L’altro 11 settembre Cile, nel 1973 il golpe di Pinochet e il suicidio di Allende

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La notte della democrazia
Santiago del Cile, 11 settembre 1973. Truppe dell’esercito cileno posizionate su un palazzo davanti alla Moneda, sede del governo, in fiamme dopo i bombardamenti dei golpisti. Fu l’atto finale del colpo di Stato militare guidato dal generale Augusto Pinochet. Il palazzo fu preso nel giro di poche ore e il presidente Allende chiese ai suoi fedelissimi di rimanere da solo nel suo ufficio. Si suicidò poco prima che i soldati facessero irruzione nella stanza. Anni dopo si scoprì che nella pianificazione dell’attacco c’era stata anche la mano della Cia.

Salvador Allende (1908), medico, si avvicinò alla politica giovanissimo e nel 1933 fu tra i fondatori del Partito socialista del Cile. Poi fu deputato, ministro della Salute, e senatore dal 1945 al 1970. Nel settembre del 1970 venne eletto presidente a capo della coalizione di sinistra Unidad popular. Allende avviò riforme strutturali che gli valsero la feroce opposizione dell’alta borghesia e di una parte dell’esercito. Tra queste la nazionalizzazione delle miniere di rame e delle imprese, una riforma agraria che prevedeva la redistribuzione delle terre e la riapertura dei rapporti diplomatici con Cuba.

Il presidente Salvador Allende insieme alle sue guardie del corpo davanti al Palazzo della Moneda guarda gli aerei dei golpisti di Pinochet in avvicinamento. Nel pomeriggio dell’11 settembre Allende pronunciò l’ultimo discorso alla radio che si concluse con queste parole: «Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento».

Tra le prime mosse della giunta militare di Pinochet ci fu la distruzione strutturale del sistema culturale che aveva ispirato la formazione politica del presidente Allende e di tutta la tradizione politica della sinistra. Biblioteche, musei e archivi furono perquisiti, e vennero distrutte migliaia di opere considerate “sovversive”. Per i blitz anti-marxisti fu anche creata una commissione ad hoc.

Salvador Allende era legato a Fidel Castro da una profonda amicizia. Durante la visita del lìder màximo a Santiago del Cile, nel 1971, Allende annunciò il ripristino delle relazioni diplomatiche con Cuba, che erano state interrotte da quando, dieci anni prima, L’Avana aveva deciso di allearsi con l’Unione Sovietica. Nell’occasione i due presidenti avviarono anche accordi di cooperazione economica e politica e fu con un mitra regalatogli da Fidel Castro – un AK 47 – che Allende si suicidò all’interno del suo ufficio della Moneda, nel pomeriggio dell’11 settembre 1973, per non finire nelle mani dei golpisti.

Già pochi mesi dopo la presa del potere di Augusto Pinochet i cileni videro esplodere la repressione in tutto il suo orrore. Furono revocate alcune libertà – tra cui il diritto di sciopero e di assembramento pubblico – e cominciò la persecuzione degli oppositori politici. Nell’agosto 2011 la commissione Valech ha reso noto che i cileni torturati o rinchiusi in carceri clandestine sono stati 37 mila, almeno 9.800 in più di quanto affermato dal Rapporto Retting del 1990. Oltre 3 mila, invece, le persone morte o scomparse.

Augusto Pinochet sfilava per le strade di Santiago del Cile il 12 settembre del 1973, il giorno dopo il golpe finito con la morte del presidente socialista Salvador Allende. Pinochet fu nominato capo dell’esercito proprio da Allende poche settimane prima del golpe (il 23 agosto 1973), ignorando la cospirazione che da tempo contro di lui stavano architettando i vertici militari, appoggiati dai proprietari terrieri e dalla chiesa cilena. E con l’appoggio dei servizi segreti statunitensi.

