Foggia, una vigilessa dirigeva la maxi-truffa oltre cento docenti di sostegno ai disabili insegnavano in tutta Italia, senza titoli

Giuseppe Caporale – FOGGIA .
Il paese delle false maestre si chiama Lesina. È da questo borgo di seimila abitanti nel tavoliere delle Puglie che sono partite almeno cento “fasulle” docenti di sostegno ai disabili. Insegnavano a bambini portatori di handicap in tutta Italia: da Bologna a Firenze, da Treviso a Monza, Piacenza, Forlì, Macerata, Cesena, Pescara e Campobasso, pur senza averne titolo. False supplenti che fino al giorno prima lavoravano come bidelle, portalettere, cameriere, commesse, contadine, bariste, pizzaiole, guide turistiche. Altre invece erano semplicemente disoccupate. Tutte senza diploma.
Per scalare le graduatorie del ministero dell’Istruzione hanno comprato (pagando fino a 14 mila euro per un titolo di studio) finte lauree, diplomi e titoli di specializzazione in materia di assistenza ai disabili — stampate presso la cartoleria di Lesina — per poi essere indirizzate verso le scuole dove presentare la domanda e ottenere così il posto da supplente. Nessun controllo, né verifiche al momento della chiamata. Così, nella grande truffa scoperta dalla Procura di Foggia sono caduti almeno 200 bambini portatori di handicap, le loro famiglie, il ministero, decine di scuole materne ed elementari e una trentina di università (dalla Lumsa di Roma alla Cattolica di Milano, e poi atenei di Padova, Catania, Salerno) e istituti superiori che si sono ritrovati falsificati centinaia di titoli di studio.
La prima a essere arrestata è stata Maria Costanza Antonino, 42 anni — passata in pochi mesi dalla
terza media alla laurea e dal raccogliere carciofi a insegnare ai disabili — scoperta, il 7 maggio scorso, dentro un’aula della scuola elementare paritaria “Assori-Oasi” di Foggia, mentre teneva una lezione ad un bimbo disabile. L’ultima a finire agli arresti domiciliari, due settimane fa, è invece “il cervello” della banda: Anna Maria Stoico, agente della polizia municipale. Non a caso, secondo gli inquirenti, considerato che molte false maestre risultano imparentate a finanzieri, carabinieri e poliziotti della zona.
Perché a Lesina tutti sapevano che per ottenere un posto da supplente come insegnante di sostegno bastava pagare la Stoico. E lo scandalo sembra destinato a ingrandirsi. «Di finte maestre ne troverete almeno un altro centinaio… », ha detto agli inquirenti (i finanzieri della brigata di Torre Fantine di Chiueti, caserma a pochi chilometri da Lesina, e il pm Alessio Marangelli) una delle indagate. Anna Elena Miceli, 30 anni, al primo interrogatorio, invece, ha invece negato l’evidenza: «Ho la laurea, l’ho presa all’Università di Catania. Il titolo della tesi? Riguardava i disabili, ma ora non ricordo, no nemmeno il nome del relatore». Poi però lei stessa è tornata in caserma, un mese dopo, per raccontare la sua verità: «È tutto vero, io ero stanca di fare la pizzaiola… Così ho dato alla Stoico 14 mila euro e lei mi ha dato la laurea. I moduli? Erano già compilati, bastava presentarli alla scuola».
Ma nell’inchiesta c’è anche la storia di Dario, bambino down finito in un anno per due volte nelle mani di altrettante false maestre: una è stata licenziata quando è stata scoperta dalla scuola, l’altra invece è stata fermata dall’avviso di garanzia del pm. Ora la gran parte delle indagate ha già chiesto il patteggiamento e il tribunale di Foggia ha aperto un conto corrente dove far versare volontariamente alle finte docenti i soldi indebitamente presi. Ma i genitori dei bambini portatori di handicap coinvolti loro malgrado nella vicenda si costituiranno
parte civile.

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