Sono arrivati quelli di Firenze. Tra ministeri, partecipate, segreterie, gli uomini di Matteo Renzi sono arrivati a Roma e hanno preso il potere nei Palazzi che contano, nei Palazzi del Potere. Palazzo Chigi è diventato Palazzo Vecchio. È quanto emerge da un ritratto fatto dal Foglio che fa un lungo elenco degli uomini fidati del premier arrivati nei posti di comando, parlando appunto de “l’arrivo di ‘quelli di Firenze’, laddove Firenze è un concetto geopolitico, ancor prima che strettamente municipale, e capiamo che per qualcuno possa essere anche estensivo”. Soprattutto in tempi di rimpasto, con nomi di provata fede renziana che vedono crescere le loro quotazioni come futuri sottosegretari, ultima in ordine di tempo Antonella Manzione, già capo dell’ufficio legislativo di Palazzo Chigi: “E con l’addio di Graziano Delrio a Palazzo Chigi, se verrà confermato, il cerchio si chiude e l’esportazione della democrazia di Palazzo Vecchio a Palazzo Chigi è praticamente completa”, scrive David Allegranti.

È arrivato dunque il giglio magico, degno successore della Corte di Arcore,, del tortellino magico, del cerchio magico bossiano e di tutti i migliori clan della storia repubblicana, quello con i soliti luca Lotti, Maria Elena Boschi Francesco Bonifazi, che reggono i petali del fiore e custodiscono il pensiero autentico del renzismo, e con tutti gli altri a fare da contorno. Una generazione di consiglieri comunali, assessori, politici di provincia che si sono trovati dentro il Palazzo dopo aver assaltato e sconfitto la vecchia dirigenza.

Trenta-quarantenni che costituiscono la componente meno moderata della loro generazione, perché l’altra, quella dei girondini alla Enrico Letta, stava lì ad aspettare. I girondini sono quelli che hanno aspettato con pazienza, scrive Giuliano da Empoli, consigliere politico di renzi, suo ex assessore ai tempi della giunta fiorentina, oggi presidente del Gabinetto Vieusseux, che “arrivasse il loro turno quelli che in fondo la rivoluzione non l’hanno mai voluta perché sapevano che prima o poi la chiamata dall’alto sarebbe arrivata”.

Il Foglio enumera quindi i tanti uomini vicini a Renzi ora passati nell’Italia che conta, quella renziana appunto. Come il paparazzo Tiberio Barchielli, direttamente da Rignano sull’Arno, titolare del sito Gossip Blitz, che fa le foto istituzionali. Quelle “poco” istituzionali le fa invece il portavoce del premier Filippo Sensi che le diffonde sul suo profilo instagram. C’è poi il tuttofare Franchino, Franco Bellacci, che accompagna Renzi da quando si era in Provincia, e che da allora gli organizza il lavoro e sta dietro le quinte della Leopolda. Ancora, c’è Eleonora Chierichetti, “storica segretaria di Renzi – storica nonostante la giovane età: è del 1982- che segue il presidente del Consiglio da quando era presidente della Provincia di Firenze”. Poi c’è Luca Lotti,

Il braccio ambi-destro di Renzi, l’unico autorizzato a parlare in nome del capo, l’unico che se-parla- è-come-se-parlasse-Lui. E a Palazzo Chigi, se Delrio farà un passo verso il ministero, a parlare oltre a Renzi, sarà solo lui. E ancora. C’è Pilade Cantini, comunista romantico, ex assessore di Rifondazione Comunista negli anni Novanta a San Miniato, la cittadina di cui è originario, in provincia di Pisa, addetto alla corrispondenza con i cittadini per conto del premier e in libreria con un volume il cui titolo dice già parecchio sull’autore: “Piazza rossa. La provincia toscana ai tempi dell’Urss”.

C’è Giovanni Palumbo, già capo di gabinetto a Firenze, oggi capo della segreteria tecnica a Palazzo Chigi. E Filippo Bonaccorsi, fratello di Lorenza (lei responsabile nazionale Cultura del Pd ex presidente di Ataf, ex assessore ai trasporti a Palazzo Vecchio e oggi capo della struttura tecnica di missione che segue il piano del governo per l’edilizia scolastica. C’è poi Erasmo D’Angelis, già presidente di Publiacqua, del cui cda ha fatto parte che la Boschi, oggi capo struttura di missione per il dissesto idrogeologico, dove si è portato anche Mauro Grassi come direttore, ex dirigente della Regione Toscana, e Francesco Di Costanzo come portavoce. E da Publiacqua viene anche Alberto Irace, che pure non fiorentino di nascita, amico del ministro Boschi, oggi capo della romana Acea.

C’è Antonello Giacomelli, pratese, giornalista, già capo della segreteria politica di Dario Francdeschini, che come portavoce ha Giovanni Cocconi, ex vicedirettore di Europa, parmigiano ma fiorentino d’adozione. Poi c’è lei, la sceriffa, Antonella Manzione, un tempo famosa per aver presentato l’esposto contro l’ex sindaco italoforzuto di Pietrasanta Massimo Mallegni che dette il via alla sarabanda di indagini e inchieste che poi risolsero nel nulla. Oggi dirige il Dipartimento affari giuridici e legislativi a Cigi ed è stata comandante dei vigili urbani di Firenze nonché direttore generale di palazzo Vecchio. In Versilia, dove ha studiato, ci sono compagni di scuola che se la ricordano parecchio cattiva. E’ sorella di Domenico Manzione, sottosegretario all’Interno già nel governo Letta.

http://www.huffingtonpost.it/2015/04/02/-uomini-renzi-palazzo-chigi_n_6990390.html

Annunci