La cricca dei Pizza voleva il mega appalto al ministero della Giustizia e sognava di agganciare Lotti

E dalle intercettazioni emerge anche il nome del padre di Angelino Alfano

Voglia di conquistare mega appalti. E contatti con il padre del ministro, che inviava curriculum di persone da sistemare. Sono questi due particolari che spiccano dall’inchiesta sull’ultima cricca, quella dei fratelli Pizza, accusata di essere al centro di un giro di mazzette, lavori e nomine all’ombra del potere. A rivelarle sono le intercettazioni delle conversazioni telefoniche delle 24 persone arrestate e degli iscritti nel registro degli indagati.

 

Pizza Connection: il grande affare di mazzette, appalti e nomine all’ombra del potere

 

IL MEGA APPALTO

Il grande appalto da portare a casa a tutti i costi era quello relativo alla digitalizzazione del ministero della Giustizia, ottenibile agganciando il vice presidente del Csm, gli uomini più vicini al presidente del Consiglio Matteo Renzi, e una rete di imprenditori e alti burocrati. Scrivono oggi Giuseppe Scarpa e Fabio Tonacci su Repubblica:

Nell’ufficio di via in Lucina, a pochi passi da Palazzo Chigi, Raffaele Pizza stava combinando con due imprenditori la «mandrakata». Diventare fornitori esclusivi per la pubblica amministrazione della gestione del sistema Tiap, il “Trattamento informatizzato Atti Processuali”, in uso anche alla procura di Roma. Il progetto, ambizioso, definito appunto «mandrakata» dispiega tutta la potenza relazionale del gruppo che ruota attorno al faccendiere. Arrivano al vice presidente del Csm Giovanni Legnini, vogliono agganciare il sottosegretario Luca Lotti, incontrano parlamentari del Pd, pensano di coinvolgere Marco Carrai. Insomma, puntano al Giglio Magico. E su questa “faccenda” i magistrati di Roma hanno aperto un filone di indagine autonomo.

GLI 80 CURRICULUM DAL PADRE DI ALFANO

Per quanto riguarda invece le pressioni del padre del ministro dell’Interno Angelino Alfano, dalle intercettazioni telefoniche è emerso l’invio di 80 curriculum. Scrivono ancora Scarpa e Tonacci:

Il 17 maggio 2015 i finanzieri del Nucleo Valutario del generale Giuseppe Bottillo ascoltano la segretaria di Raffaele Pizza, Marzia Capaccio (arrestata lunedì), sbraitare al telefono per qualcosa che si aspettavano dal ministro, e che invece non hanno ottenuto. Destinataria del suo sfogo è l’amica Elisabetta Cotugno, estranea all’indagine.
Capaccio: «Io ti ho spiegato cosa ci a fatto a noi Angelino…Cioè, noi gli abbiamo sistemato la famiglia. Questo doveva fare una cosa… la sera prima mi ha chiamato suo padre, mi ha mandato ottanta curriculm. Ottanta! Dicendomi: non ti preoccupare, tu buttali dentro, la situazione la gestiamo noi…e il fratello comunque è un funzionario di Poste, anzi è un amministratore delegato di Poste ».
Il padre del ministro Alfano è stato assessore e vicesindaco di Agrigento, legato alla corrente democristiana di Calogero Mannino. È ragionevole pensare che quei curriculum da «buttare dentro», siano altrettanti aspiranti a un posto di lavoro nelle Poste Italiane. Dove già il faccendiere Pizza sostiene di aver piazzato, grazie al rapporto privilegiato con l’ex amministratore delegato Massimo Sarmi, Alessandro Alfano. Il fratello di Angelino.

Giuseppe Pizza, ex sottosegretario all’Istruzione nel governo Berlusconi, indagato nell’inchiesta, fa parte da più di due anni dello staff di Alfano con l’icarico di collaboratore dell’Ufficio Stampa presso il ministero.

 

http://www.giornalettismo.com/archives/2131419/cricca-pizza-appalti/

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