Il primo punto da chiarire è che la parola finanza, per quanto pronunziata con sussiego, si traduce con la parola DEBITO. Uno che dice di fare finanza , dobbiamo capirlo subito è una persona specializzata nel contrarre  – o far contrarre – debiti.

La differenza tra un debito  di un privato ed uno di uno Stato è presto detta: uno Stato non muore mai e quindi il dubbio circa la sua solvibilità , non è SE pagherà, ma in quanto tempo.

Chiariti i termini del problema,  proviamo ad affrontare la situazione  degli Eurobond. Vale la pena crearli?  A che prezzo, politicamente parlando? Può da un male venire un bene?

In ogni paese ci sono stati profeti inascoltati che segnalavano la  pericolosa crescita dei debiti ma non sono stati ascoltati. Il problema quindi non consiste nella creaione di enti miranti alla sorveglianza del debito. Evitiamo i carrozzoni.Fissiamo piuttosto il principio che una sovvenzione data a chicchessia non possa  durare piu di tre/quattro anni. Conosco enti privati  che sono sovvenzionati da trenta anni  e l’importo viene aggiornato con l’inflazione.

Il sistema italiano, fissato nella Costituzione  del non fare spese senza copertura finanziaria, non è stato efficace ed anzi ha prodotto due effetti perversi:

a) ci si è indebitati per procurare la copertura finanziaria.

b) si è usata perversamente  la regola  della” mancanza di copertura finanziaria” anche, ad esempio,  per evitare  la diminuzione delle tasse:” non si possono fare perché non c’é la copertura finanziaria”. L’inventore della bella risposta fu Bruno Visentini , lo stesso che da presidente della Olivetti la portò alla tomba con tutti i documenti amministrativi in perfetto ordine.

Fino a che il Parlamento  continuerà a decidere le spese e a chiedere il consenso agli elettori sulla base delle spese fatte,  ci sarà sempre un corto circuito nel sistema.

Non potendo recidere il cordone ombelicale tra il Parlamento e l’elettorato, è necessario far uscire il potere di decidere il bilancio  dal Parlamento.

Il problema è se attribuire  questo potere a  un altro organo  nazionale  – e quale – oppure se delegare questo potere a un nuovo potere esterno , o meglio estero, ma a norma dell’articolo 11 della Costituzione ” in condizione di parità con (gli) altri stati”.

Caso nazionale: poichè sarebbe impensabile demandare tanto potere ad un organismo non elettivo,  bisogna che l’organismo stesso sia non tributario del Parlamento per la propria esistenza. Negli USA, il sistema è che  il capo dello stato è eletto dal popolo  ( e quindi non deve l’elezione ai partiti e una volta eletto non deve piu nulla a nessuno perché è in carica a tempo determinato) e  il Parlamento non può mandarlo via sfiduciandolo.

L’ufficio del budget è alle dirette dipendenze del Presidente che propone il bilancio  al Parlamento.

Il motto americano per antonomasia  è ” Il Presidente è potente. Il Congresso, ommipotente”. Il principio democratico è salvo e il budget anche.

Mi si chiederà come mai gli USA siano tanto indebitati se il sistema è virtuoso. Risposta: la politica di espansionismo militare e le guerre fatte negli ultimi cento anni.

Ma il  sistema dell’equilibrio tra i poteri funziona.  Concedo, se preferite,  che funziona comunque meglio del nostro. Vidiamo tutti che la lotta politica resta, a volte asprissima, ma nessuno dei contendenti possiede l’arma del ricatto sulla esitenza dell’avversario.

Caso Europeo:  certamente, demandare il potere di fare – o approvare –  il bilancio fuori dell’ambito nazionale, equivale ad abdicare alla propria sovranità.

Noi possiamo farlo, sia chiaro, solo a condizione che tutti i contraenti – senza eccezione alcuna –  si spoglino della  propria sovranità nazionale per affidarla ad un ente imparziale, non egemonizzato dai due o tre stati più forti e con una serie di meccanismi che evitino il riprodursi della situazione nazionale a livello continentale. 

Quali possono essere  i vantaggi di emettere degli eurobonds, invece che bonds in euro?  semplice: meno interessi per la maggior parte dei paesi partecipanti ( e un pochino in più forse per la Germania), eliminazione delle operazioni di arbitraggio bancario tra i vari tipi di bonds in euro ( causa, questa , principale della crisi del debito).

Negli USA lo Stato federale ha la possibilità di imporre tasse , mentre in Europa è un privilegio esclusivamente nazionale. Se ne deduce che bisogna o delegare la capacità impositiva al Parlamento Europeo  oppure continuare a creare comitati e sottocomitati vincolati da procedure bizantine. Sospetto che vorranno percorrere questa strada per non spostare il baricentro del potere dai Parlamenti Nazionali a quello Europeo.

Cercheranno di creare la figura di un “ministro europeo delle finanze” con poteri pari a quelli della Ashton meglio nota come  il  “ministro europeo degli esteri”  meno importante del mondo. Cercheranno di creare uno “stability council”  con compiti di assistenza ai capi di stato e di governo della U.E. e magari anche un diritto di veto da attribuire a qualcuno di questi organi. Tutto pur di non cedere potere .

Dicono  di aver già introdotto un pre-requisito con l’impegno a non presentare bilanci  se non in pareggio e già la signora Merkel ha avvertito che”  l’accordo, firmato da 25 paesi, non si tocca ” . Peccato che si tratti dello stesso impegno che nel 1995 aveva già ottenuto il ministro dell’economia dell’epoca, Teo Waigel e che non è servito a nulla.

La soluzione vitale e di rinnovamento  è l’Europa dei popoli vaticinata da tutti gli autentici europeisti: Adenauer, Shumann, De Gasperi, Pacciardi, La Malfa Sr.

Un Parlamento Europeo  eletto a suffragio Universale che smetta di baloccarsi con quisquilie ( durante la crisi lo avete sentito?) e  che fissi i limiti di bilancio di ciascun paese  e una serie di Parlamenti nazionali che spendano i fondi rispondendone agli elettori nazionali. Il resto è silenzio, come direbbe un tedesco di mia conoscenza.

Annunci