di Thierry Meyssan, 27 giugno 2016

traduzione di Mila Mercadante

Nessuno sembra comprendere le conseguenze della decisione dei britannici di lasciare l’Unione europea. I commentatori – che interpretano la politica politicante e hanno perso da tempo la conoscenza delle questioni internazionali – si sono focalizzati sugli elementi di una campagna assurda: da un lato gli avversari di un’immigrazione non controllata e dall’altro i “padri spauracchio” con le minacce al Regno Unito dei peggiori tormenti.

Ora, la posta in gioco di questa decisione non ha alcun rapporto con questi temi. Lo iato tra la realtà e i discorsi politico-mediatici illustra la malattia di cui soffrono le élites occidentali: l’incompetenza.

Mentre il velo si solleva sotto i nostri occhi, le nostre élites non comprendono la situazione esattamente come il Partito comunista dell’Unione Sovietica non comprese le conseguenze della caduta del muro di Berlino nel novembre 1989: la dissoluzione dell’URSS avvenuta nel dicembre 1991, poi quella del consiglio di mutua assistenza economica (il Comecon) e sei mesi più tardi quella del Patto di Varsavia, e infine i tentativi di smantellamento della Russia stessa, che stava per perdere la Cecenia.

In un futuro molto prossimo assisteremo allo stesso modo alla dissoluzione dell’Unione europea, poi della NATO, e se non fanno attenzione assisteremo perfino allo smantellamento degli Stati Uniti.

Mettendo da parte le farneticazioni su Nigel Farage, UKIP non è la causa del referendum che ha appena vinto. Questa decisione è stata imposta a Cameron dal partito dei conservatori.

Secondo loro, la politica di Londra deve essere un adattamento pragmatico al mondo che cambia. Questa “nazione di commercianti” – come la definì Napoleone – ha capito che gli Stati Uniti non sono più la maggiore economia mondiale e neanche la prima potenza militare. Dunque, per i conservatori non vi è più ragione di considerarli partners privilegiati.

Proprio come Margaret Thatcher non esitò a distruggere l’industria britannica per trasformare il suo paese nel centro della finanza globale, così i conservatori non esiteranno ad aprire la strada verso l’indipendenza della Scozia e dell’Irlanda del Nord – e quindi a rinunciare al petrolio del Mare del Nord – per per fare di Londra il primo centro finanziario off-shore dello yuan.

La campagna per la Brexit è stata ampiamente sostenuta da Gentry, e Buckingham Palace ha mobilitato la stampa popolare perché convincesse i cittadini a votare per l’indipendenza.

Contrariamente a quanto spiega la stampa europea, l’uscita dei britannici dalla UE non avverrà lentamente perché l’Unione europea crollerà più velocemente del tempo necessario alle trattative burocratiche per avviare l’uscita. Gli stati del Comecon non hanno potuto negoziare l’uscita perché il Comecon ha smesso di funzionare sin da quando è stato avviato il processo centrifugo. Gli Stati membri che si aggrappano ai rami per cercare di salvare ciò che rimane dell’Unione vogliono evitare il momento dell’adattamento al nuovo stato di cose per non dover sperimentare le situazioni drammatiche vissute in passato dalla nuova Russia: la caduta vertiginosa della qualità e dell’aspettativa di vita.

Alle centinaia di migliaia di funzionari e di collaboratori europei che perderanno inevitabilmente il loro impiego e alle élites nazionali che sono ugualmente dipendenti da questo sistema, conviene cambiare urgentemente le istituzioni per cercare di salvarsi. Tutti pensano a torto che la Brexit apre una breccia nella quale si riverseranno gli euroscettici. Ora, la Brexit non è altro che una risposta al declino degli Stati Uniti.

Il Pentagono, che prepara il summit della NATO a Varsavia, non ha compreso che non era più nella posizione d’imporre ai suoi alleati lo sviluppo del loro budget di spesa per la difesa e il sostegno delle sue avventure militari. Il dominio di Washington sul resto del mondo è finito.

Siamo di fronte a un cambio epocale.

La caduta del blocco sovietico ha rappresentato inizialmente la morte di una visione del mondo. I sovietici e i loro alleati avrebbero voluto costruire una società solidale basata sulla condivisione dei beni. Si sono serviti di una burocrazia titanica e di dirigenti necrotizzati.

Il muro di Berlino non è stato abbattuto dagli anticomunisti, ma da una coalizione formata dalla gioventù comunista e dalle chiese luterane. Essi intendevano rifondare l’ideale comunista liberandolo dalla tutela sovietica, dalla polizia politica e dalla burocrazia. Sono stati traditi dalle loro èlites le quali, dopo aver servito gli interessi dellUnione Sovietica sono accorsi con altrettanto ardore a servire quelli degli Stati Uniti. Gli elettori del Brexit più impegnati cercano di ritrovare la loro sovranità nazionale e vogliono farla pagare ai dirigenti dell’ovest europeo che hanno dato prova di arroganza imponendo il Trattato di Lisbona dopo il rifiuto popolare della Costituzione europea (2004-2007). Anche loro potranno rimanere delusi per quel che succederà.

