Gli enti locali vogliono lasciare la società. L’ultimo anno si è chiuso con deficit di 68 milioni, ma crescono i compensi per il cda. Le iniziali stime indicavano in 60-80mila i passaggi giornalieri. Secondo fonti Aiscat, sui 62 chilometri dell’autostrada viaggiano invece 15-20mila mezzi

di MATTEO PUCCIARELLI

Il 23 luglio di due anni fa al taglio del nastro c’era anche un raggiante Matteo Renzi: “C’è gratitudine verso le imprese che hanno concepito l’opera”, disse allora il premier della Brebemi, l’arteria che collega Brescia con Milano. Chissà se ripeterebbe le stesse parole, oggi. Perché “la prima autostrada finanziata completamente dai privati” sta in piedi (economicamente parlando) con grande fatica e il pubblico ci ha già dovuto mettere una bella e costosa pezza da 320 milioni di euro. Pezza che probabilmente non basterà.

Autostrada Brebemi, 62 km in un minuto in time-lapse

Tutto nasce da un piccolo eppure enorme problema di valutazione: il traffico previsto, o meglio immaginato, quando venne progettata l’autostrada era sovrastimato. Le 60-80mila auto giornaliere di media sono ferme a 15-20mila, secondo i dati Aiscat. Così oggi c’è questa bellissima lingua di asfalto lunga 62 chilometri – moderna, veloce e semivuota, con un pedaggio che costa quasi il doppio rispetto alla parallela A4 – che si è mangiata 900 ettari di suolo.

Fra le altre cose, quando era stata pensata, la A35 doveva costare 800 milioni di euro. Il conto si è rivelato decisamente più salato: 2,439 miliardi di euro, interessi compresi. Trentotto milioni di euro a chilometro. Ora dalla compagine azionaria c’è il fuggi- fuggi: il Comune di Brescia, la provincia di Bergamo e la Città metropolitana di Milano stanno provando a sfilarsi da un investimento considerato “non più strategico”, ma di compratori non ce ne sono; e pure l’azionista di maggioranza di Autostrade Lombarde Spa (al 42,4 per cento), cioè Intesa San Paolo, starebbe valutando il suo disimpegno a partire dal 2017.

Brebemi senza distributori. Il progettista: “Non troviamo chi fornisce il carburante”

Quando si inaugurò Brebemi risaltò subito all’occhio un particolare: non c’era alcuna stazione di servizio. I vari gestori sul mercato, ben più previdenti di chi ideò l’autostrada, non si fidavano delle stime di traffico. E quindi disertarono. Adesso MyChef e Autogrill si sono aggiudicate il bando di gara per allestire due stazioni di servizio. Prima però dovranno trovare un operatore disposto a metterci gli impianti di rifornimento. Si parla di un interesse della Socogas di Fidenza, la quale vuole aspettare il completamento della bretella di interconnessione all’altezza di Antezzate (Brescia) dell’A35 con la Serenissima, l’A4, che costerà altri 50 milioni di euro. Lavori che dovrebbero finire nel 2017, e quindi ancora c’è tempo.

La pazza idea, o forse non poi così tanto, arriva da Legambiente: “La Stato si riprenda la Brebemi attraverso un esproprio per motivi di pubblica utilità, cioè riempire l’autostrada – dice il responsabile trasporti, Dario Balotta – Gli azionisti verrebbero risarciti dando un valore alla loro concessione. Concessione che proprio perché la strada è semivuota vale molto poco. Ma meglio nazionalizzare e avere l’autostrada piena che pagare lo stesso tutti i costi ed avere l’autostrada vuota”. Comunque sia, una buona notizia in realtà c’è, ma è per pochi eletti. Nonostante la situazione difficile (eufemismo: l’ultimo bilancio di Brebemi spa segnala una perdita di 68 milioni di euro) sono aumentati i compensi per gli amministratori: sono passati dai 522mila euro del 2014 ai 626mila circa all’anno del 2015.

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