche di austerity hanno affondato la Russia, senza che questo fosse necessario. Il rublo è stato messo a terra da fughe di capitali, e come conseguenza di questo la Banca Centrale russa è stata costretta a bruciare le sue riserve di capitali stranieri per supportare il rublo, ma più realisticamente ha favorito ulteriori fughe.

Persino Vladimir Putin rimane affascinato dall’idea romantica di una economia globale nella quale tutte le nazioni hanno un accesso equo. Ma i problemi risultanti dalle politiche neoliberiste lo hanno costretto a rimpiazzare le importazioni con prodotti interni in modo da rendere il paese meno dipendente da prodotti esteri. Putin si è inoltre reso conto che se la Russia ha bisogno di avere un piede nell’economia occidentale, deve avere l’altro piede nel nuovo ordine economico messo su insieme a Cina, India e le ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale.

Le politiche neoliberiste prescrivono una totale dipendenza da debiti e investimenti esteri. Il risultato di questo sistema è la creazione di debiti in moneta estera e profitti russi in mani straniere. Queste sono vulnerabilità pericolosissime per una nazione che Washington ha dichiarato essere “una minaccia esistenziale agli Stati Uniti”.

L’apparato economico che l’America ha messo su per la Russia è tutto di stampo neoliberista. Da notare come, ad esempio, Elvira Nabiullina (Governatore della Banca Centrale), Alexei Ulyukayev (Ministro dello Sviluppo Economico), Anton Siluanov e Alexei Kudrin vengano tutti da dottrine neoliberiste. Questa cricca vuole risolvere il deficit della Russia svendendo i suoi asset pubblici a investitori stranieri. Se la cosa si realizzasse veramente, ciò darebbe a Washington un controllo ancora maggiore sull’economia russa.

Sul campo opposto a questi economisti-spazzatura (in originale: “junk economists” NdT) si trova Sergey Glaziev. Boris Titov e Andrei Klepach sono allineati con Glaziev.

Questo gruppo si rende conto che le politiche neoliberiste rendono l’economia russa suscettibile di destabilizzazioni da parte di Washington nel caso in cui gli Stati Uniti volessero punire la Russia per non seguire i dettami del governo americano in politica estera. Il loro scopo è quello di promuovere una Russia più autosufficiente in modo da proteggere la sovranità nazionale e la capacità del governo di operare nell’interesse nazionale russo piuttosto che sottomettere gli interessi nazionali a quelli di Washington. Il modello neoliberista non è un modello di sviluppo, è puramente estrattivo. Gli Americani lo hanno utilizzato a loro vantaggio per trasformare la Russia in “tagliatori di foreste e portatori d’acqua”, o meglio, nel caso della Russia, estrattori di petrolio, gas, platino e diamanti.

Autosufficienza significa non essere dipendenti da importazioni o da capitali stranieri per investimenti che possono essere finanziati dalla Banca Centrale russa. Significa anche mantenere parti strategiche dell’economia in mano pubblica. Le infrastrutture di base dovrebbero essere fornite all’economia ad un costo sovvenzionato dallo stato oppure senza costo. E non “regalate” a proprietari stranieri in modo che essi possano poi ricavarci un profitto in termini di concessioni. Glaziev vuole inoltre che sia la Banca Centrale che fissi il tasso di cambio del rublo e non gli speculatori del mercato dei cambi.

Gli economisti neoliberisti non accettano l’idea che lo sviluppo economico di una nazione dotata di tali risorse naturali come la Russia debba essere finanziata dalla banca centrale con il potere di creare denaro sufficiente per portare avanti questo progetto. Fingono di credere che una situazione del genere generi solo inflazione. I neoliberisti negano il fatto (ormai ampiamente dimostrato) che, in termini di quantità di danaro, non fa assolutamente differenza se il danaro viene creato dalla banca centrale o da banche private facendo prestiti, oppure dall’estero. La differenza invece sta nel fatto che se il denaro viene da banche private o dall’estero, è necessario necessario pagare interessi a tali istituzioni, e i profitti vengono sottratti alle casse pubbliche per il beneficio di investitori stranieri che quindi, alla fine, mantengono un qualche controllo sull’economia.

Apparentemente, i neoliberisti russi sono incapaci di vedere la minaccia che Washington e i suoi vassalli europei pongono allo stato russo. Le sanzioni alla Russia sono basate su menzogne così come questa continua demonizzazione politica e infine questa propaganda neoliberista. Sulla base di queste falsità Washington sta ammassando militari e basi missilistiche vicino al confine russo e in acque russe. Washington cerca di soverchiare i governi delle ex repubbliche sovietiche e piazzare regimi ostili alla Russia, come ha già fatto in Ucraina e Georgia. La Russia è continuamente demonizzata dalla NATO. Washington ha persino politicizzato i giochi olimpici e impedito la partecipazione del contingente russo.

Malgrado queste mosse di aperta ostilità contro la Russia, i neoliberisti russi credono ancora che le politiche che Washington chiede a gran voce alla Russia di implementare sono nell’interesse nella nazione. Legare il destino della Russia all’egemonia occidentale a queste condizioni significa solo distruggere la sovranità del paese.

 

Fonte: www.counterpunch.org

Link: http://www.counterpunch.org/2016/08/11/will-russia-reject-neoliberalism/

11.08.2016

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di COLOSSEUM

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...