Stangata al boss Raffaele Tolonese, uno dei grandi capi della “Società Foggiana”. “Rafanill”, così è conosciuto negli ambienti criminali, è stato condannato a 10 anni di carcere nel processo “Corona”, il più importante degli ultimi anni contro i clan del capoluogo dauno. Questa la decisione in Appello dei giudici baresi, nel secondo grado di giudizio. Pene minori agli altri imputati. Un anno e 6 mesi aLeonardo Tolonese, figlio del boss, 8 anni al genero Rocco Soldo, 5 anni e 4 mesi al nipote Agostino Corvino e a Savino Ariostini, 4 anni al cognato di “Rafanill”, Giovanni Russo, 4 anni e 4 mesi a Carlo Borreca, 3 anni a Salvatore Buono, 2 anni e 8 mesi a Cristiano Tolmino e, infine, 2 anni a Cosimo Panarelli. Questo per quanto riguarda il filone barese del processo, quello svolto con rito abbreviato, come richiesto dai legali degli indagati.

Per Tolonese si tratta di uno sconto rispetto ai 14 anni disposti nella sentenza di primo grado. Ma anche agli altri indagati l’Appello ha abbassato le pene. Erano 12 gli anni di carcere sentenziati a Rocco Soldo, 8 ad Agostino CorvinoSavino Ariostini, 6 a Giovanni Russo e 3 anni al figlio del boss, Leonardo Tolonese.

Secondo l’ordinanza “Corona”, Tolonese è ritenuto uno dei “Mammasantissima” dell’organizzazione malavitosa foggiana. Tolonese, appartenente alla batteria Trisciuoglio-Mansueto-Tolonese, è figura storica della mafia foggiana. Nella sua batteria figure di spicco sono senza dubbio Rocco Soldo e Agostino Corvino, specializzati nella commercializzazione della droga ma anche in estorsioni, ricettazione, riciclaggio di auto e detenzione armi. Giovanni Russo, altro condannato, curava esclusivamente il settore estorsioni.

Fa invece parte della batteria Moretti-Pellegrino, Savino Ariostini, ritenuto, stando all’ordinanza, uno dei principali coordinatori delle attività delittuose. Savino Ariostini e Raffaele Tolonese furono tra i maggiori artefici dell’estorsione a Lello Zammarano (leggi-Lello Zammarano nei guai) e ad altri imprenditori locali come Renato Fattibene della “Fattibene Materassi”. Ariostini è tra i protagonisti anche delle intimidazioni aMatteo La Torre di Euronics (leggi-La Torre legami con Società).

MEMO

“Corona” risale al luglio del 2013 ed è tra le più importanti operazioni di contrasto alla mafia foggiana. DDA di Bari, Procura di Foggia, squadra mobile, carabinieri, Guardia di Finanza, Ros, Gico, sgominarono una grossa fetta dei traffici della malavita nel capoluogo dauno. Scattarono le manette per alcuni importanti personaggi della “Società”. Nella lista dei 24 arrestati spiccavano cognomi noti come quelli di Trisciuoglio e Francavilla, Lanza e Tolonese.

In “Corona” (chiamata così perchè “coronamento” di anni di lavoro) venne documentato l’organigramma della “Società”, la sua evoluzione storica e, in particolar modo, la sua capacità di assoggettamento esterno particolarmente efficace e penetrante. La “mafia degli affari”, come ribattezzata dagli uomini della DDA di Bari. Una mafia fra tradizione e modernità, in grado di penetrare nel tessuto economico della città di Foggia. Nell’ordinanza cautelare balza subito agli occhi questa frase: “L’impresa diventa mafiosa e il mafioso diventa imprenditore”. È proprio attorno a questo modus operandi che si basa l’azione delle nuove leve della “Società” foggiana. Una “Società” che, come provato da “Corona”, è protagonista di numerosi fatti di sangue nell’ultimo quinquennio.

In questa operazione si è palesato il livello qualitativo e asfissiante del racket delle estorsioni che compromette la crescita dell’imprenditoria locale. Su questo punto è stata riconosciuta la sussistenza di 14 capi di imputazione per vicende estorsive. La “Società” ha imposto le sue pretese economiche su ogni affare illecito della città, anche su quelli commessi da terze persone. È stato accertato persino un sequestro di persona commesso da 3 appartenenti al sodalizio mafioso e finalizzato all’ottenimento abusivo di un alloggio di edilizia popolare.

Poi ci sono le infiltrazioni nel tessuto socio-economico che si sono concretizzate attraverso pressioni a danno di aziende municipalizzate (il caso Amica) e nelle cooperative di servizi. Nelle strategie della “Società”, spiccano anche l’acquisizione di posizioni di potere nei circuiti produttivi foggiani e la pianificazione di complesse rapine a portavalori.

Da non sottovalutare i legami (e gli affari) con organizzazioni criminali come il clan dei Casalesi che si interfacciavano con il boss Raffaele Tolonese per fornitura di droga e contraffazione di banconote da 20 euro.

Il denaro e l’esercizio del business rappresentano oggi i due elementi aggreganti della mafia foggianacapace di relazionarsi con il narcotrafficante siciliano Paolo Lumia che da Barcellona riforniva di cocaina gli uomini di Tolonese.

Altri affari, la “Società” li ha conclusi con la mafia garganica. Affari e relazioni dimostrate dal lavoro della “batteria” dei Francavilla nel favorire la latitanza di Franco Li Bergolis, capo dell’omonima organizzazione, arrestato a Monte il 26 settembre 2010 dal Ros e dal Nucleo Investigativo dei carabinieri di Foggia.

24 le persone arrestate nella maxi operazione. 78 indagati, 4 morti durante le indagini, tutti considerati i cassieri della “Società”. Ricordiamo Franco Spiritoso, ucciso il 19 giugno 2007 a Piazza Libanese, Antonio Bernardo ammazzato il 27 settembre 2008 vicino la Chiesa di San Ciro, Michele Mansueto, ucciso il 24 giugno in viale XXV Aprile ed infine Giosuè Rizzi in via Napoli il 10 gennaio del 2012.

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Condannato a 10 anni Tolonese, Mammasantissima della “Società”. Carcere anche per i suoi soldati

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