Ancora aperta la trattativa sui terreni. In ritardo il dossier per il Bie

MILANO – I conti di Expo, ancora, non tornano. Il problema, che all’inizio pareva una quisquilia, è un piccolo emendamento al decreto Milleproroghe che il Parlamento ha bocciato due settimane fa. Quelle poche righe avrebbero consentito alla società Expo 2015 di utilizzare il 10 per cento dei fondi messi a disposizione dal Governo per coprire le spese correnti. Invece, niente. E anche durante il consiglio di amministrazione di ieri è stata valutata la possibilità di dover ricorrere ad un aumento di capitale: l’ipotesi è di attendere ora il rendiconto di fine febbraio. A quel punto, con dati più precisi a disposizione, si valuterà se convocare l’assemblea dei soci, organismo deputato ad occuparsi di un eventuale aumento. La convocazione dell’assemblea, del resto, è da tempo sollecitata dal consigliere Leonardo Carioni, proprio con l’obiettivo di coinvolgere i soci nelle delicate problematiche del bilancio. Come hanno ricordato ieri l’amministratore delegato Lucio Stanca e la presidente Diana Bracco, «il disavanzo è strutturale per questa società che avrà le sue entrate solo nel 2015, quando si potranno cominciare a vendere biglietti, spazi pubblicitari e diritti televisivi». Non un problema di mala gestione, insomma. Ma un problema, comunque. Già il 2008 si era chiuso con un passivo “strutturale” di 8 milioni di euro per le spese di ordinaria amministrazione. Che sarebbe salito in questi mesi e che sarebbe stato solo parzialmente coperto con i fondi a disposizione: quelli del Governo, fino a che non interverrà un correttivo alla legge, sono vincolati ad un utilizzo sulle spese di investimento. Durante la riunione di ieri, poi, è stato esaminato il dossier di registrazione, quello che verrà depositato al Bureau International des Expositions per l’ultimo via formale necessario all’avventura di Expo. Il voluminoso documento, articolato in otto punti, verrà esaminato da ogni amministratore e rappresentante del collegio sindacale entro il 25 marzo prossimo: in quella data, infatti, è già stata convocata la prossima riunione di cda che avrà all’ordine del giorno l’approvazione dell’intero dossier. Entro il 25 marzo dovrà essere risolta anche la questione dei terreni che ospiteranno l’evento. Stanca ha ieri ribadito che «sono in corso le trattative con i proprietari dell’area», la Fondazione Fiera e il Gruppo Cabassi. Ma pare che la differenza fra domanda e offerta sia ancora ampia. E il tempo, per decidere, stringe.

 

I conti di Expo 2015 non sono stati ancora chiusi. Ma, secondo un’indiscrezione riportata dalFatto Quotidiano, ci sarebbe un buco che oscilla tra i 400 e i 500 milioni di euro.

Il governo è già corso ai ripari facendo rilevare alla Cassa Depositi e Prestiti le quote di Fondazione Fiera. Ma il piano è ancora tutto da discutere. In ogni caso toccherà ai cittadini pagare il conto di Giuseppe Sala e compagni.

Arexpo ha comprato i terreni da privati pagandoli fino a dieci volte il prezzo di mercato. Varrebbero sulla carta 300 milioni di euro, ma quando ha provato a piazzarli a 315 milioni di euro l’asta è andata molto male. Non solo. La maggior parte delle infrastrutture hanno collaudi scaduti il 31 ottobre. Pertanto, nonostante lo Stato abbia già speso 1,3 miliardi di euro per le opere, è tutto da rifare. Da qui l’idea di Palazzo Chigi di trasformare Arexpo nel soggetto attuatore del piano per il “dopo” Expo. Secondo il Fatto Quotidiano, Matteo Renzivorrebbe creare una nuova società in cui far confluire Expo Spa e Arexpo. Ma quanto vale Expo Spa? Un buco da circa mezzo miliardo. “La gestione dell’evento costa 840 milioni secondo Expo Spa – si legge – ma il conto sale a 960 milioni se, come segnala la Corte dei Conti, vengono correttamente riclassificate alcune poste di bilancio”. E i ricavi dalla vendita dei biglietti? Non è andata poi così bene.

Per fare i conti in tasca a Sala bisogna andare a guardare le previsioni di vendita. Inizialmente il manager che ha fatto innamorare i renziani aveva promesso ricavi per 530 milioni di euro grazie alla vendita di 24 milioni di biglietti a una media di 22 euro. Nel giro di breve aveva ridimensionato le aspettative a 380 milioni di euro e 20 milioni di biglietti venduti a 19 euro di media. Il risultato finale? 21,5 milioni di biglietti staccati. Cifra che, però, comprende i 14mila addetti al sito che ogni giorni sono entrati in Expo. I visitatori veri e propri sono quindi stati 19 milioni. E, se si calcolano gli sconti, i ticket serali e le promozioni, la media scende a 10 euro a biglietto. Quindi 200 milioni di ricavi, a cui se ne aggiungono al 300 circa. Conto finale? mezzo miliardi di ricavi a fronte di 960 milioni di costi.

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