Nel 1973 Henry Kissinger era il segretario di Stato americano. Il suo ruolo nel golpe cileno è stato confermato da varie inchieste internazionali, che hanno confermato come la Cia partecipò all’addestramento e al coordinamento in alcune operazioni, compreso l’assalto finale al palazzo della Moneda che fu compiuto con caccia statunitensi. Il 28 maggio 2001, a Parigi, Kissinger ricevette un mandato di comparizione dalla magistratura locale per testimoniare sulla sparizione di cinque cittadini francesi nei primi giorni della dittatura di Pinochet, ma l’ex segretario di Stato si rifiutò di testimoniare. Gli Usa avevano già tentato di impedire l’elezione di Allende nel 1970, con le operazioni “Track I” e “Track II”, che prevedevano azioni di finanziamento e spionaggio in favore dell’opposizione di centrodestra.

Via pacifica al socialismo
Questo monito fu pubblicato nel 1967, quando la Cia aveva appena cancellato il governo civile ad Atene. L’elezione di Allende fu soprattutto un test sui limiti dell’indipendenza cilena, ma fu anche un esperimento di laboratorio su quella che veniva chiamata la “via pacifica al socialismo”. L’oligarchia e l’impero avrebbero accettato il responso delle urne se andava contro i loro interessi? Un buon numero di persone di sinistra, compreso ancora una volta il sottoscritto, era persuaso che nessuna finestra di questo tipo poteva restare aperta troppo a lungo.

Graham Greene fece un viaggio in Cile nei primi anni di Allende e passò parecchio tempo con i sostenitori del Movimento della sinistra rivoluzionaria (Mir), i quali continuavano a ripetere che ci sarebbe stato uno scontro violento, organizzato dalla classe al potere e dagli yankee senza nessun rispetto per le “regole”. Lo stesso Allende concesse una serie di interviste a Régis Debray, l’ex allievo di Che Guevara, in cui al contrario sosteneva che una transizione democratica era possibile. Recensendo il libro di Debray per il Times nel 1971, citai il vecchio detto di Tawney secondo cui si può pelare una cipolla strato per strato, ma non si può spellare una tigre viva artiglio per artiglio.

In realtà, come oggi sappiamo con dovizia di particolari agghiaccianti, il principio non poté neppure essere messo alla prova. Ancora prima che Allende avesse prestato giuramento nel 1970, gli squadroni della morte pagati da Henry Kissinger avevano scatenato una campagna di omicidi e destabilizzazione, e avevano ucciso per strada il capo di stato maggiore René Schneider solo perché si era opposto all’ipotesi di un golpe.

Terapia shock
Molto più significativi sul lungo periodo furono gli intellettuali riuniti intorno alla candidatura Thatcher, che volevano rilanciare le dottrine di Hayek e Friedman sul libero mercato. Nel loro caso il paradosso era evidente: per imporre questi valori libertari poteva essere necessario uno stato molto forte. Lo stesso Milton Friedman, e altri della cosiddetta “scuola di Chicago” di economia politica, erano stati ingaggiati come consulenti dal regime di Pinochet.

Nel 1976 l’ex compagno di Allende Orlando Letelier, che allora viveva in esilio a Washington, scrisse uno straordinario saggio per The Nation intitolato I Chicago boys in Cile. Illustrava il principio dell’equazione “libera economia/stato forte”, in cui la terapia shock numero uno era l’applicazione di elettrodi a chi recalcitrava e la terapia shock numero due era l’abolizione dei sussidi pubblici ai disabili e agli inefficienti.

Qualche mese dopo la pubblicazione del suo articolo, Orlando Letelier fu fatto a pezzi da un’autobomba a Washington nell’ora di punta. Il congegno esplosivo, che uccise anche un collega e amico americano, fu fatto detonare da agenti della dittatura cilena che, fino a poco tempo fa, hanno avuto l’onore di essere i primi terroristi appoggiati da uno stato a osare un attacco nel cuore di una città americana. L’intera vicenda ­ contraccolpo della politica di Kissinger di dare a Pinochet vento in poppa e luce verde ­ è stata chiarita dal dipartimento della giustizia e dall’Fbi. Le conclusioni della loro indagine, e cioè che fu Pinochet in persona a ordinare il “colpo”, aspettano una decisione dall’alto, dal momento che gli Stati Uniti sono almeno ufficialmente impegnati a combattere questi crimini senza pietà e senza discriminazioni.

http://archivio.internazionale.it/laltro-11-settembre-2

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