La Brexit segna la fine della dominazione ideologica degli Stati Uniti, quella della democrazia al ribasso delle “Quattro libertà”. Nel suo discorso sullo stato dell’unione nel 1941, il Presidente Roosevelt aveva definito le quattro libertà: 1) libertà di parola e di espressione 1) libertà per ciascuno di onorare il proprio Dio come lo intendesse 3) libertà dal bisogno 4) libertà dalla paura. Se gli anglosassoni vogliono ritornare alle loro tradizioni, gli europei continentali vogliono ritrovare gli interrogativi delle rivoluzioni francese e russa sulla legittimità del potere, ed esporre le istituzioni al rischio di ricreare un conflitto franco-tedesco.

La Brexit segna anche la fine del dominio militare-economico degli USA. La NATO e la UE non erano che le due facce di una sola medaglia, anche se la costruzione della politica estera e della politica sulla sicurezza comune è stata molto più lenta dell’attuazione delle politiche del libero scambio. Recentemente ho redatto una nota su questa politica riguardo alla Siria. Ho esaminato tutti i documenti interni della UE – pubblici e non – per giungere alla conclusione che essi siano stati redatti senza alcuna conoscenza della realtà del territorio, ma basandosi sulle note del Ministero tedesco per gli Affari stranieri, e quest’ultimo riproduceva le istruzioni del dipartimento degli Stati Uniti. Qualche anno prima avevo effettuato la stessa ricerca per un altro Stato, ed ero giunto alla medesima conclusione (eccetto che per il fatto che in quel caso l’intermediario non era il governo tedesco bensì quello francese).

Attualmente i sindacati francesi rifiutano il progetto di legge per la riforma del lavoro che è stato formulato dal governo Valls sulla base di un rapporto dell’Unione europea, ispirata essa stessa dalle istruzioni del dipartimento di Stato USA. Se la mobilitazione del CGT ha permesso ai francesi di accorgersi del ruolo della UE in questa faccenda, essi non hanno ancora afferrato il legame UE-USA. Hanno compreso che rovesciando le regole e piazzando gli accordi d’impresa al di sopra degli accordi di settore, il governo in realtà ha messo in discussione la preminenza della Legge sui contratti, ma ignorano la strategia di Joseph Korbel e dei suoi due pargoli: la figlia naturale, la democratica Madeleine Albright, e la figlia adottiva, la repubblicana Condoleeza Rice. Il professor Korbel assicurava che per poter dominare il mondo bastava che Washington imponesse una riscrittura delle relazioni internazionali secondo i termini giuridici anglosassoni. In effetti, collocando il contratto al di sopra della Legge il diritto anglosassone nel lungo termine finisce col privilegiare i ricchi e i potenti a discapito dei poveri e degli indigenti.

E’ probabile che i francesi, gli olandesi, i danesi e gli altri tenteranno di staccarsi dalla UE. Per farlo dovranno affrontare la loro classe dirigente. Se la durata di questo conflitto è imprevedibile, sul risultato non vi sono più dubbi. Comunque sia, nel periodo di sconvolgimenti che si preannuncia gli operai francesi saranno difficilmente manipolabili, a differenza dei loro omologhi inglesi, che per adesso sono disorganizzati.

Il Primo Ministro David Cameron ha trovato la scusa delle vacanze estive per rimettere le sue dimissioni in ottobre. Il suo successore – presumibilmente Boris Johnson – può dunque organizzare il cambiamento in modo da poterlo applicare istantaneamente dal suo insediamento a Downing Street. Il Regno Unito non aspetterà di essere uscita definitivamente dall’UE per mandare avanti la sua politica. Inizierà col dissociarsi dalle sanzioni contro Russia e Siria.

Contrariamente a ciò che la stampa europea scrive, la City di Londra non è direttamente coinvolta nella Brexit. Tenendo conto del suo particolare statuto – in quanto si tratta di uno Stato indipendente sotto l’autorità della Corona – non ha mai fatto parte dell’Unione europea. Certamente non potrà più ospitare le sedi sociali di quelle compagnie che ripareranno nella UE, però potrà utilizzare la sovranità di Londra per sviluppare il mercato dello yuan. Già nello scorso aprile essa ha ottenuto i vantaggi necessari per poter siglare un accordo con la Banca centrale cinese. Infine, la City dovrà sviluppare le sue attività di paradiso fiscale per gli europei.

Se la Brexit sta temporaneamente destabilizzando l’economia britannica in attesa che le nuove regole entrino in vigore, è probabile che il Regno Unito – o se non altro l’Inghilterra – si riorganizzi rapidamente per trarre il maggior profitto possibile. Resta da sapere se coloro che hanno concepito questo terremoto avranno la saggezza di farne beneficiare anche il popolo: la Brexit è sì un ritorno alla sovranità nazionale ma non garantisce la sovranità popolare.

Il panorama internazionale può evolvere in modi diversi secondo le reazioni che vi saranno. Anche se tutto questo dovesse risolversi in peggio per alcuni popoli d’Europa, è sempre meglio aderire alla realtà come fanno i britannici piuttosto che persistere inseguendo un sogno finché esso non s’ infrange.

http://vocidallestero.it/…/la-brexit-modifica-la-geopoliti…/

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